Illusioni eoliche a Poggio Tre Vescovi

Mercoledì prossimo a Roma una ennesima conferenza dei servizi per discutere di una ennesima modifica del progetto dell’impianto eolico. Intanto, nella vicina Apecchio (PU), una ennesima beffa eolica a danno di un Comune credulone: i soldi promessi non arrivano. La ditta proprietaria dell’impianto, replicando alle accuse dell’amministrazione comunale, ha ribadito ciò che afferma la legislazione, e cioè che “devono ritenersi nulle tutte le clausole contrattuali che prevedono pagamenti in favore dei Comuni in ragione della presenza nei rispettivi territori di impianti di produzione di energie da fonti rinnovabili… e per tale ragione nessun inadempimento contrattuale può esserle addebitato”.

Il prossimo 6 settembre è convocata a Roma, presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, l’ennesima conferenza dei servizi per decidere le sorti dell’impianto eolico previsto al Poggio dei Tre Vescovi, il tratto appenninico che segna il confine tra le provincie di Rimini, Forlì-Cesena e Arezzo. Un impianto di gigantesche proporzioni – le turbine misurerebbero 180 metri pale comprese – il cui progetto fu avanzato ancora nel 2010 da una ditta tedesca, la Geo, e che venne già bocciato nel 2012 dal Consiglio dei Ministri a causa del suo rilevante impatto sul paesaggio, sulla vegetazione e la fauna, sull’assetto idrogeologico dei terreni interessati, sia durante la fase di cantiere che a fine lavori, oltre che per la carente sostenibilità ambientale ed economica, e le insufficienti misure di mitigazione e compensazione.

L’insistenza della ditta proponente, dopo un ricorso al TAR vinto per un vizio di forma rilevato nella procedura seguita dal Consiglio dei Ministri, ha determinato una limacciosa lungaggine burocratica che si sta tuttora trascinando avanti, tra continui aggiornamenti, ripensamenti e revisioni del progetto da parte della Geo, conseguenti riunioni degli enti della conferenza servizi per l’esame e il riesame delle pratiche, convocazioni a Roma degli enti stessi per fare, disfare e rifare il punto della situazione. Una vicenda ormai divenuta kafkiana, la cui irregolarità amministrativa è stata denunciata anche con una diffida da parte dell’associazione nazionale Italia Nostra.

La costruzione dell’impianto è prevista in una delle zone a maggiore rischio sismico del crinale appenninico, con terreni estremamente instabili e franosi sulla cui pericolosità si è pronunciata anche l’Autorità di Bacino. Si tratta inoltre di una zona che fa da cerniera e corridoio tra due Siti di Importanza Comunitaria, protetti per le peculiarità e criticità dell’ambiente che racchiudono, che verrebbe irrimediabilmente danneggiato dalla costruzione dell’impianto eolico. Anche sulla ventosità della zona i rilevamenti presentati dalla ditta proponente appaiono esagerati rispetto ai dati ufficiali della Carta dei Venti.

Incuranti della pericolosità del progetto e sordi alle tante voci che dal 2010 a oggi si sono levate contrarie (centinaia di privati cittadini rappresentati in un locale comitato, svariati consiglieri comunali, associazioni e gruppi di rilevanza regionale e nazionale quali WWF, Italia Nostra, Rete della Resistenza sui Crinali, Provincia di Rimini, Assoturismo, Assohotel Confesercenti), le amministrazioni locali rappresentate dai tre sindaci di Casteldelci, Verghereto e Badia Tedalda hanno finora appoggiato la ditta proponente, sia pur con qualche saltuario ondeggiamento, allettati dalle promesse di “compensazioni” per le casse comunali che la Geo continua a ventilare.

Promesse o illusioni? Non lontano da Poggio Tre Vescovi, a Scansano (GR), il Comune si ritrova in bolletta (un buco da 700mila euro) per aver contratto debiti confidando nell’entrata di cospicue somme garantite dalla ditta che dieci anni fa costruì un mega impianto eolico. Somme promesse ed evaporate al vento.
Adesso ad Apecchio (PU), ancor più vicino al Poggio Tre Vescovi (a una trentina di chilometri in linea d’aria), il sindaco denuncia  che a un anno dall’installazione delle super eliche al Monte dei Sospiri – torri alte 120 metri: l’impianto più grande delle Marche – i 200mila euro promessi dalla ditta costruttrice non sono ancora arrivati. La stampa locale ha riportato la dichiarazione della ditta che, replicando alle accuse dell’amministrazione comunale, ha ribadito ciò che afferma la legislazione, e cioè che “devono ritenersi nulle tutte le clausole contrattuali che prevedono pagamenti in favore dei Comuni in ragione della presenza nei rispettivi territori di impianti di produzione di energie da fonti rinnovabili… e per tale ragione nessun inadempimento contrattuale può esserle addebitato”.

Anna Missiroli
Comitato Cittadino Salviamo Poggio 3 Vescovi
Badia Tedalda – Casteldelci – Verghereto

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