Il disastro della svolta energetica tedesca (EEG) basata sulle rinnovabili elettriche (parte 2): una rassegna della più autorevole stampa tedesca

Der Spiegel: “Il piano energetico verde della Germania pieno di difetti: i tedeschi stanno pompando più CO2 nell’aria di quanto abbiano fatto da molti anni; sarebbe meglio lasciare perdere tutto”. Handelsblatt: “Con l’EEG la Germania teme la de-industrializzazione”. Die Welt: “Interi tratti di territorio resi inabitabili dall’energia eolica”.
Altentreptow-Germania
Nel 2014 il governo federale tedesco, in controtendenza rispetto al crollo dell’installazione di nuovi impianti industriali di energia eolica verificatosi in Italia, Danimarca e Spagna,
ha continuato imperterrito – e contro ogni evidenza logica – la sua opera di distruzione della bellezza e dell’economia della Germania, sussidiando altre migliaia di gigantesche pale eoliche.

Abbiamo infatti appreso con autentico orrore che in Germania nel 2014 c’è stato un record di installazioni eoliche, essendo stati costruiti nuovi impianti per una potenza complessiva pari a 5.279 MW (dati Ewea).

5 GW di eolico corrispondono a più della metà del totale già installato in Italia, con tutti i disastri che ha già combinato in questi anni. Questo significa che, teoricamente, in Italia si potrebbero installare in un solo anno, sotto forma di pale, quegli stessi 10 mila MW di fotovoltaico montati nel 2011. Anche gli osservatori più disattenti cominciano a scorgere l’effetto ninfea delle pale nel paesaggio della Germania.

Allo sforzo colossale dei tedeschi nel 2014 è però corrisposto un aumento trascurabile nella produzione dell’eolico a terra, nella misura dello 0,7% rispetto all’anno precedente.

Il totale della produzione dell’eolico tedesco, secondo questi primi dati, è dunque stato di 52,4 TWh. Perciò la produttività annua dei 39 Gw di eolico, nell’ipotesi di una distribuzione regolare dell’inizio dell’attività dei nuovi impianti nel corso dell’anno passato, è stata nettamente inferiore alle 1.500 ore utili, con un risibile indice di efficienza ingegneristica da collocarsi attorno al 16%.

In mancanza di dati disaggregati, si può dedurre che la ragione di questa performance negativa, oltre ad una possibile scarsa ventosità nel corso dell’anno (al contrario dell’Italia), risiede nell’esaurimento dei siti migliori e soprattutto nei guasti crescenti dei molti aerogeneratori che in Germania cominciano ad avvicinarsi a quella età media (12-15 anni) in cui i modelli più vecchi smettono di funzionare e che quindi richiederebbero la sostituzione integrale con modelli nuovi. Probabilmente molte delle più vecchie pale tedesche sono ferme, o si stanno fermando, per sempre. Come ineluttabilmente accadrà presto anche in Italia…

Del resto, nel 2012 la produzione eolica in Germania era persino diminuita, per la prima volta, anche in valore assoluto rispetto all’anno precedente, nonostante i nuovi impianti installati. Migliaia di nuovi MW ogni anno sono quindi appena sufficienti a garantire il mantenimento della produzione.

Questa testardaggine dei tedeschi a voler raggiungere ad ogni costo gli eroici obiettivi che si sono prefissati è veramente inquietante. Specie ora che pretendono di comandare (di nuovo) in casa nostra e in tutta Europa. Aspettiamo dunque con ansia che saltino per aria i loro conti energetici (è inevitabile, prima o poi), oppure che si verifichi un black out colossale (anche questo sarà inevitabile, prima o poi) o che il loro PIL cominci a calare: il governo federale sta infatti creando un insieme di condizioni perchè ciò avvenga rapidamente, in un futuro molto prossimo. Nel frattempo speriamo che – almeno – non si verifichi l’effetto contagio per le pale eoliche.

La Germania, anche in questo campo, conferma una preoccupante mancanza di elasticità mentale e di sensibilità politica, entrambe sacrificate troppo spesso alla inflessibile volontà del perseguimento a tutti i costi di obiettivi teorici fissati a priori.

Niente di sorprendente, comunque: tutti i guai erano già stati previsti e ciò che era stato previsto si sta puntualmente verificando. Abbiamo scelto, per una piccola rassegna della stampa tedesca critica sull’Energiewende, le inchieste che ci sono parse più efficaci per illustrarne le contraddizioni, che intanto si sono ancor più accentuate, ed i costi, che aumentano in modo insostenibile.

Cominciamo con l’articolo di “Der Spiegel” del 25 ottobre 2013 intitolato “Il piano energetico verde della Germania pieno di difetti“, dove tra l’altro leggiamo:

“Avete sentito parlare dell’eroica rivoluzione verde in Germania, di come essa stia rimettendo in ordine la sua intera infrastruttura energetica per adottare le fonti ad energia rinnovabile? In realtà le nostre ciminiere stanno fumando come non mai, ed il consumo di carbone è balzato dell’otto per cento nella prima metà del 2013. I tedeschi stanno pompando più CO2 ammazza-clima nell’aria di quanto abbiano fatto da molti anni. E la gente è sorpresa.

Il governo si comporta come se questa febbre da carbone fosse semplicemente un problema transitorio. Ma non è vero. Invece, esso deriva da difetti strutturali nell’Energiewende. L’energia rinnovabile ed il boom del carbone sono legati tra loro. Il folle sistema di promuovere le fonti ad energia rinnovabile assicura che, con ogni nuovo pannello solare e ogni pala eolica in più, più carbone viene automaticamente bruciato e più CO2 rilasciata nell’atmosfera.

Certamente l’Energiewende della Merkel si è trasformata in un killer ambientale. Peggiora il clima, accelera l’effetto serra e causa danni irreversibili.

Prendete il problema della produzione fluttuante e dell’accumulo: sole e vento talvolta forniscono grande abbondanza di elettricità e poi niente del tutto, a seconda dell’ora del giorno e delle condizioni atmosferiche… Pochissimo del surplus può essere accumulato perchè manca l’appropriata tecnologia.

La legge tedesca impone che l’energia rinnovabile abbia sempre priorità nella rete. Quando si verifica un gap nell’offerta di elettricità, questo deve essere colmato dagli impianti convenzionali. Sfortunatamente questi non sono, di solito, gli impianti a gas, ma quelli che bruciano il meno costoso carbone…

Poi c’è il freno agli investimenti. L’elettricità sussidiata e privilegiata spinge gli altri impianti fuori dal mercato. Quasi tutti i piani per la costruzione di nuovi, migliori e più efficienti impianti di energia sono stati accantonati. Nessuno investe in strutture che non rendono. Al contrario, le società elettriche ricavano quanta più energia possibile dai loro impianti che avevano già destinato ad essere chiusi.

E c’è anche il dilemma sul diritto ad inquinare: gli sforzi della Germania di promuovere l’energia verde contrastano con il sistema europeo dello scambio dei diritti di emissione (ETS). Ogni kWh di energia rinnovabile libera nuovi permessi di emissione.
Questi permessi sono venduti ed usati altrove per compensare, ad esempio, l’inquinamento dell’industria cementifera spagnola, gli impianti polacchi di lignite e le acciaierie tedesche.Tutte le pale eoliche, i pannelli solari sui tetti, gli impianti idroelettrici e di biogas in Germania non hanno ridotto le emissioni di CO2 in Europa di un singolo grammo. Al contrario, essi hanno aiutato ad abbassare il prezzo dei permessi di emissione sul mercato europeo, per la gioia delle industrie più inquinanti.

E non dimentichiamo il mostro burocratico: i burocrati tedeschi hanno escogitato oltre 4.000 differenti categorie di sussidi per l’energia rinnovabile, in apparenza aderendo al principio che ciò che è particolarmente costoso debba essere lautamente sussidiato. E così, gran parte dei sussidi sono usati per supportare tecnologie altamente inefficienti…
Il sistema burocratico ha anche messo i freni all’innovazione. Poca ricerca è condotta in settori non sussidiati. Il progresso tecnico è ostacolato dall’immaginazione difficilmente prevedibile degli impiegati pubblici…

Di sicuro, è seccante che il passaggio alle energie rinnovabili stia facendo salire il prezzo dell’elettricità. Ma ciò non può essere evitato. E se l’Energiewende risulta essere anche un killer del clima, sarebbe meglio lasciare perdere tutto.

Proprio del problema dei costi schiaccianti dell’Energiewende e dei suoi effetti sull’economia parlava l’articolo dell’ “Handelsblatt” del 23 maggio 2012 dal titolo: “EEG: la Germania teme la de-industrializzazione“,  che così veniva presentato:

“Come risultato della svolta energetica verde (EEG) i prezzi dell’elettricità stanno esplodendo. I consumatori e le aziende ne stanno pagando il prezzo mentre la Germania affronta una graduale de-industrializzazione. Gli economisti stimano che il costo dell’EEG raggiungerà i 170 miliardi di euro entro il 2020. Questo è più del doppio di quello che la Germania ci rimetterebbe se la Grecia si ritirasse dall’unione monetaria”.

Leggiamo qualche passaggio di questo preveggente articolo:

“I prezzi dell’energia in Germania stanno crescendo drammaticamente (del 57% solo negli ultimi dieci anni)…

La promozione dell’energia rinnovabile è diventata la singola voce più rilevante di tutte le tasse verdi. Quest’anno (il 2012. Ndr) i sussidi cresceranno a 14.1 miliardi di euro, la cifra annua più alta di sempre.

L’industria tedesca, in particolare, sta soffrendo per gli alti prezzi dell’elettricità. Le più colpite sono le industrie chimiche, quelle metallurgiche e della carta. Nell’industria dell’alluminio, i costi dell’elettricità ammontano a circa il 40% dei costi totali.
Tutte le industrie si lamentano; alcune società hanno già chiuso…

“La de-industrializzazione è già cominciata”, ha ammonito in una intervista all’Handelsblatt il Commissario europeo per l’energia Guenther Oettinger. Il presidente della associazione delle acciaierie si lamenta: “I livelli dei prezzi dell’elettricità industriale sono più alti qui che nella maggior parte degli altri Paesi”.

Nel Governo federale, le preoccupazioni stanno montando….

La maggiore preoccupazione è che l’industria della Germania ha contribuito alla crescita in misura maggiore rispetto agli altri Paesi durante i recenti anni di crisi. Paesi come la Gran Bretagna invidiano la Germania per la quota dell’industria nel suo PIL.

Perciò, i decisori politici affrontano un dilemma. Da un lato, l’industria deve essere sollevata dai costi dell’energia per non mettere in pericolo la sua competitività internazionale. D’altro lato, il fardello non dovrebbe finire unilateralmente sulle utenze domestiche.

All’inizio della liberalizzazione del mercato dell’elettricità nel 1998, le tasse governative per tutti i consumatori di elettricità ammontavano a 2,28 miliardi di euro. Nel 2012 la cifra è di circa dieci volte maggiore. I 14,1 miliardi in sussidi per la promozione dell’energia rinnovabile rappresentano la singola voce più grande.

Le tasse già ammontano al 45% della bolletta domestica di una famiglia media di tre persone…

L’incremento di dieci volte delle tasse rappresenta solo l’inizio di un trend che, secondo molti esperti, accelererà in modo significativo. La ragione: la svolta energetica verde. Se il governo federale vuole raggiungere le sue ambiziose mete, dovrà redistribuire un sacco di soldi prelevati dai consumatori…

(L’aumento della quota delle rinnovabili nella produzione di elettricità) indurrà costi addizionali… La società di consulenza McKinsey giunge alla conclusione che il costo totale dell’EEG ammonterà a 175 miliardi di euro tra il 2011 e il 2020. Nel 2020 i consumatori di elettricità in Germania dovranno sopportare costi per 21,5 miliardi, interamente dovuti al passaggio all’energia rinnovabile.

L’industria delle rinnovabili sostiene che l’elettricità prodotta dagli impianti eolici e fotovoltaici ha anche effetti di riduzione dei costi. Inoltre, nei giorni particolarmente assolati e ventosi, l’elettricità verde spingerebbe i prezzi di tutta l’elettricità verso il basso.
Gli esperti, comunque, pensano che solo una frazione del costo possa essere assorbita in questo modo. “Il fardello finanziario della rivoluzione dell’energia verde è enorme” sostiene la McKinsey. “Il fardello maggiore verrà sopportato dalle utenze domestiche”.

Tutte queste considerazioni, naturalmente, trascurano l’effetto negativo che per noi dei comitati contro l’eolico industriale selvaggio preoccupa di più: gli enormi danni – non quantificabili – al paesaggio, alla salute e all’ambiente, che pure sono affrontati anche in Germania e di cui ci occuperemo in una prossima occasione. Tuttavia anche alcuni di questi danni hanno una ricaduta economica immediata. Ne accenna l’articolo di “Die Welt” (che recentemente ha denunciato i rischi per la salute e l’esistenza di ben 500 associazioni contro l’eolico industriale in Germania) “Interi tratti di territorio inabitabili a causa dell’energia eolica.  In Meclemburgo le turbine sono più vicine che da qualsiasi altra parte in Germania” del 13/8/2014. Die Welt illustra qui un caso estremo, ma che presto potrebbe diventare la norma in tutta la Germania:

“L’area intorno a Altentreptow, situata nella idilliaca valle del Tollense, ha la più grande concentrazione di turbine eoliche nel Meclemburgo-Pomerania Anteriore… Per il consigliere distrettuale Norbert Schumacher, quella striscia di terra “non è più abitabile”. “Nessuno che fosse alla ricerca della tranquillità rurale ci vorrebbe ancora andare”, dice Schumacher, che a Neubrandeburg siede nel consiglio del distretto dei laghi del Meclemburgo per la lotta contro l’incontrollato sviluppo dell’energia eolica. Il progetto porta direttamente allo spopolamento della regione”.

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