La dura lezione dell’eolico alla Cappelletta: per i piccoli comuni rischi non solo ambientali ma anche finanziari

Un approfondimento dell’articolo-denuncia di Repubblica e qualche riflessione: con l’eolico industriale in zone scarsamente ventose come quelle dell’alto Appennino, la produzione di energia elettrica cessa rapidamente al decorrere degli incentivi, lasciando le amministrazioni locali senza i tanti soldi promessi ma con innumerevoli guai da risolvere. Il caso di Varese Ligure.

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Foto m.d.g

Il recente articolo di Mauro Delgrosso su Repubblica dal titolo “I rottami del parco eolico della Cappelletta” sulle pale eoliche in stato di abbandono al passo della Cappelletta tra Varese Ligure e Albareto (riproposto da un post  del sito web della Rete della Resistenza sui Crinali) merita secondo me un breve approfondimento e qualche riflessione.

Ho svolto qualche ricerca: le installazioni eoliche di cui si occupa Delgrosso nascono nel contesto di una esperienza ormai più che decennale, quella di Varese Ligure e della val di Vara come “valle del biologico”, conosciuta e premiata anche a livello europeo. Una esperienza con luci ed ombre, come già spiegava nel 2006 un attento osservatore, Andrea Semplici, in un articolo per il mensile Altreconomia.

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Foto m.d.g

Parliamo di due impianti collocati l’uno a ridosso dell’altro e realizzati in due tempi diversi. Varese 1 è entrato in esercizio il 1/1/2002 (così attestano i documenti e le cronache del tempo, non nel 1995 come sembra di capire leggendo Delgrosso) ed è costituito da due aerogeneratori Neg Micon 750/48 dalla potenza di 750 kW ciascuno. Varese 2 è entrato in esercizio il 18/9/2006 ed è costituito da due aerogeneratori Vestas V52 dalla potenza di 850 kW ciascuno. Nel novembre 2006, dopo l’avvio del secondo impianto, il sindaco di Varese Ligure ne parlava così, nell’articolo di Repubblica dell’ 11 luglio 2006 “Via col vento. Varese, eolico bis” di Costantino Malatto:

«L’impianto è realizzato e gestito dall’ Acam della Spezia. Noi lo abbiamo ospitato e fatto in modo che l’iter fosse veloce e senza intoppi. Detto questo, a livello di bolletta energetica non ci guadagniamo una lira. Ma sotto altri aspetti il ritorno è molto interessante». Vale a dire? «La convenzione con l’ Acam, che ora rinegozieremo, ci ha assicurato finora 10.000 euro l’ anno di contributo diretto, vale a dire cash, e 20.000 euro annui in servizi ambientali, tipo la pulizia dei pozzi comunali, l’analisi dell’acqua, la pulizia dei cassonetti. Sulle bollette Enel non ci guadagniamo, su quelle della spazzatura sì». Quanta energia producete al momento? «A regime sono 4 milioni di kilowatt/ora all’ anno». E con il nuovo impianto? «Raddoppieremo la produzione. Forse qualcosa di più.»

All’apparenza un’iniziativa diversa dalle solite, realizzata con una qualche maggiore (e perciò almeno teoricamente apprezzabile) attenzione al contesto ambientale e alle dimensioni dell’impianto, utilizzando ad esempio per i trasporti una strada già esistente. Il carattere speculativo ed invasivo del territorio, evidente in tanti altri progetti, sembrava meno forte, anche perchè – ed era interessante – si trattava della cooperazione tra un piccolo comune e l’Acam (la quale avrebbe poi ceduto l’impianto alla sua controllata Centrogas Energia Spa), una municipalizzata “multiservizi”, che avrebbe garantito al comune sia un canone in denaro sia la fornitura di servizi ambientali. Per la precisione, nel 2007 la rinnovata convenzione prevedeva (stando a documenti del gruppo Acam) un canone calcolato sommando una voce energia (2,5% del fatturato, fino ad un massimo di 2.000 ore equivalenti) e una voce certificati verdi (2,5% dei proventi dalla vendita dei certificati sul mercato libero, anche in questo caso fino ad un massimo di 2.000 ore equivalenti a base annua), e che comunque, indipendentemente dalla produzione effettiva dell’impianto, la società garantisse al Comune, un canone annuo minimo di Euro 3.750 per aerogeneratore.

Ma la vicenda non ha affatto avuto gli sviluppi sperati. La situazione che ha indotto Delgrosso a lanciare il suo allarme deriva da una somma di fattori che ne fanno un caso esemplare di aspetti negativi ricorrenti in tanti progetti. Da ultimo, il 29 gennaio 2015, su Levantenews, nell’articolo di Guido Ghersi “Varese Ligure: il Comune cede i crediti per pareggiare i conti“, si leggeva che

“il comune di Varese Ligure avanza un’intesa con “Acam/Ambiente” della Spezia per cedere i crediti accumulati nei tre anni trascorsi e cercare di azzerare i debiti maturati per la raccolta dei rifiuti. La presa di posizione del Comune varesino e a seguito delle mancate entrate legate alla produzione di energia eolica dall’impianto posto a 1.100 metri sul livello del mare, nella zona del Passo della Cappelletta. 4 turbine eoliche con potenza totale pari a 3,2 megawatt, installate su pali alti 46 metri che dovrebbero produrre 6,5 milioni di chilowattore nonchè diecine di migliaia di royalties al Comune.”

 In ordine all’energia prodotta da Varese 1 e Varese 2 nel corso degli anni, il bilancio 2013 di Centrogas Energia Spa contiene dei dati eloquenti.

Un riassunto in questa tabella.tabella vareseGuasti e Guasti e inconvenienti vari spiegano solo in parte il fatto che dal 2008 in avanti le ottimistiche stime di produttività per l’impianto della Cappelletta di Varese Ligure si siano rivelate completamente fallaci. E’ evidente che, come nella generalità dei casi, il progetto iniziale aveva decisamente sovrastimato questo fattore. La produzione di Varese 1, la parte di impianto costituita delle due macchine più vecchie, si è poi quasi interrotta nel 2013, E’ dunque plausibile che siano queste le due macchine ora ferme di cui parla Delgrosso nel suo articolo. Proprio con il 31/12/2013 sono cessati gli incentivi pubblici riconosciuti a Varese 1. Coincidenza significativa.

Così come è significativo che la proprietà degli impianti non sia più di una municipalizzata. A seguito del dissesto finanziario della holding Acam, nell’ambito di un piano di ristrutturazione, la controllata Centro Gas Energia ha dovuto cedere tramite gara pubblica i suoi impianti di energia rinnovabile (oltre all’eolico, anche idroelettrico). Ad inizio 2014 se li è quindi aggiudicati la società Fontenergia Srl di La Spezia, come si apprende nell’articolo “Eni si prende tutte le azioni di Acam Clienti”, pubblicato il 21 gennaio 2014 su “Città della Spezia”.

Dopo questa cessione la società acquirente, nelle aste svolte nel 2014, ha richiesto ed ottenuto l’inserimento nella graduatoria del GSE per ottenere ancora altri incentivi per un progetto di revamping (sostituzione) di due dei quattro aerogeneratori, ma ad oggi, a leggere Delgrosso, sembra che nulla sia mutato. E così, dopo pochi anni dalla loro entrata in esercizio, le due pale più vecchie stanno già andando in rovina ed il comune, da loro, non incassa più un euro.

Una vicenda, per concludere, che invita a riflettere sui rischi, tante volte denunciati, in termini non solo ambientali ma anche finanziari che per i piccoli comuni nascono dall’impiego nel contesto appenninico della tecnologia eolica industriale.

Giuseppe Raggi – Comitato per il territorio delle Quattro Province

 

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Una risposta a La dura lezione dell’eolico alla Cappelletta: per i piccoli comuni rischi non solo ambientali ma anche finanziari

  1. Giuseppe Raggi ha detto:

    C’è però da registrare uno sviluppo che potrebbe modificare la situazione. Così ad ottobre scriveva il sito levante news
    http://www.levantenews.it/index.php/2015/10/06/varese-ligure-entro-lanno-entreranno-in-funzione-tutte-le-pale-eoliche/
    INIZIA
    Nel 2014, la “Fontenergia s.r.l.” ha rilevato dalla società “Acam” della Spezia le quattro turbine del parco eolico situato al Passo della Cappelletta nel territorio del Comune di Varese Ligure, in Alta Val di Vara., per 6,5 milioni/euro Ora la società, entro il corrente anno, rilancia questo parco eolico, e metterà in funzione l’impianto, fermo da mesi Attualmente a produrre energia sono le due pale della potenza di 850 chilowatt, ma alla fine di quest’anno saranno anche le altre due, di vecchia data, che producono 750 chilowatt e che erano state fermate per manutenzione.
    Pertanto a pieno regime, si riuscirà a produrre oltre 7 gigawattora annui( oggi se ne producono solo 4.) Questo impianto eolico, in termini ambientali, permette di risparmiare ben 4 milioni e 680 mila tonnellate di CO2 annue e serve il fabbisogno energetico di una popolazione di circa 10 mila persone.
    FINISCE
    Vedremo se sarà così.
    GIUSEPPE RAGGi

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