Cosa bolle nel pentolone ministeriale dei Parchi Nazionali?

Alcune recenti dichiarazioni programmatiche del ministro dell’Ambiente Galletti, obbedienti a logiche aziendalistiche di sfruttamento, inducono gli ambientalisti a pensare male. Forte delle sue recenti esperienze, invece, la Rete della Resistenza sui Crinali ne pensa malissimo.

Se è vero che il ministro dell’Ambiente ha detto che i parchi “devono diventare motore di sviluppo dell’economia locale (…) per permettere alle imprese (…) di svilupparsi sfruttando il grande patrimonio naturale, ad esempio quello boschivo che non ci si può limitare a custodire come nel passato, ma che occorre appunto sfruttare” sembra di capire che il ministro non sappia che gli unici boschi italiani che sono oggetto di mera “custodia” (essenzialmente per motivi di studio) sono quelli (pochissimi) compresi nelle Riserve Naturali Integrali: un esempio su tutti è Sasso Fratino, nel Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi.

Al di fuori di tali casi particolari, nessuno si sogna più di concepire il bosco come statico oggetto di contemplazione, per la semplice consapevolezza che il bosco ha una sua dinamica, essendo formato da organismi che hanno un loro ciclo vitale. Che cioè nascono, crescono, invecchiano e muoiono, di norma (e per fortuna) non tutti insieme. Non a caso, tornando al nostro esempio, nel territorio del Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi c’è molto di più di Sasso Fratino, e molto altro: boschi gestiti, per esempio, cioè boschi che sono oggetto di quella tecnica, e insieme scienza, che è la selvicoltura, di cui l’Italia vanta scuole plurisecolari, in cui si sono messe a punto le procedure per perpetuare la “risorsa foresta”, traendone (e salvaguardando) i molteplici benefici che può dare.
Quindi il ministro sfonda una porta aperta.

A meno che…

A meno che ben altri siano gli intenti di sfruttamento delle aree protette italiane, e che ben altri siano i servigi che si chiedono loro. Servigi che per il momento sono taciuti.

Sappiamo bene quali affaristi hanno percorso le nostre montagne negli ultimi anni. Non erano imprenditori boschivi, non erano agricoltori, allevatori, foraggicoltori, apicoltori, ma personaggi che sui crinali vedono solo una risorsa di per sè scarsa, ma che viene pagata con sovrapprezzi scaricati sull’utenza, genera profitti siderali, e consente ricche elargizioni alla compiacenza di chi dovrebbe (il condizionale è d’obbligo) tutelare la vocazione dei territori. E quindi tentano in tutti i modi, questi affaristi e i loro amici, di trasformare le montagne italiane in aree industriali, per piantarci torri – fondate su colossali blocchi di calcestruzzo – costruite in acciaio e vetroresina, alte fino a duecento metri, le cui eliche fanno strage di avifauna, e per le quali occorrono ovviamente nuovi elettrodotti e nuove strade, ben diverse e supplementari rispetto a quelle necessarie alle locali attività agrosilvopastorali.
In alcuni territori questi affaristi hanno incontrato un po’ di… resistenza. Hanno spesso tentato di scardinarla con il grimaldello dei dirigenti di qualche ben individuata associazione ambientalista, più di una volta sorpresi nella doppia (meglio sarebbe dire “ambigua”) funzione di arbitri e di giocatori; pur ben sapendo che i territori dei Parchi Nazionali erano, per loro, tabù.
Siamo sicuri che questi affaristi, con il pretesto delle energie “pulite” (anche l’integrità dei torrenti sarebbe a rischio!), non stiano puntando, adesso, a scardinare il concetto stesso di area naturale protetta?
Tempo fa qualcuno di noi aveva già colto, nella viva voce di chi amministrava un qualche Parco Nazionale, l’acquolina in bocca per la prospettiva di un qualche impianto eolico industriale che “sul passo Taldeitali starebbe tanto bene”…
Dopo, non si salverebbe più niente e nessuno, dentro i Parchi o, peggio, fuori. Perchè, per ricorrere alla metafora di uno dei nostri amici, se si fanno prostituire i figli migliori, neppure possiamo immaginare la fine che si riserva agli altri.

Tamerlano

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in Varie. Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...