Ancora ignoto il destino di Poggio Tre Vescovi

Dopo oltre un anno dalla ripresa del procedimento autorizzativo presso la Presidenza del Consiglio, non si conosce ancora la sorte del progetto del gigantesco impianto eolico immerso nei paesaggi pierfrancescani del Montefeltro. Questa fase procedimentale, così come è attualmente in corso a Roma, costituisce una patente anomalia giuridica.

Niente di nuovo sul fronte romano per il mostro eolico di Poggio Tre Vescovi, il progetto che, quando fu presentato nel 2010, per dimensioni e potenza avrebbe dovuto essere l’impianto eolico onshore più grande d’Italia ed il secondo d’Europa. Esso dovrebbe essere collocato, come fa rilevare Italia Nostra, tra gli intatti paesaggi di Piero della Francesca e comporterebbe la distruzione di una importantissima area ecologica costituita, nelle parole del locale WWF, “dai crinali appenninici più ameni ed incontaminati e importanti corridoi di collegamento delle reti ecologiche che uniscono le aree protette dell’Appennino Settentrionale con quello Centrale”.

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Il paesaggio di Casteldelci, uno dei comuni dove dovrebbero sorgere le torri eoliche. È uno dei paesaggi del Montefeltro, molto simile a quelli dipinti da Piero della Francesca.

Le fasi dell’iter burocratico, apparentemente senza fine, ci sono note. Eravamo rimasti al momento in cui il Consiglio dei Ministri, obbligato dalla sentenza del TAR, nel novembre 2015 aveva convocato tutte le istituzioni e le parti interessate – Regioni, Province, Comuni, Autorità di bacino, Comunità montane, ARPA, AUSL, Soprintendenze, ENEL, TERNA… – chiedendo alla proponente Geo Italia di riformulare il progetto.
Eppure, nonostante tutti gli sforzi, alcune problematiche ambientali non risultano superabili. A oltre un anno dalla ripresa del procedimento, l’opera della Presidenza del Consiglio non ha finora sortito effetti di alcun genere. Anzi: questa nuova fase si è trasformata in una sorta di nuova e anomala procedura di Valutazione di Impatto Ambientale (VIA), in cui la Presidenza del Consiglio si è riservata un improbabile ruolo di mediatore tra la proponente e i membri della Conferenza dei Servizi, incentrata sulla proposizione a raffica da parte della Geo di una pluralità di ipotesi progettuali tutte diverse e alternative a quella originaria.

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Il paesaggio ‘arricchito’ dalle torri eoliche, dietro i ritratti dei Duchi di Urbino di Piero della Francesca.

Si tratta di una prassi palesemente contra legem: non solo perchè in nessun caso, in un simile contesto, la legge assegna ad un soggetto privato un qualsiasi ruolo di impulso o coordinamento delle operazioni istruttorie (a maggior ragione con l’agio di gestirne a suo comodo i tempi e i modi) ma anche, e soprattutto, perchè la procedura corrente può riguardare esclusivamente l’unico progetto a suo tempo scrutinato nell’ambito della procedura di VIA interregionale. Ovviamente ogni diversa ipotesi progettuale potrà essere presa in considerazione, ma solo nell’ambito di una rinnovata, distinta procedura di VIA.
Intanto, però, la fase procedimentale in corso costituisce una patente anomalia giuridica. E’ perfettamente evidente anche a noi profani che a Roma la si sta gestendo in maniera del tutto impropria. Chiediamo pertanto che, nello svolgimento del procedimento, venga ripristinata una condizione di legittimità e che si pervenga in tempi certi alla definizione della questione.
Comitato Salviamo Poggio Tre Vescovi – Verghereto (FC)

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