Alla Camera si pretendono spiegazioni dal Governo per il progetto eolico di Poggio Tre Vescovi

Una recentissima interpellanza dell’Onorevole Alessandro Pagano fa seguito ad una interrogazione rimasta senza risposta dell’Onorevole Tiziano Arlotti.

Mercoledì scorso l’Onorevole Alessandro Pagano, deputato della galassia del centro-destra ed originario della Sicilia (che ha perciò osservato – e subito – in prima persona l’invasione eolica), ha presentato al Governo una interpellanza sul mega-progetto eolico di Poggio Tre Vescovi, che si richiama integralmente alla interrogazione del 23 febbraio scorso, rimasta senza risposta, presentata dall’Onorevole Tiziano Arlotti, deputato romagnolo del PD.
Arlotti chiedeva allora quali fossero nel dettaglio le caratteristiche tecniche del progetto; quale lo stato del suo iter autorizzativo; se la società proponente Geo Italia srl avesse fornito nuova e adeguata documentazione sull’impatto del progetto dal punto di vista ambientale, idrogeologico e paesaggistico; quali fossero le misure di compensazione previste; e – infine – se il Governo non ritenesse opportuno assumere le iniziative di sua competenza per fermare il progetto, anche alla luce dei pareri negativi già precedentemente espressi dagli enti competenti e dei possibili impatti negativi sull’ambiente e sul paesaggio.
Infatti, in seguito alla nota sentenza del TAR, proprio presso la Presidenza del Consiglio dei ministri era stata aperta un’istruttoria di valutazione di impatto ambientale, tuttora in corso senza che – incredibilmente – ne siano state fissate delle scadenze, con appena una generica richiesta alla società proponente di riformulare il progetto a suo tempo bocciato.

Pagano, nelle premesse della sua recentissima interpellanza, ha integrato quanto già osservato da Arlotti aggiungendo che il progetto di Poggio Tre Vescovi, fra manufatti di servizio e posa in opera delle torri eoliche, interessa complessivamente tre comuni (fra comuni romagnoli e toscani) considerati luoghi di importanza strategica per il raccordo fra aree protette regionali, inter-regionali e comunitarie di primaria importanza e che – se realizzato – costituirebbe uno degli impianti eolici onshore più grandi d’Europa, capace di modificare, oltre al delicato ecosistema di crinale, la percezione del paesaggio dell’intero Montefeltro.

L’opera progettata dovrebbe infatti risiedere sul crinale appenninico fra la riserva naturale dell’Alpe della Luna, il parco inter-regionale del Sasso Simone e Simoncello, il parco nazionale delle foreste Casentinesi e una costellazione di altre importantissime riserve, aree di interesse comunitario (SIC) e zone di protezione speciale (ZPS), con potenziali rischi di crisi ambientali di tutta la regione e segnatamente di deflagrazione e frammentazione dei corridoi ecologici naturali, oltre che interessare zone ad elevato rischio sismico.

Proprio a questo proposito, prosegue Pagano, la documentazione fornita mette in luce che il territorio è caratterizzato da fenomeni erosivi di tipo franoso, con la nascita delle tipiche nicchie di distacco, che coinvolgono poi importanti volumi di materiale in movimento. L’area prescelta per la collocazione degli aerogeneratori eolici è così ampia che la costruzione degli impianti andrà ad incidere sul coefficiente d’erosione dei siti, in modo esteso e generalizzato, dal momento che dovranno essere effettuati su molteplici diramazioni tutti i lavori inerenti gli accessi per far giungere sul luogo i mezzi meccanici necessari. Se ciò non bastasse, esattamente sul fronte opposto di questa vallata, in comune di Casteldelci, si è verificato nel 2010 uno dei movimenti franosi più vasti degli ultimi 50 anni, a dimostrazione della precaria stabilità di queste litologie.
Pagano pretende perciò ora di sapere, come già domandato a suo tempo da Arlotti, se il Governo non ritenga opportuno assumere ogni iniziativa di sua competenza per fermare il progetto alla luce di tali criticità e dei pareri scientifici contrari alla sua realizzazione, dal momento che la Geo Italia ha presentato modifiche e proposte di variazione del progetto che appaiono insufficienti a ridurre il rilevante impatto ambientale.

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