Nuova ribalta per il mostro eolico di Poggio Tre Vescovi

Ricompare improvvisamente a Roma, presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, il progetto di uno degli impianti eolici onshore più grandi d’Europa, capace di modificare, oltre al delicato ecosistema di crinale, la percezione del paesaggio dell’intero Montefeltro. Un atto di dileggio proprio in occasione delle celebrazioni del sesto centenario della nascita di Piero della Francesca. Il faraonico progetto è stato presentato dalla Geo Italia, una minuscola società a responsabilità limitata del tutto priva degli enormi requisiti patrimoniali richiesti dalla legge come garanzia per partecipare alle eventuali aste competitive per aggiudicarsi gli incentivi pubblici e che addirittura risulta dal 2013 in… liquidazione volontaria!

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Ce lo aspettavamo. Il grande impianto eolico di Poggio Tre Vescovi, progettato per essere installato sul crinale appenninico tra Romagna e Toscana, non poteva finire in un cassetto dopo la favorevole sentenza del TAR del Lazio. Dopo alcune settimane di indagine per capire che cosa stava succedendo a Roma e di estenuanti richieste di accesso agli atti, cominciamo ad intuire qualcosa.
La vicenda cominciò nel 2010, con la domanda di verifica presentata dalla ditta proponente, la Geo Italia srl, alle due Regioni interessate, Toscana ed Emilia-Romagna. Il progetto era imponente. Prevedeva 36 aerogeneratori, ciascuno da 3,5 MW per una potenza complessiva pari a 126 MW, con torre di altezza al mozzo di m 145 e diametro del rotore di m 110. Allora sarebbe stato il più grande impianto onshore d’Italia, il secondo in Europa. Le 36 torri avrebbero occupato una fascia di quasi 5 km in una zona montana di grande valore ambientale e paesaggistico, ad alta vocazione turistica: 19 in Toscana, in Comune di Badia Tedalda, Provincia di Arezzo; le altre 17 in Romagna, tra il Comune di Casteldelci (13) allora appena passato alla Provincia di Rimini, e il Comune di Verghereto (4), in Provincia di Forlì-Cesena. Un elettrodotto avrebbe collegato l’impianto via Badia Tedalda fino a Sansepolcro (l’antica Borgo, la città di Piero della Francesca) in Val Tiberina.
Complessi furono i passaggi dell’iter burocratico, dato anche l’alto numero di istituzioni coinvolte, le quali durante la Conferenza dei Servizi dell’ottobre 2011 rimasero su posizioni discordanti. Da un lato si schierarono le due Regioni, il Ministero per i Beni Culturali e la Provincia di Arezzo, ribadendo il loro parere negativo sul progetto. Dall’altro lato i tre Comuni direttamente interessati, che sin dall’inizio avevano invece manifestato posizioni favorevoli. La situazione di stallo, come prevedeva la legge, a quel punto richiedeva la mediazione del Consiglio dei Ministri.

Nel gennaio 2012 la Presidenza del Consiglio dei Ministri confermava la bocciatura del progetto, riprendendo le ragioni delle amministrazioni contrarie: rilevanti gli impatti sul paesaggio, sulla vegetazione e la fauna, sull’assetto idrogeologico dei terreni interessati, sia durante la fase di cantiere che a fine lavori, carente la sostenibilità ambientale ed economica, insufficienti le misure di mitigazione e compensazione.
La Geo Italia fece immediato ricorso al TAR del Lazio, denunciando un vizio di forma: il Consiglio dei Ministri invece di favorire una mediazione tra le parti – sua unica prerogativa – aveva espresso un parere sul progetto, sostituendosi alle parti stesse. Nel febbraio 2015, e siamo ormai a ieri, il TAR ha accolto il ricorso della Geo Italia, che prontamente ha rimesso in gioco il suo progetto.
L’iter a questo punto non è ripartito da zero, ma dalla situazione di stallo raggiunta a fine 2011. Il Consiglio dei Ministri, obbligato dalla sentenza del TAR, nel novembre 2015 ha convocato tutte le istituzioni e parti interessate – Regioni, Province, Comuni, Autorità di bacino, Comunità montane, ARPA, AUSL, Soprintendenze, ENEL, TERNA… – per aprire un’istruttoria di VIA interregionale, chiedendo alla Geo Italia di riformulare il progetto.
La Geo Italia, nella successiva riunione del 18 dicembre, ha presentato modifiche e proposte di variazioni del tutto risibili: riduzione della movimentazione terre, riduzione del numero di aerogeneratori (da 36 a 34, oppure 31), riduzione dell’altezza al mozzo (da m 145 a 124, oppure 99). La Regione Toscana ha chiesto tempo per nuove valutazioni, avendo nel frattempo adottato un nuovo piano paesaggistico (PAER/PIT). Hanno chiesto tempo e nuova documentazione anche la Regione Emilia-Romagna e il MIBACT- Direzione Generale del Paesaggio.
Tra l’altro, dal dicembre 2013 (!) la Geo Italia risulta in liquidazione volontaria. Non a caso, nel 2012 era stato modificato, riducendolo e contingentandolo, tutto il sistema incentivante gli impianti eolici, con l’introduzione del sistema basato sulle aste competitive per gli impianti di potenza superiore a 5 MW. E’ perciò comprensibile il nostro sconcerto. Ma nel frattempo le Soprintendenze sono state depotenziate e gli equilibri del 2011 non sono più gli stessi. L’unica costante del faraonico progetto “a geometria variabile” è la promessa di altrettanto faraonici, inalterati e munifici “Compensi ambientali” (sulla cui dubbia legittimità sarà interessante discettare) destinati alle casse dei tre suddetti Comuni, che devono esprimere il proprio parere in sede di VIA.
Anche i sindaci dei tre Comuni interessati all’installazione delle torri sono cambiati, ma non sembra che rispetto ai loro predecessori abbiamo cambiato linea. All’ultima riunione a Roma quello di Casteldelci era assente, ma dalle sue dichiarazioni alla stampa non sembra sfavorevole. Era invece presente il sindaco di Verghereto. Non ha espresso dichiarazioni, ma dal programma con cui ha recentemente vinto le elezioni non si direbbe ostile all’eolico. Presente anche il sindaco di Badia Tedalda, che ha invocato la necessità di un patto d’onore (sic!) tra le amministrazioni coinvolte per mantenere un accordo sul progetto fino all’autorizzazione finale.

Se l’impianto verrà un giorno realizzato, la località che risulterà maggiormente penalizzata sarà le Balze di Verghereto, principale stazione di villeggiatura. Durante i mesi della fase di cantiere i villeggianti potranno godere di nuovi spettacoli pirotecnici, in particolare sul tracciato dell’Alta Via dei Parchi, di recente attrezzata con la nuova segnaletica (e con un grosso impegno finanziario) dalla regione Emilia-Romagna. A conclusione dei lavori lo scenario dell’ampio orizzonte a meridione e la vista sui verdi declivi di Poggio Tre Vescovi sarà allietata dal girellare di una trentina di eliche, visibili peraltro anche dalla riviera riminese. Il tonfo del mercato immobiliare si riverbererà di valle in valle.
Dalle Balze si spera arrivi qualche voce dissenziente. Noi intanto, grazie anche al coordinamento della Rete della Resistenza sui Crinali e al fondamentale contributo di Italia Nostra e WWF, ci stiamo attivando per diffondere l’allarme tra i residenti e per dare voce, anche attraverso i media, a coloro che si oppongono a questa iniziativa, che ogni volta ci convince sempre di meno.

Comitato Salviamo Poggio Tre Vescovi – Verghereto (FC)

Per informazioni: Fumaiololibero@Tiscali.it

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