La Conferenza dei Servizi della Regione Toscana dice no alle pale sul Gazzaro

Riconosciute le sacrosante ragioni contro uno scempio insensato espresse in questi mesi dal locale Comitato e dalle Associazioni ambientaliste

 Firenze, 15 Aprile 2014

Intorno alle due del pomeriggio di oggi il colpo di scena: dopo una mattinata trascorsa ad esaminare se le varie prescrizioni formulate dai diversi enti erano state correttamente recepite da Hergo Wind e dopo che il Settore Energia della Regione Toscana aveva dichiarato di non condividere dal punto di vista procedurale il cambiamento di parere da parte della Soprintendenza ai beni paesaggistici, espresso nella precedente riunione della Conferenza dei Servizi (18 marzo), è stata proprio la Soprintendenza a tagliare la testa al toro.

Con un ragionamento serrato e ben argomentato, sia dal punto di vista giuridico sia da quello tecnico, è stato riconosciuto che l’impianto eolico sul Monte Gazzaro avrebbe provocato danni gravissimi alla superficie boscata (tutelata dalla legge) e anche al paesaggio nel suo complesso. E questo basta per dire no all’impianto.

Il Ministero dei Beni Ambientali (a nome del quale si è espressa la Soprintendenza) ha potuto recepire i princìpi contenuti nel nuovo Piano del Paesaggio della Toscana, in discussione in questi giorni in Consiglio Regionale, riconoscendo cosí esplicitamente il grande valore della pianificazione territoriale della nostra Regione.

I rappresentanti di Hergo Wind non sono riusciti a nascondere la loro rabbia per l’inatteso smacco subito e soprattutto, come sfuggito al loro legale, “per gli ingenti danni per l’impossibilità di accedere alle aste” (probabilmente le ultime. Ndr). L’ottenimento dell’autorizzazione unica era infatti la pre-condizione irrinunciabile per partecipare alle aste e ambire ai generosissimi incentivi pubblici, senza i quali l’impianto del Gazzaro non avrebbe alcuna possibilità di essere redditizio. Gli osservatori del Comitato e della Associazioni Ambientaliste hanno invece correttamente aspettato di raggiungere il piazzale della Regione per manifestare la loro soddisfazione.
Il Comitato Monte Gazzaro – no eolico selvaggio, Italia Nostra e la Rete della Resistenza sui Crinali hanno dichiarato di apprezzare moltissimo il lavoro della Soprintendenza, che ha dovuto superare un forte handicap iniziale rappresentato dal suo iniziale giudizio favorevole espresso in sede di valutazione di compatibilità ambientale. Ma un riesame accurato della documentazione e soprattutto almeno due sopralluoghi sul posto negli ultimi mesi hanno fatto emergere tutti i ben fondati motivi per un no definitivo all’impianto che, per primo, avrebbe violato il crinale principale del nostro Appennino.

I rappresentanti del Comitato e delle Associazioni ambientaliste hanno anche sottolineato l’importanza decisiva del proprio lavoro e della caparbietà con cui hanno portato avanti una battaglia giusta. Ed anche della loro scelta di confrontarsi a trecentosessanta gradi con le istituzioni, dai Comuni alla Soprintendenza, alla Regione. Se le richieste sono giuste e bene argomentate, anche se portate avanti da un piccolo gruppo di Don Chisciotte, possono farsi spazio ed essere ascoltate e condivise laddove c’è il potere effettivo di decidere pro o contro il bene comune.

Comitato Monte Gazzaro – no eolico selvaggio
Italia Nostra
Rete della Resistenza sui Crinali

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La Rete della Resistenza sui Crinali.

Un’esperienza di pacifica lotta di popolo sulle montagne del nostro Appennino per la tutela del bene comune contro la speculazione dell’eolico industriale.

Il “Sabato sera” di Imola, giornale diffuso in tutta la Romagna, ha pubblicato giovedì scorso un articolo dal titolo “Storie di chi si è opposto alla… Follia eolica”, a cui ha dedicato una intera pagina.

articolo RRCL’articolo rappresenta una testimonianza, a futura memoria, dell’impegno della Rete della Resistenza sui Crinali e della oscura lotta combattuta dai volontari dei comitati contro l’eolico industriale selvaggio sull’Alto Appennino.

Vi invitiamo dunque a leggerlo ed a farlo conoscere, se non altro perchè i “buoni” di questa bella favola vera sono facilmente riconoscibili da tutti e meritano il pubblico encomio.

Ecco il testo integrale -> Continua a leggere

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I segreti di Twin Peaks alla parmigiana

tween peaks eolica nel parmense

Eolico selvaggio sulle montagne del parmense: quella che doveva essere una passeggiata nella natura si è trasformata in un incubo “lynchiano” in mezzo ad alberi sradicati, sbancamenti, rottami e pezzi di pala eolica mezzi arrugginiti. Proprio triste vedere la montagna ridotta in queste condizioni.

Si tratta di due impianti eolici “in costruzione” da tanto tempo, siti in località Bora della Fantina, sul monte Zuccone nel Comune di Tornolo (5 aerogeneratori) e sul monte La Rocca (4 aerogeneratori) nel Comune di Albareto, nei pressi del passo Cento Croci.

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Giovedì 3 aprile assemblea preventiva presso la Casa del Popolo di Vinci

Un impianto eolico industriale in pieno paesaggio leonardesco? Si è già costituito il Comitato Tutela Montalbano

Molti cittadini guardano ed amano il Montalbano, un territorio di “Grande Bellezza”, tanto che con il Patto del Montalbano, siglato da tutti i Sindaci nel 2006, questo territorio è stato classificato di elevatissimo interesse paesaggistico e a vocazione prettamente turistico- escursionistica, passaggio privilegiato per gli uccelli migratori e per gli uccelli acquatici che utilizzano il Padule di Fucecchio o gli Stagni della Piana Fiorentina.

Recentemente alcune informazioni legate alla possibilità di attuazione di un progetto per la costruzione di un impianto eolico industriale sul crinale del Massiccio del Montalbano hanno messo in allarme molti cittadini che stanno cercando di conoscere cosa si stia effettivamente decidendo.
E’ stata inviata una lettera ai Sindaci del Patto del Montalbano, alle Province interessate ed alla Regione per sapere con chiarezza e trasparenza quali siano i progetti in merito.
Si è costituito il Comitato Tutela Montalbano per unire le forze e per capire quale sarà il futuro del nostro territorio prima che sia troppo tardi per poter intervenire.

La domanda è : è vero che sul Montalbano esiste un progetto per la costruzione di un impianto eolico industriale? Continua a leggere

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Rinviata la decisione sull’autorizzazione dell’impianto eolico sul Monte Gazzaro

Un comunicato congiunto di Italia Nostra Firenze e del Comitato Monte Gazzaro No eolico selvaggio

Nuove centinaia di pagine si sono aggiunte all’ultimo momento alla migliaia che costituiscono il progetto presentato dalla Società Hergo Wind per installare sei pale eoliche sul crinale del Monte Gazzaro nei comuni di Barberino, Firenzuola e Scarperia. Sono le ultime “integrazioni” che i proponenti hanno sentito il bisogno di presentare in Regione prima dell’inizio della Conferenza dei Servizi che martedì mattina avrebbe dovuto autorizzare la costruzione dell’impianto.

Che il progetto fosse carente e lacunoso, Italia Nostra l’aveva detto da mesi, insieme ai rappresentanti del Comitato Monte Gazzaro No eolico selvaggio, presenti insieme alla Conferenza come osservatori. Un progetto che fa acqua da tutte le parti, com’ è ampiamente dimostrato dalle decine e decine di prescrizioni e richieste di integrazione presentate dagli  Enti interessati all’autorizzazione nel corso del procedimento, a partire dal 2012. E nuove integrazioni e richieste di modifiche sono emerse nel corso della riunione di martedì, a partire da quelle da apportare alla prevista variante urbanistica.
Per questo quasi otto ore di riunione non sono bastate per decidere se autorizzare o meno l’impianto.

Un incontro dominato dalla convinzione che per lo Stato gli impianti di produzione di energia da fonti rinnovabili – a prescindere da produttività, collocazione, impatto ambientale – sono sempre e comunque “opere di pubblica utilità e indifferibili”. E cosí i funzionari della pubblica amministrazione si sentono vincolati da questo indiscutibile principio. Sembra quasi impensabile che si possa anche dire no a un impianto eolico. Anche se dei no in passato sono stati detti, come nel caso della proposta di impianto sul Monte Faggiola nel Comune di Firenzuola.
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Dal Consiglio di Stato il no definitivo all’impianto di Pian Rotondo di Montevecchio di Pergola (PU)

Giudicato prioritario il diritto alla salute dei residenti

I nostri amici marchigiani di Pergola ci scrivono:

E’ con grande soddisfazione che vi comunichiamo che il Consiglio di Stato, con sentenza n. 1217/2014 del 13.3.2014 (che consigliamo di leggere attentamente perchè è estremamente importante per la novità delle questioni trattate) ha definitivamente accolto le nostre ragioni contro l’impianto eolico industriale di Pian Rotondo di Montevecchio di Pergola.

Questi ultimi sei anni sono stati per noi anni di sofferenza, di preoccupazioni e di pensieri. Ora possiamo gridare alto è forte: abbiamo resistito e giustizia è fatta!

Sommessamente chiediamo: chi ci ripagherà di tanta cattiva gestione della cosa pubblica? Continua a leggere

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Il 2 aprile a Bologna l’anteprima nazionale del documentario “GREEN LIES – Il volto sporco dell’energia pulita”

Nel documentario viene trattato anche il caso dell’impianto eolico industriale di Camugnano, la cui installazione è stata fortunatamente sventata dalla forte resistenza popolare

GREEN LIES

Il volto sporco dell’energia pulita

Dopo 2 anni di lavorazione, SMK Videofactory è lieta di annunciare l’uscita del documentario indipendente “Green Lies. Il volto sporco dell’energia pulita”.
Il documentario è stato realizzato con il sostegno di CDCA e Asud Onlus (Roma).
Il documentario è stato realizzato tramite campagna di crowdfunding popolare sul portale di Produzioni dal Basso, ed è distribuito con licenza Creative Commons 3.0 sul portale di Distribuzioni dal Basso.

Il film sarà presentato in Anteprima Nazionale
Mercoledi 2 Aprile 2014 – h 21
VAG61
Via Paolo Fabbri 110 – BOLOGNA

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Le associazioni ambientaliste che si oppongono alla speculazione eolica scrivono al nuovo Governo

Nel fissare i nuovi obiettivi europei al 2030, massima determinazione per la riduzione delle emissioni climalteranti globali, non per coprire l’Italia di pale. Si ottengano le risorse finanziarie da una “congrua ed equa tassazione” degli impianti incentivati in modo spropositato prima della riforma del 2012.
Günther Oettinger, José Manuel Barroso and Connie Hedegaard (f

Ecco il testo della lettera inviata al Presidente del Consiglio ed ai Ministri interessati:

Al Presidente del Consiglio dei Ministri Matteo Renzi
e p.c. al Ministro dell’Ambiente Gianluca Galletti
e al Ministro per lo Sviluppo Economico  Federica Guidi
e al Ministro dei beni e attività culturali e del turismo On. Dario Franceschini

Oggetto: definizione degli obiettivi dell’Unione Europea al 2030 in materia di contenimento dell’emissione di gas climalteranti. 

Gentile Presidente, Gentili Ministri,

Da ambientalisti, riteniamo che l’impegno primario di tutti, in Italia ma anche in Europa, debba essere concentrato sulla effettiva riduzione delle emissioni nocive globali e perciò che ciascun Paese membro debba scegliere le misure più utili a raggiungere l’obiettivo di riduzione di gas climalteranti in base alle proprie peculiarità e potenzialità. Siamo preoccupati che la possibile fissazione di obiettivi europei vincolanti in materia di energia rinnovabile possa favorire una nuova ondata di impianti industriali di produzione di energia elettrica da fonti non programmabili (in particolare eolica e solare in aree verdi) con forte impatto ambientale, scarsi risultati in termini di riduzione dei gas serra, inefficienze e insostenibile costo economico.
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Grande successo della manifestazione di domenica al Gazzaro

Un serpentone di cittadini è salito a piedi sul monte fino al panoramico crinale che rischia di diventare presto una via crucis di gigantesche pale eoliche

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A due giorni dalla Conferenza dei Servizi per autorizzare l’impianto eolico sul Monte Gazzaro, che si aprirà proprio questa mattina alle dieci presso la Regione Toscana, oltre sessanta persone hanno percorso il tratto della GEA dalla Futa alla cima del Gazzaro.  In una assolata domenica dai comuni del Mugello, da Vicchio a Firenzuola, da Barberino a Scarperia, ma anche da Firenze e da Bologna si sono ritrovati al muraglione della Futa cittadini giovani e anziani, bambini e cani, aderenti al Cai di Imola e di Bologna insieme ai membri del Comitato monte Gazzaro – no eolico selvaggio al completo, ai rappresentanti di Italia Nostra e della Rete della Resistenza sui Crinali, accomunati dalla volontà di difendere quel territorio.  Si sono mossi lungo il sentiero degli Dei attraverso una faggeta stupenda, con alcun esemplari straordinari per dimensioni e bellezza, su un terreno colorato dalle precoci fioriture primaverili.  Molti di loro si erano schierati contro quest’opera dopo aver visto le foto e i progetti che vogliono distruggere questo bene straordinario.  Attraversarlo e goderne direttamente in prima persona è stata per tutti un’esperienza emozionante.

Cogliere con uno sguardo i monti degradanti verso l’Emilia e la Romagna e tutta l’alta valle del Santerno e poi, voltandosi, abbracciare l’alto Mugello, il lago del Bilancino e le cime che gli fanno da fondale in simultanea con le vette innevate del Corno alle Scale e i borghi disseminati lungo la statale della Futa è un’esperienza facilmente accessibile, il tracciato è relativamente facile, ma soprattutto è un’esperienza fatta da migliaia di persone ogni anno come dimostra il “libro vetta Monte Gazzaro” contenuto in una scatola di metallo ai piedi della croce, non a caso collocata nella posizione più visibile del crinale. Proprio là dove si vorrebbe ora conficcare la … pala numero 6 !

Se quanti oggi devono decidere se autorizzare o no l’impianto eolico industriale sul Gazzaro avessero anche solo una volta percorso quel tracciato e disteso lo sguardo su quel panorama sterminato, non avrebbero dubbi: il no all’impianto sarebbe rapido, deciso e incontrovertibile.

Al rientro dall’escursione i rappresentanti del Comitato, entusiasti per la riuscita dell’iniziativa, hanno dichiarato di confidare in un esito positivo della vicenda, certi che i funzionari che dovranno prendere la decisione abbiano quella sensibilità auspicata dall’assessore Marson nei confronti del nuovo Piano del  Paesaggio, approvato dalla Giunta Regionale Toscana, il quale tutela in maniera inequivocabile e con ricchezza di espliciti riferimenti l’area del Gazzaro. Sarebbe intollerabile che al danno prodotto dall’impianto si aggiungesse la beffa di vederlo autorizzato a un passo dall’approvazione di una legge che lo renderebbe addirittura improponibile.

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Colpo di scena a Casale di Tornolo (PR): la società proponente dichiara di voler ritirare il progetto

La popolazione apprende la novità proprio durante l’assemblea presso il circolo della frazione. Anche il Sindaco di Tornolo si oppone

Sovrapposizione_ridHa destato scalpore la presentazione di un nuovo progetto di impianto eolico industriale, chiamato “Vento di Tornolo”, in provincia di Parma. Il progetto, presentato dalla società ENERNOVA srl (C.F. 07746350961, con soli 7.500,00 euro di capitale versato) è in pubblicazione da fine Febbraio presso la provincia di Parma e il comune di Tornolo: è prevista l’installazione di due pale alte 131 nella zona del Passo Cento Croci, sui terreni della Comunalia di Tarsogno e di 5 pale alte 106 metri nella zona di Casale, a soli 700 metri di distanza dal nucleo abitato dei “Vannini”, che avrebbero un impatto visivo anche sulle frazioni del comune di Bedonia (Setterone, Alpe, Bruschi di Sopra, ecc.).

Sabato 8 Marzo 2014 i cittadini di Casale, molto preoccupati, hanno organizzato un incontro presso il circolo della frazione: alla riunione era presenti circa cinquanta persone, fra le quali il sindaco di Tornolo, Cristina Cardinali, l’assessore Edoardo Squeri e l’ing. Flavio Friburgo, amministratore unico della società Enernova. Ha aperto il dibattito Daniele Ecotti, presidente del “Comitato per la tutela di Casale di Tornolo e dell’alta Val Taro”, che ha espresso le preoccupazioni della comunità; successivamente l’arch. Emanuele Mazzadi ha illustrato l’impatto che il progetto avrebbe sulla zona.
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A Casale di Tornolo (PR) si è costituito un nuovo comitato contro la proliferazione eolica

Il nuovo presidio territoriale aderisce alla Rete della Resistenza sui Crinali

A seguito dell’ennesimo progetto eolico presentato nella medesima zona, si è costituito il “Comitato per la tutela del territorio di Casale di Tornolo e dell’alta val Taro” che ha come scopi e finalità quelle di:
- Contrastare l’installazione di impianti eolici  sui crinali dei nostri monti.
- Tutelare i beni culturali, paesistici ed ambientali del nostro territorio.

Le brutte esperienze vissute nel vicino Comune di Albareto durante la costruzione dell’impianto di Zeri ed il degrado (di cui ci occuperemo più dettagliatamente in un prossimo post) conseguente ai lavori senza fine di molti altri impianti eolici su quegli stessi crinali, che ha “goduto” di un’eco nazionale, hanno convinto alcuni residenti locali a creare, tra mille difficoltà, una organizzazione stabile di resistenza in una zona di montagna che avrebbe bisogno di tutto tranne che di ulteriore degrado volontariamente indotto.

Il nuovo comitato si affianca al contiguo Comitato Santa Donna ed al Cisatel, da tempo operanti nel parmense, e si associa, in una attività di mutuo soccorso, agli altri comitati della Rete della Resistenza sui Crinali.

Come facilmente intuibile, il nuovo comitato ha bisogno di ogni tipo di aiuto da parte di tutti gli interessati.

Per qualsiasi informazione si può contattare, oltre al sito web della RRC, il suo referente all’indirizzo mail Daniele@autoproduzioni.net

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Domenica diciamo forte il nostro NO all’eolico dalla cima del Gazzaro

Alla vigilia della Conferenza dei Servizi che dovrà decidere sull’autorizzazione all’impianto eolico

volantino

Per piacere diffondete il volantino in rete, stampatelo e lasciatelo al bar sotto casa, ma anche dal macellaro e dall’ortolano.

Sono anche stati stampati dei manifesti che verranno affissi nei Comuni di San Piero, Scarperia, Barberino, Firenzuola e Borgo San Lorenzo.

Aderite e fate aderire all’evento su Facebook.

Vi aspettiamo domenica 16 alle 10 davanti al muraglione del passo della Futa.

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Da 114 associazioni e comitati la richiesta al nuovo Governo di sospendere le prossime aste per gli impianti eolici

Presentato un urgente Emendamento “Salva Territorio” per dire basta agli incentivi per l’eolico: non c’è più territorio da perdere!

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Presidente del Consiglio dei Ministri
Ministro dell’Economia
Ministro dello Sviluppo Economico
Ministro delle Politiche Agricole
Ministro dell’Ambiente
Ministro dei Beni Culturali e Turismo

loro Sedi Roma, 04.03.2014

In qualità di cittadini, associazioni, comitati

Chiediamo che sia adottato un provvedimento URGENTE per sospendere le imminenti “aste” del Gestore dei Servizi Elettrici (GSE) ed evitare ulteriori, dannose attribuzioni di sussidi ventennali a nuovi impianti eolici o ad altri impianti di energia rinnovabile caratterizzati da scarso indice di efficienza energetica o da alto impatto ambientale, paesaggistico o territoriale.

Una simile iniziativa si rende necessaria per evitare due imminenti gravissimi danni:

1) Ulteriori, gravi compromissioni paesaggistiche e territoriali su vastissima scala e consumo di suolo agricolo e naturale, in un contesto nazionale in cui le norme urbanistiche di settore, di competenza regionale, sono state tardive e per nulla incisive. Ciò ha determinato la proliferazione di procedimenti prossimi alla realizzazione che sono arginabili unicamente attraverso lo stop a questi nuovi incentivi.

2) Ulteriore esborso di denaro, sottratto alle famiglie e alle piccole e medie imprese ed elargito per il prossimo ventennio a società che ne hanno capitalizzato già ingenti quantità, con numerosi casi di speculazione, spesso con interessi extra nazionali (e che quindi varrebbe la pena di tassare maggiormente) o addirittura criminali. Tali risorse potrebbero invece essere allocate in comparti ben più performanti non solo per la lotta ai gas serra ma anche con risvolti tangibili sul piano sociale e per l’economia nazionale (trasporti e mobilità, rinnovabili termiche, innovazione, efficienza, ecc).

Si deve ricordare che, nel comparto elettrico, l’obiettivo del 26,39% di contributo rinnovabile che era previsto al 2020, è stato ampiamente superato con 8 anni di anticipo. Nel 2013 le rinnovabili elettriche hanno raggiunto, sia pure a costi altissimi (di incentivazione e oneri di sistema), il 32% grazie soprattutto a idroelettrico e in parte a fotovoltaico e appaiono in grado, per pura inerzia, di raggiungere ulteriori punti percentuali.

L’apporto elettrico (intermittente) dell’eolico è del 4,7%, pari all’1,3% del fabbisogno energetico complessivo italiano. Una percentuale irrisoria a fronte dell’immane aggressione territoriale perpetrata in oltre un decennio, con migliaia di gigantesche torri che mortificano i paesaggi e danneggiano gravemente uccelli e biodiversità. Tale percentuale sarebbe stata perfino inferiore se la crisi e i costi dell’energia (lievitati a causa degli incentivi spropositati alle rinnovabili elettriche e relativi oneri di sistema) non avessero “sfrattato” dall’Italia produzioni a forte domanda energetica, con relativo calo del fabbisogno energetico e dell’occupazione.

Insistere in questa direzione, per altro in piena crisi economica e sociale, sarebbe gravemente errato.

Nell’attesa si ringrazia per l’attenzione.

Italia Nostra il Presidente Marco Parini
Amici della Terra la Presidente Rosa Filippini
Associazione Italiana per la Wilderness il Segr. naz. Franco Zunino
Associazione Mediterranea per la Natura la Presidente Deborah Ricciardi
L’Altritalia Ambiente il Segr. naz. Filippo Poleggi
LIPU il Presidente F. Mamone Capria
Mountain Wilderness il Presidente C. Alberto Pinelli
ProNatura il Presidente Sandro Pignatti
VAS (Verdi Ambiente e Società) il Presidente Sen. Guido Pollice

Comitati ed associazioni che sottoscrivono il documento

Comitato nazionale del Paesaggio il Segr. naz. Oreste Rutigliano
Altura il Presidente Stefano Allavena
Comitato naz.le contro Fotovoltaico ed Eolico in aree verdi la Presidente Nadia Bartoli
Rewilding Apennines il presidente Alberto Zocchi

Comitati ed associazioni territoriali che sottoscrivono il documento
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Continua l’accanimento contro i crinali della valle del Taro

Nuovo eolico a Casale di Tornolo e Passo Centro Croci. Di nuovo pale alte oltre 100 metri!

In alta val di Taro non ci si annoia mai!

Da oggi inizia la pubblicazione del progetto eolico “Vento di Tornolo” (con gli elaborati depositati in provincia e in comune di Tornolo e Bedonia).

In pratica si prevedono:

- “Lotto 1″: 5 pale alte 106 metri sopra Casale di Tornolo (zona della “Croce”)

- “Lotto 2″: 2 pale alte 131 metri ad ovest del Passo Cento Croci (ad ovest di quelle che Oppimitti sta cercando di montare vicino al Monte Zuccone).

2 pale

Abbiamo qualche settimana per fare le osservazioni.

URGE CONVOCARE UNA RIUNIONE E SENSIBILIZZARE LA POPOLAZIONE DELL’ALTA VAL TARO (Casale, Pontestrambo, Alpe, Bruschi, Codorso, ecc), facendo capire i disastri in atto sul Passo Cento Croci a causa dell’eolico.

Qui sotto riportiamo una simulazione delle possibili pale di Casale che avevamo fatto quest’estate. Beh.. ci avevamo preso quasi al millimetro, anche se pensavamo che le avrebbero progettate alte 80 metri e non 106 metri!

tornoloInteressante notare che al Consorzio di Casale avevano verbalmente assicurato che avrebbero fatto le pale a Pian Pintardo (a circa 2,1 km dal paese, mentre invece verrebbero messe a solo 700 metri dalle case e con il vento prevalente che spira verso il paese – immaginatevi il rumore) e non dalla Croce! INSOMMA: AVEVAMO RAGIONE NOI!

E’ stata creata una cartella dropbox con tutti gli elaborati di progetto.

Nella cartella vi è una sottocartella “sintesi”, in cui potrete vedere alcuni degli elaborati principali

A presto!

Comitato Santa Donna per il ripopolamento della montagna

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Rinviata la Conferenza dei Servizi per l’autorizzazione all’impianto eolico sul Monte Gazzaro

Apprezzamento del Comitato Monte Gazzaro – no eolico selvaggio, che si richiama alla Costituzione ed al Piano Paesaggistico della Regione Toscana

Questa settimana doveva iniziare la “Conferenza dei Servizi” per l’autorizzazione alla costruzione dell’impianto eolico sul Monte Gazzaro sul territorio dei Comuni di Firenzuola, Barberino di Mugello e Scarperia.

Alla vigilia, la riunione è stata rinviata a data da definire per l’esigenza di un supplemento istruttorio da parte di alcuni degli Uffici coinvolti. Il “Comitato Monte Gazzaro – no eolico selvaggio” che da tempo si batte contro la realizzazione dell’impianto ha espresso il proprio apprezzamento per la scelta della Regione Toscana di procedere a un ulteriore e approfondito esame della situazione.

Visto che la società Hergo Wind ha presentato le sue integrazioni il 19 dicembre scorso – e quindi con un ampio margine per valutarle da parte degli uffici competenti – ci permettiamo di supporre che l’esigenza di un approfondimento nasca dalle molteplici e ben articolate “osservazioni” proposte da nostro Comitato, da Italia Nostra, dal WWF, da alcuni privati cittadini e dagli operatori turistici della zona.

Le “Conferenze dei Servizi” mettono insieme i pareri elaborati autonomamente da una molteplicità di Enti e Uffici (Comuni, Soprintendenza ai beni ambientali, Uffici della Regione e della Provincia, ecc.), ma il risultato dovrebbe essere un giudizio unitario e organico. Per questo ci sentiamo in dovere – dopo aver esaminato e prodotto in questi ultimi mesi “osservazioni” sui singoli aspetti del progetto – di sottoporre pubblicamente alla Regione Toscana e a quanti parteciperanno alla “Conferenza dei Servizi” alcune riflessioni di tipo generale. Continua a leggere

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Un pessimo precedente del futuro Presidente del Consiglio Matteo Renzi come amministratore pubblico

renziIl caso del Piano Energetico Ambientale della Provincia di Firenze del 2008: uno zelo singolare, da parte della Giunta Provinciale Renzi, a favore della fonte eolica industriale

Nell’agosto 2008, l’amministrazione provinciale di Firenze, guidata dal 2004 da Matteo Renzi, adottò il Piano Energetico Ambientale della Provincia di Firenze (PEAP).

In occasione della conferenza stampa di presentazione,  Energymanager.net riportava che “il Piano prevede la possibilità di usare energia eolica per una fetta importante del territorio provinciale. “Sono state individuate 29 aree che non intaccano la sostenibilità ambientale – ha spiegato Luca Talluri, Presidente dell’Afe – e che possono essere considerate di interesse per lo sviluppo di impianti eolici. Tali zone dovranno tuttavia essere studiate nel dettaglio per valutare la reale fattibilità degli interventi”. Tra le aree più adatte spicca la zona del Mugello. “Oltre 300 pale – ha affermato Luigi Nigi, Assessore provinciale all’Ambiente – verranno collocate nel territorio del Mugello e saranno in grado di soddisfare l’autosufficienza energetica dell’intera zona e avanzerà anche un 15% di disponibilità da distribuire altrove”. “Questo è il vero ambientalismo, quello di chi collega lo sviluppo alla sostenibilità, non quello ideologico dei Verdi”, ha aggiunto Renzi. “A questo proposito voglio precisare che qualora io mi candidassi per qualsiasi incarico, o in Provincia o come amministratore di condominio, fosse anche come consigliere della Rignanese calcio, non voglio più avere nulla a che fare con i Verdi…”

300 pale… Questo zelo, oggettivamente ingiustificabile, a favore degli impianti eolico-industriali avrebbe trasformato negli anni successivi il Mugello in un campo di battaglia tra comitati e Pubbliche Amministrazioni.

Questa mappa degli impianti eolici sull’alto Appennino, realizzata dall’Università di Bologna, fa rilevare anche graficamente l’anomalia che è derivata dalla mal consigliata scelta della Giunta Renzi.

cartina eolico

Per entrare nel dettaglio del PEAP occorre fare riferimento alla sua Relazione Generale: della quale ci possiamo focalizzare su una parte delle pagine: dalla 5 alla 19 e dalla 58 alla 83.

In linea generale risalta subito il favore a una concentrazione della produzione di energia in mani industriali (“le industrie possono infatti vendere in modo remunerativo l’energia elettrica e calore alle utenze civili”, pag. 11) a scapito di un più capillare autosoddisfacimento del fabbisogno energetico (“il settore civile si presenta invece come utente di energia”, poche righe dopo).

Si evita di riconoscere che, se “nel caso dell’eolico è stata ormai raggiunta la competitività economico finanziaria” (pag. 13), il merito è di un cospicuo e risaputo regime di incentivazione a carico dell’utenza.

Spicca comunque il riconoscimento dei “difetti intrinseci” della risorsa eolica (sempre a pag. 13), cioè una “criticità dovuta all’intermittenza (discontinuità della fornitura) e alla scarsa densità di potenza per unità di superficie/volume” (in altre parole, scarsa efficienza di un’impiantistica ad alta invasività territoriale), ma si confida nella speranzosa ipotesi “se verranno impiegate nel futuro, per esempio, per la produzione di idrogeno con fuel-cells”, sebbene si ammetta subito che l’idrogeno “non è oggetto di questo PEAP”. Esso è infatti oggetto dei libri di fantascienza…

Siamo quindi in presenza di uno strumento di pianificazione che tradisce, sin da subito e di per se stesso, un corto respiro.
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I nuovi obiettivi della Commissione europea per il 2030 contro le emissioni climalteranti

La solita cortina fumogena di argomentazioni ecologiste per coprire i poco nobili interessi delle lobby

nebbia

Importanti novità da Bruxelles, su cui sta per scatenarsi una tempesta senza precedenti proveniente da sud, innescata non dai cambiamenti climatici ma dalle prossime elezioni per il nuovo Parlamento europeo. Riportiamo dall’articolo “La Commissione Europea: ridurre le emissioni nocive del 40% entro il 2030”  del Sole 24 Ore del 22 gennaio a firma Beda Romano:

La Commissione europea ha deciso oggi di proporre ambiziosi obiettivi ambientali, proponendo una riduzione delle emissioni nocive del 40%, dai livelli del 1990, entro il 2030. Il target – se fatto proprio dai 28 governi dell’Unione – sostituirebbe l’obiettivo attuale che prevede un taglio delle emissioni inquinanti del 20% entro il 2020. Il tema è molto controverso. Il suggerimento della Commissione, che non è per ora una formale proposta legislativa, sarà discusso nei prossimi mesi dai governi nazionali. Nel contempo, la Commissione ha proposto di portare la quota di energia prodotta da fonti rinnovabili “ad almeno” il 27% del totale nel 2030, dal 20% nel 2020. In questo caso, il target è vincolante a livello europeo” (ma si basa su impegni non vincolanti per i singoli Stati membri. Ndr).

Il precedente programma “20-20-20 per il 2020″ (che rimane tuttora valido per quella scadenza) diventerebbe così, per il 2030, un “40-27-25″, dove il terzo numero (il 25% di miglioramento dell’efficienza energetica) è solo una indicazione di Barroso, da confermare il prossimo autunno.

L’articolo così si conclude:

In queste settimane, molte organizzazioni imprenditoriali hanno spiegato pubblicamente che obiettivi troppo ambiziosi avrebbero pesato sulla competitività dell’economia europea. A preoccupare molte imprese è l’assenza di target ambiziosi in paesi concorrenti, come la Cina. Non è un caso se la Commissione oggi ha presentato anche un pacchetto di linee-guida con cui rafforzare il tessuto manifatturiero europeo, con l’obiettivo di far sì che l’industria rappresenti il 20% del prodotto interno lordo entro il 2020 (dal 15% attuale)“.

Cioè il cosiddetto “industrial compact”, che imprime una ulteriore accelerazione verso la metamorfosi dell’Unione Europea in una economia pianificata, dove sempre nuovi valori-obiettivo, contraddittori ed arbitrariamente imposti da una burocrazia irresponsabile ma onnipotente, si ostacolano tra loro ed imprigionano Stati, imprese e cittadini in un letto di Procuste.

Ricaviamo importanti informazioni sulla genesi di queste decisioni dall’articolo “La Ue vara il Pacchetto Energia“,  pubblicato su La Repubblica, giornale tradizionalmente pro-rinnovabili, del 23 gennaio:

“Nonostante la scarsa ambizione, il nuovo pacchetto energetico ha dovuto superare forti resistenze in seno alla stessa Commissione, e non avrà certo vita facile quando sarà sottoposto all’esame dei governi nazionali, che dovrebbero approvarlo al prossimo vertice del 20 e 21 marzo. Numerosi commissari guidati dal responsabile dell’Energia, il tedesco Gunther Oettinger, avrebbero voluto limitare i tagli delle emissioni al 35%, e la commissaria all’ambiente, Connie Hedegaard, ha dovuto faticare parecchio per far passare la soglia del 40%. Anche per l’aumento delle energie rinnovabili la battaglia è stata dura e le forti pressioni della Gran Bretagna e della Spagna, contrarie alla definizione di una quota vincolante, si sono fatte sentire”.

Ma anche La Repubblica, come Il Sole, in conclusione dell’articolo riconosce implicitamente la sostanziale inutilità di provvedimenti di questo tipo:

“La nuova strategia dell’Europa, che emette solo l’11% dei gas ad effetto serra riversati nell’atmosfera, sarà confrontata con la conferenza mondiale sul clima che si terrà nel 2015 a Parigi. Sarà in quella sede che Bruxelles dovrà ottenere dai «grandi inquinatori», soprattutto la Cina e gli Stati Uniti, impegni analoghi sul taglio delle emissioni nocive”.

Insomma: una pia illusione, se è vero quanto sostiene Ennio Caretto nell’articolo “Perchè gli Stati Uniti si scordano l’ambiente” sul Mondo in edicola questa settimana:

Washington… sembra disposta ad allentare i controlli sulle proprie emissioni di gas pur di  varare in fretta la TransPacific partnership, una zona di libero scambio con l’Asia, regione dove l’ambiente è sacrificato alla crescita economica“.
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Aerogeneratori senza pale in provincia di Parma!

Non è una nuova conquista della tecnica, ma solo un ennesimo grottesco risultato di una legislazione sbagliata

2013-09-23 Passo Cento Croci3

Felici i tempi in cui i parmensi tornavano dai loro viaggi nel Meridione e riferivano a familiari ed amici, tra il divertito e lo scandalizzato, di strade che iniziavano e finivano nel niente, di pali della luce o tralicci conficcati nel bel mezzo delle strade oppure di grandi viadotti che non superavano nessun ostacolo.

Adesso, nel parmense, non possono più permettersi di ergersi a censori della noncuranza amministrativa ai danni della collettività propria delle più desolate plaghe del Sud: un bell’esempio di malgoverno borbonico se lo ritrovano in casa. E che esempio! La storia delle pale eoliche senza pale non l’avevamo proprio mai sentita.

Stiamo trattando di due impianti della ditta Oppimitti che si vedono, sia pure parzialmente, nella prima foto: in primo piano quello in località Bora della Fantina, sul monte Zuccone nel Comune di Tornolo (5 aerogeneratori) ed in secondo piano quello del monte La Rocca (4 aerogeneratori) nel Comune di Albareto. Sullo sfondo della foto si vedono anche le 4 pale del passo della Cappelletta (Comune di Varese Ligure), alte “appena” 70 metri, montate ormai da una decina di anni.

La ditta Oppimitti aveva comprato in Polonia le pale di Bora Fantina già diversi anni fa e le aveva abbandonate al suolo per oltre tre anni; poi, all’improvviso, pur non essendo nemmeno stata ammessa agli incentivi dello scorso anno, ha iniziato ugualmente i lavori, che sono però stati sospesi dalla scorsa estate, con le pale montate a metà.

Tentiamo di fornire una spiegazione, non ufficiale, di questo bizzarro modo di agire.

Il proponente, per non perdere la D.I.A. (Denuncia Inizio Attività), ha dovuto dimostrare un avanzamento del cantiere: stavano per trascorrere tre anni ed in caso di inerzia avrebbe dovuto ricominciare tutta la procedura autorizzativa da capo. Così ha eretto solo le basi di nove torri: le cinque della Bora della Fantina e le quattro al monte La Rocca.

Pare infatti che la sottostazione per l’aggancio all’alta tensione fosse prevista in comune con un altro impianto di nove enormi pale alte 150 metri da 3,3 MW l’una, della ditta FRIEL, da costruire sul monte Scassella, lungo lo stesso crinale di quello di monte La Rocca, ed anch’esso fermo nella speranza di ottenere gli imprescindibili incentivi pubblici. E così tutto è sospeso, in attesa delle aste di quest’anno. Nel frattempo, però, il paesaggio, come si può notare anche dalla seconda foto, è già stato deturpato. Per niente.
2013-09-23 Passo Cento Croci_2

Un’altra dimostrazione che, senza i massicci sussidi pubblici (che dovranno essere perpetui) all’energia eolica prodotta, gli impianti sull’alto Appennino non hanno alcuna possibilità di essere profittevoli. Corollario di questo oggettivo stato di cose è che, quando gli incentivi all’eolico in Italia verranno meno, non appena gli aerogeneratori installati in Emilia-Romagna dovranno sostituire parti importanti perchè soggette a danni e a rapida usura, essi verranno abbandonati. E qui, sia pure in una ridotta zona di crinale, stiamo parlando già di quattro impianti, tutti in fila, il cui insopportabile effetto cumulativo si può percepire già fin d’ora, anche solo in presenza di alcune mezze torri.
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Un’altra vittoria per l’ambiente appenninico

associazioni

Un’altra vittoria per l’ambiente appenninico

E’ di queste ore la notizia che la Regione Marche, con decreto n.13/VAA del dirigente dr.David Piccinini ha concluso con il proprio parere negativo il giudizio di compatibilità ambientale, valutazione di incidenza e autorizzazione paesaggistica per la realizzazione dell’impianto eolico “Monte della Rocca” in località Campodiegoli del comune di Fabriano, proponente la ditta MTre Srl di Fabriano.

Questo pronunciamento chiude un percorso iniziato qualche anno fa con l’intento di realizzare al confine con l’Umbria alcune torri eoliche che avrebbero comportato un notevole impatto visivo, a causa della loro dimensione ed altezza, su una ampia area circostante con una devastante incidenza sul paesaggio così come formatosi nei secoli. Attorno all’area vi è la presenza diffusa di beni di per se stessi vincolati dal Codice dei Beni Culturali quali numerosi centri storici, beni culturali, chiese ed eremi, viabilità di interesse storico, corsi d’acqua, usi civici, punti panoramici, parchi e zone tutelate dalla Comunità Europea.

La conferenza dei servizi ha preso atto dei pareri negativi espressi dal ministero dei Beni Culturali tramite le Soprintendenze delle Marche e dell’Umbria, dalla Regione Umbria, dalla Comunità Montana dell’Esino Frasassi e  di altri soggetti e pone la parola fine – si auspica – alla vicenda.
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Persino Totò Riina indignato dal cinismo del collega che pensa solo a far soldi con l’eolico

Le intercettazioni a Riina rivelano un ambiente ricco di idilliaci rapporti umani. Oggi la Sicilia, domani l’Italia intera?


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Ci sia permesso un breve excursus geografico, abbandonando per un momento l’alto Appennino per scendere a ficcanasare in Sicilia. Saremo certamente perdonati dell’indebita ingerenza. Del resto, nonostante la resistenza di qualche montanaro riottoso, pare che anche noi dovremo abituarci al nuovo che avanza con le pale eoliche installate da chi, in Sicilia e nel Sud, ha fatto affari scendendo a patti col diavolo.

Ebbene: leggiamo oggi sui quotidiani quel capolavoro di umanità che sono le intercettazioni fatte in carcere al boss della Mafia Totò Riina. Tra le altre considerazioni, che invitiamo a leggere direttamente dalla stampa nella loro completezza, Riina giudica il più ricercato latitante italiano: Matteo Messina Denaro, già noto per i suoi business eolici.

Come risaputo, il suo nome era balzato all’attenzione delle cronache eoliche, associandolo al sequestro record della DIA a Vito Nicastri nell’aprile scorso, a cui si è interessata la stampa di tutto il mondo.

Niente di particolarmente nuovo, dunque. Vale però la pena di leggere che cosa pensa delle iniziative imprenditoriali di Messina Denaro un profondo conoscitore dell’ambiente siciliano.

Ecco dunque quanto riportato a questo proposito, ad esempio, dal Mondo del 20 gennaio (che invitiamo ad acquistare in edicola) nell’articolo dal titolo Mafia, Riina: Messina Denaro non si interessa a noi:

“Dalle frasi di Totò Riina intercettate nel carcere di Opera, mentre il padrino parla con il boss pugliese Alberto Lo Russo, emerge una critica del vecchio capo corleonese nei confronti dell’attuale numero uno di Cosanostra, Matteo Messina Denaro, colpevole secondo Riina di “non interessarsi”. Si tratta di due approcci differenti alla gestione di Cosa nostra. Uno, quello di Riina, in cui a valere è soprattutto il potere; l’altro, quello di Messina Denaro, in cui l’unico obiettivo è il grosso accumulo di capitali con le energie alternative, specialmente l’eolico. “A me dispiace dirlo – dice Riina -, questo che fa il latitante che fa questi pali? questi pali eolici… i pali della luce”. “Questo si sente di comandare, si se te di fare luce ovunque, fa luce, fa pali per prendere soldi, per prendere soldi”.

Per un maggior dettaglio, leggiamo dal Secolo XIX un passaggio dell’articolo dal titolo “Intercettazioni, la sentenza di Totò Riina”:

«A me dispiace dirlo, questo signor Messina Denaro, questo che fa il latitante, questo si sente di comandare, ma non si interessa di noi». È il duro giudizio sul boss latitante Matteo Messina Denaro del capomafia. «Questo fa i pali della luce – aggiunge riferendosi al business dell’energia eolica in cui Messina Denaro è coinvolto – ci farebbe più figura se se la mettesse in c… la luce». Riina contesta a Messina Denaro di interessarsi solo ai suoi affari: «fa pali (eolici ndr) per prendere soldi», dice. «Se ora ci fosse suo padre, perché suo padre era un bravo cristiano!!! – prosegue parlando del padre del latitante, Francesco Messina Denaro, che è deceduto – Era perfetto, un orologio. Il figlio lo ha dato a me per farne quello che ne dovevo fare. È stato 4 o 5 anni con me poi si è messo a fare luce – spiega sempre alludendo al business dell’energia eolica in cui Messina Denaro avrebbe investito – e finì». «A noi ci tengono in galera – aggiunge – però quando siamo liberi li dobbiamo ammazzare».

Per sfortunata coincidenza (sfortunata per l’Assessore siciliano all’energia Nicolò Marino e per gli eolici) proprio ieri era stato pubblicato sul Sole un articolo di Nino Amadore dal titolo Il piano eolico che fa tremare la Sicilia: tremila torri per 8,5 miliardi di investimenti e 26 miliardi di incentivi statali”

(che sollecitiamo a leggere integralmente e con la massima attenzione), in cui si scrive, tra l’altro:

“Circa tremila torri da 100 e più metri su tutto il territorio della regione. L’equivalente di tremila grattacieli piantati in aree spesso di pregio dal punto di vista ambientale. In parallelo investimenti per 8,468 miliardi e un giro d’affari, solo di incentivi statali, di oltre 26 miliardi in vent’anni. E’ questo il fronte difeso a spada tratta dall’assessore all’Energia Nicolò Marino che pur di portare a termine il lavoro avviato ad agosto con la pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale della Regione siciliana del decreto con il calendario delle conferenze di servizio decisorie ha rotto con il Pd e persino con il governatore Rosario Crocetta.”
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