Il ministro dello sviluppo Calenda: “La scelta fatta con le rinnovabili è stata una scelta dissennata”

Carlo Calenda ragiona sulla SEN: “Sbagliato trasformare l’investimento in rinnovabili in una pura speculazione finanziaria come è stata per molti anni con tassi di ritorno che non sono umani e che non hanno niente da vedere con la realtà”. “Rischio di avere approcci eccessivamente ideologici”. “Probabilmente gli investimenti predominanti saranno quelli sull’efficienza energetica rispetto alle rinnovabili”. “La Germania continua di fatto a impedire che si sviluppi una vera politica sull’abbandono del carbone”.

ministroCarlo Calenda sta studiando da premier. L’indipendenza di giudizio dimostrata dal ministro dello sviluppo economico (anche) nel suo contributo all’incontro “Going to G7 Energy”, organizzato a Roma dal Centro Studi Americani il 15 marzo scorso, conferma che l’uomo vuole e sa volare alto. Consapevole della “necessità impellente di aggiornare la Strategia Energetica Nazionale (SEN)”, il ministro dello sviluppo ha scelto, per il suo intervento, di trascurare quasi del tutto l’obiettivo dell’incontro (i temi geopolitici che saranno discussi al prossimo G7 Energia, che si svolgerà a Roma il 9 e 10 aprile prossimi) e di concentrare l’attenzione sulla nuova SEN, in fase di elaborazione presso il suo dicastero.
Ribadendo una forte carica di pragmatismo, da noi già rilevata in passato, anche in questa occasione ha picconato alcuni tabù “politicamente corretti” che, tanto per fare un esempio, il sedicente “rottamatore”, durante il precedente governo da lui presieduto, non aveva mai neppure osato sfiorare. Così facendo, Calenda si candida, al pari del suo collega di governo Marco Minniti, alla guida dell’esecutivo di “solidarietà nazionale” PD-Forza Italia che tutti ormai considerano inevitabile per la prossima legislatura.   
Riproponiamo qui di seguito, senza commento alcuno (ma non ci mancherà occasione di farlo nelle prossime settimane, essendo il testo definitivo della nuova SEN previsto per maggio), alcuni passaggi-chiave del discorso del ministro dello sviluppo ad uso e consumo di chi non intende ascoltare, come pure noi consigliamo, tutto il suo intervento, che conclude l’incontro di Roma e che nel filmato reso disponibile in rete inizia attorno al minuto 2h:13. Ci limitiamo ad osservare che Calenda giunge alle stesse, identiche conclusioni sulle quali in questi anni ha martellato, in splendida solitudine o quasi, la Rete della Resistenza sui Crinali.

“Siamo veramente a uno snodo della storia, dove il rischio di commettere errori di pianificazione e anche di avere approcci eccessivamente ideologici (o eccessivamente prudenti dall’altro lato) rischia di portarci fuori da un percorso virtuoso… Un approccio che noi cercheremo di avere pragmatico, cioè passo dopo passo, perchè in realtà ciò che si evince è che l’orizzonte tecnologico non è chiaro per nulla. Faccio l’esempio della mobilità elettrica. Va molto più di moda della mobilità, diciamo, a metano, a gas. Però quella esiste! (quella elettrica è molto più complicata)… Una cosa che già c’è e che ha un impatto di riduzione di emissioni molto significativo. Quando noi abbiamo fatto questo ragionamento ci siamo trovati veramente in una situazione paradossale. Siamo stati letteralmente aggrediti da una idea di… Io non so se è una lobby. Ma secondo me non è tanto una lobby: è proprio una corrente di pensiero elettrica…”

“La SEN deve anche rispondere a un problema: che i trattati internazionali che abbiamo firmati hanno un elemento di costo molto significativo per il Paese. E il Paese deve esserne consapevole prima di tutto, perchè se no replichiamo la scelta fatta con le rinnovabili, che è stata una scelta dissennata. Non perchè è sbagliato investire sulle rinnovabili, ma perchè è sbagliato trasformare l’investimento in rinnovabili in una pura speculazione finanziaria come è stata per molti anni con tassi di ritorno che non sono umani e che non hanno niente da vedere con la realtà. Se poi tu sopra a questo meccanismo ci costruisci anche il fatto che gli oneri delle rinnovabili li spalmi, al contrario e all’opposto di quello che ha fatto la Germania, prevalentemente sulle industrie… beh: tu compi il delitto perfetto“.

Noi sappiamo che probabilmente gli investimenti predominanti saranno quelli sull’efficienza energetica rispetto alle rinnovabili, anche per una ragione: che le rinnovabili vanno sempre più verso la parità, per cui ci vogliono sempre meno incentivi. Ma non è solo per questo. E’ anche il fatto che l’efficienza energetica nelle sue molteplici declinazioni è qualcosa che si inserisce in ogni aspetto della vita. E’ molto trasversale”.

“E’ vero che la Germania sta continuando a fare lignite… La ragione per cui non si fa la carbon tax in Europa è perchè la Germania non la vuole… La Germania continua di fatto a impedire che si sviluppi una vera politica. Quella che c’è oggi dobbiamo considerare che è falsa, sull’abbandono del carbone. In Europa non esiste. E’ finta, perchè è assolutamente non premiante”.

“Il problema è che sull’energia, se noi non siamo capaci di formulare strategie di lungo periodo e conformare tutta l’attività del Governo a queste strategie di lungo periodo, buttiamo una quantità di denaro – nei prossimi anni – incommensurabile. Io ho visto le proiezioni per raggiungere gli obiettivi di decarbonizzazione: a secondo del mix di strumenti che usiamo variano, ma possono essere decine e decine di miliardi di euro che noi non abbiamo; e soprattutto non abbiamo la possibilità di scaricarle sulle imprese”.

“Oggi la questione energetica è anche un pezzo integrante della politica industriale, e quindi, se non l’azzecchiamo, perdiamo un’altra volta questo treno e finiamo a fare come abbiamo fatto sulle rinnovabili: di inseguire gli obiettivi mettendo una quantità di soldi spesi male, non sviluppando un know how nostro sulla produzione e perdendo una occasione che è straordinaria. Che ci porta oggi a essere, invece che più competitivi degli altri, meno competitivi, per i riflessi dei costi che questo ha sulla bolletta“.

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