La soap opera di Poggio Tre Vescovi

Riassunto dell’ultima puntata

“Abbiamo letto il verbale dell’ultima riunione svolta tra gli enti che devono decidere il destino di questo progetto eolico e ci chiediamo che cosa aspettino a chiudere una procedura che si sta trascinando oltre ogni ragionevole limite”. Lo afferma Anna Missiroli del Comitato cittadino Salviamo Poggio Tre Vescovi, che da anni si batte per fermare la realizzazione di un grande impianto eolico proposto dalla Geo Italia srl, derivata da una ditta tedesca, la Geo GmbH, per lo spartiacque tra Romagna, Montefeltro e Toscana (i Comuni interessati sono Casteldelci RN, Verghereto FC e Badia Tedalda AR). “Dall’inizio del 2011, quando la Geo presentò richiesta di autorizzazione, sono trascorsi sei anni e ancora non si è presa una decisione! Ormai sembra diventata una soap opera!”
L’originario progetto della Geo (36 aerogeneratori, alti 180 metri l’uno compresa l’elica, per una potenza prevista di complessivi 122,40 MW) venne in verità già bocciato nel gennaio 2012 dal Consiglio dei Ministri, che dovette per legge intervenire poiché gli enti chiamati a partecipare alla conferenza dei servizi non riuscivano a trovare un’intesa tra chi era favorevole (i comuni di Pieve Santo Stefano, Verghereto, Badia Tedalda, Casteldelci e le comunità montane Val Tiberina, Alta Val Marecchia e Appennino Cesenate) e chi contrario (il MIBACT-Ministero dei beni ambientali culturali e del turismo, le regioni Emilia Romagna e Toscana, le provincie di Forlì-Cesena e di Arezzo, il comune di Sestino). L’allora governo Monti stabilì di respingere il progetto, valutandolo incompatibile con il contesto paesaggistico.

A quel punto la Geo decise di ricorrere al TAR, che nel gennaio 2015 accolse il ricorso senza entrare nel merito del progetto, ma solo per un vizio procedurale, in quanto la delibera del Consiglio dei Ministri si presentava carente delle necessarie motivazioni utili a comprendere il percorso logico giuridico sviluppato dal Consiglio per raggiungere la soluzione (definitiva) negativa della procedura. “Da quel momento” continua la Missiroli” la procedura sembra caduta nel parossismo: richieste di riattivazione del procedimento da parte della Geo; convocazioni della Presidenza del Consiglio (governo Renzi) per l’attivazione della fase di “rinnovazione dell’intesa”; riunioni istruttorie della conferenza dei servizi, durante le quali è via via aumentato il numero degli enti contrari al progetto; presentazione di sette nuove ipotesi progettuali da parte della Geo, poi ridotte a due (ma zeppe di variabili…), col numero di turbine ridotto da 36 a 31, poi a 27; annullamenti di riunioni della Presidenza del Consiglio motivate dal fatto che la Geo doveva consultarsi con l’Autorità di Bacino Marecchia-Conca “per definire modalità progettuali atte a superare criticità di matrice idrogeologica”… quasi che venisse lasciata alla ditta proponente la facoltà di determinare tempi e modi della procedura”.
La legge richiede che il Consiglio dei Ministri si pronunci entro 60 giorni […] previa intesa con la Regione e gli enti locali interessati, in caso di dissenso tra un’amministrazione statale o regionale e un ente locale o tra più enti locali. Se l’intesa non è raggiunta entro 30 giorni, la deliberazione del Consiglio dei Ministri può essere comunque adottata.
“L’ultima riunione si è svolta a Roma il 19 dicembre e dal verbale apprendiamo che per la chiusura del procedimento è stata fissata un’ulteriore riunione, il 3 luglio prossimo: a quella data saranno trascorsi ben 558 giorni! Sin dall’inizio della ripresa della procedura, dopo la sentenza del TAR, è apparso con chiarezza che in seno alla conferenza dei servizi non si sarebbe mai trovata un’intesa. Lo conferma il fatto che la Geo ha continuato a rimaneggiare il progetto senza raggiungere mai una configurazione definitiva e soddisfacente, e tra incertezze e lungaggini la Presidenza del Consiglio dei Ministri sembra aver perso di vista l’oggetto della disamina”.
L’ultima riunione a Roma ha registrato una partecipazione minima degli enti della conferenza dei servizi: solo 4 i presenti su 29 invitati, oltre alla ditta proponente. Tra gli assenti, solo 3 hanno ritenuto utile inviare una nota scritta: l’Autorità di Bacino Marecchia-Conca, per rilevare le inadempienze della ditta proponente; e i 2 sindaci di Badia Tedalda e Verghereto, per confermare il loro appoggio al progetto, ma queste sono ormai rimaste le uniche voci favorevoli.
Durante la riunione, infatti, la regione Emilia-Romagna ha precisato che da luglio 2016 dispone di una valutazione di incidenza negativa del progetto riguardante l’impatto sull’avifauna, che non può essere “superabile né mitigabile” e ha avanzato l’ipotesi di sottoporre la questione all’esame dell’Unione Europea. Il MIBACT ha confermato il proprio parere negativo. La provincia di Arezzo ha ribadito le criticità legate alle caratteristiche dimensionali del progetto, sia sotto il profilo paesaggistico che di impatto sul territorio. La ditta proponente a quel punto si è persino detta disposta a ridurre il numero delle turbine a 10/8.
“Questa vicenda dimostra a quali distorsioni può condurre la cosiddetta green economy, pompata da incentivi statali e canali preferenziali. In nome dell’ecologia si distrugge l’ecologia. Chi ci guadagna, in queste operazioni, è sempre solo il furbetto di turno. Il nostro comitato auspica che questa vicenda di illusioni e di sprechi insegni a non lasciarsi abbagliare dai sogni del denaro facile e possa invece stimolare una più seria riflessione sui valori autentici e duraturi della nostra montagna”.

Per contatti con il Comitato Cittadino Salviamo Poggio 3 Vescovi (Badia Tedalda – Casteldelci – Verghereto):
Fumaiololibero@gmail.com

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