“Energia verde ed economia nera: investimenti mafiosi nel settore eolico in Italia”

Pubblicato su una prestigiosa rivista criminologica internazionale un inquietante studio italiano sull’eolico

 mafia-eolicaE’ stato recentemente pubblicato in inglese su “Crime Law and Social Change”, una delle più prestigiose riviste internazionali nel settore della criminologia, uno studio dal titolo “Green energy and black economy: mafia investments in the wind power sector in Italy” realizzato da Stefano Caneppele, Michele Riccardi e Priscilla Standridge del centro di ricerca sulla criminalità internazionale Transcrime dell’Università del Sacro Cuore di Milano e dell’Università di Trento:

Caneppele S., Riccardi M., Standridge P. (2013), Green energy and black economy: mafia investments in the wind power sector in Italy, Crime, Law and Social Change, Volume 59, Issue 3, pp 319-339.

La notizia dello studio è stata riportata con enfasi da molti quotidiani italiani, come ad esempio il Sole 24 Ore che ha intervistato il Professor Michele Riccardi, settimanali, come “Il Mondo“, e addirittura dal TG1 delle 20 dello scorso 5 aprile in un durissimo servizio contro le infiltrazioni della criminalità nell’eolico in cui è stato intervistato, dopo il Prof. Salvatore Tolone Azzariti per il caso dell’impianto di Girifalco, un altro degli autori, Stefano Caneppele, anche lui dell’Università del Sacro Cuore di Milano.

Lo stesso Dottor Caneppele, che ringraziamo, ci ha inviato l’abstract dell’articolo tradotto (adattamento in italiano a cura degli autori dell’articolo):

Abstract. Negli ultimi anni l’Unione Europea ha promosso interventi a sostegno della green economy. Tra questi, gli incentivi per sviluppare il settore eolico sono stati ritenuti strategici per promuovere la sostenibilità ambientale. Questo studio sostiene che l’entusiasmo nel promuovere la green economy, senza una valutazione ex ante delle opportunità criminali generate dalla legislazione, può agevolare l’economia illecita. In particolare, nel caso italiano, l’obiettivo di facilitare la costruzione di impianti eolici ha fornito notevoli incentivi (sia economici, sia amministrativi) ma ha trascurato la questione dell’infiltrazione criminale nell’economia legale. Di conseguenza, l’investimento in impianti eolici è diventato un’attività molto remunerativa anche per i gruppi della criminalità organizzata. Attraverso un’analisi del settore eolico in Italia, questo studio si propone di mostrare che, nei territori caratterizzati da una rilevante presenza della criminalità organizzata, la legislazione può avere un effetto negativo producendo opportunità per l’infiltrazione di gruppi criminali nell’economia legittima. In particolare questo studio dimostra che gli investimenti nel settore eolico in Italia sono più diffusi in quelle regioni dove ci sono più alti livelli di presenza di criminalità organizzata e analizza quale sia il ruolo dei gruppi mafiosi nei casi d’infiltrazioni criminali nel settore eolico.

Come riferito dal Professor Riccardi nell’intervista sopra citata concessa a Roberto Galullo del Sole 24 Ore,

“«In particolare questa ricerca dimostra statisticamente come la distribuzione degli impianti eolici in Italia sia correlata significativamente con un indice di presenza mafiosa». L’intento di facilitare la costruzione di parchi eolici, grazie alla previsione di notevoli incentivi economici e procedurali, ha trascurato la questione dell’infiltrazione della criminalità nell’economia legale. «Di conseguenza – si legge nella ricerca – gli investimenti nei parchi eolici sono diventati anche un business molto redditizio per la criminalità organizzata».”

La ricerca ha dunque scientificamente dimostrato, con un duplice approccio, sia quantitativo (con alti indici di correlazione) che qualitativo, quello che noi dei comitati avevamo facilmente intuito, ed in particolare quello che avviene al momento dei contatti con la pubblica amministrazione che deve avviare il processo autorizzativo. Leggiamo, sempre dall’articolo di Galullo del Sole, che cosa avviene:

“Il processo richiede il coinvolgimento di un gran numero di funzionari pubblici, all’interno dell’amministrazione locale e di altre istituzioni. Data la complessità del processo e le molte figure coinvolte, i contatti all’interno degli uffici della pubblica amministrazione possono essere la chiave per ottenere tutta la documentazione necessaria e garantire l’esito positivo del processo di autorizzazione. Non c’è alcuna procedura standardizzata a livello nazionale, «lasciando i funzionari locali alle prese con regolamenti incomplete e poco chiari e che spesso operano in un territorio inesplorato. Questo stato di incertezza in cui operano i funzionari locali dà loro ineguagliabile discrezionalità nel processo di autorizzazione» si legge nella ricerca. Anche il Cnel ha osservato che la discrezionalità lasciata nelle mani delle autorità locali facilita l’infiltrazione delle organizzazioni criminali. Di solito i piccoli comuni sono più vulnerabili poiché il personale è in generale inesperto e più esposto a minacce, ritorsioni o corruzione da parte delle mafie. I ricercatori di Transcrime hanno evidenziato che le tipologie di incentivi agli abusi d’ufficio variano dalle promesse di finanziamento e sostegno delle campagne elettorali, alla costruzione di monumenti, alle donazioni alle squadre di calcio locali, ai posti di lavoro per i parenti, alle automobili, oltre alle classiche tangenti in cambio di sostegno nella fase di autorizzazione. In due casi i membri della pubblica amministrazione hanno agito in evidente conflitto di interessi, autorizzando la costruzione di parchi eolici sul proprio terreno”.

Anche qui niente di nuovo.

Ma la conclusione è comunque preoccupante e perciò non si può più parlare di “casi isolati” e “mele marce” se in uno studio che prende in considerazione un campione non autoselezionato di 15 impianti eolici tra Sicilia, Calabria e Puglia, in sette casi è stata accertata la presenza di cosa nostra, della ‘ndrangheta e della sacra corona unita, “mentre negli altri otto, al momento, la presenza della criminalità organizzata non è nè confermata nè smentita, secondo quanto si può stabilire da fonti investigative ed inquirenti”. Per citare il giornalista Fabio Sottocornola che ha realizzato il servizio per “Il Mondo”:  “è necessario un giro di vite. Il legislatore e il nuovo Parlamento trovano qui un bel punto di partenza per fermare le energy-mafie.”

Rosa Filippini di Amici della Terra era da tempo giunta alla medesima conclusione che così ha espresso in un articolo sulla rivista “L’Astrolabio“:

“Dunque, le generalizzazioni non si possono fare ma, sulla politica energetica e ambientale, si possono dire molte cose che in troppi, nelle istituzioni, nei media e nella società, non vogliono sentire. Vediamole.

– Stabilire per legge incentivi che assicurano rendite miliardarie a produttori di alcune energie rinnovabili è un modo sicuro per favorire la penetrazione del crimine organizzato nei relativi comparti. Il ministro Clini, a pochi mesi dalla nomina, prima di convertirsi del tutto alla Green Economy di Edo Ronchi, aveva dichiarato in modo molto efficace: “Grazie agli incentivi questi produttori in questi anni hanno avuto rendimenti che neanche gli spacciatori di droga”. Dopo questa diagnosi, il Governo ha azzerato o indirizzato altrove gli incentivi? No, ne ha disposto di nuovi per gli stessi comparti fino a tutto il 2015 e per una durata di 15/20 anni.

– Sottrarre alla competizione del mercato la produzione di energia elettrica rinnovabile, stabilendo priorità di dispacciamento e obblighi di acquisto da parte del GSE, il gestore dei servizi di energia, anche per l’energia non immessa in rete, crea una classe di imprenditori irresponsabili, che non devono confrontarsi col rischio d’impresa ma hanno profitti assicurati dallo Stato per 15/20 anni. Anche senza evocare la mafia, questi privilegi sono particolarmente iniqui in periodo di grave crisi economica ed è odioso che siano trascurati dalla grande informazione, noti solo agli specialisti.

– Gli imprenditori dell’eolico e del fotovoltaico a terra sono convinti di essere inattaccabili in quanto protagonisti di una missione salvifica per l’umanità. Infatti, mentre tutta l’Italia subisce i ricorsi contro ogni tipo di opera pubblica o privata da parte degli innumerevoli comitati Nimby, queste imprese, nei pochi casi in cui qualcuno osa contestarle, possono contare sulla difesa di ufficio da parte di alcune fra “le grandi associazioni ambientaliste.”

 

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3 risposte a “Energia verde ed economia nera: investimenti mafiosi nel settore eolico in Italia”

  1. imbuteria ha detto:

    Reblogged this on Imbuteria's Blog.

  2. flavio ha detto:

    Niente di nuovo ,per tutti quelli come noi ,che anni oramai,ogni giorno lottano contro gli abusi commessi nell’eolico in nome delle energie rinnovabili ,fà piacere che ha confermarlo ora ci siano anche esperti internazionali ha confermalo.
    Ma è come aver scoperto l’acqua calda,rimane il rammarico che è sempre troppo tardi….

  3. Pingback: Grüne und schwarze Wirtschaft in Italien | Gegenwind Starnberg

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