Già pronti altri soldi pubblici da sperperare per l’eolico industriale

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Ormai non è più sufficiente nemmeno una spesa già acquisita per incentivi alle FER elettriche prevista in 15 miliardi annui nel 2016. Nelle stanze del potere romano sparisce anche la vergogna: dopo che tutti gli obiettivi di produzione vincolanti sono stati superati a costi sanguinosi, dopo il decreto spalma-incentivi per ridurre il peso insostenibile degli incentivi in bolletta, dopo che l’Europa ha appena ribadito che per il 2030 la produzione da rinnovabili non sarà un obiettivo vincolante per i singoli Paesi, ecco che arriva dal Sottosegretario allo Sviluppo Economico De Vincenti l’annuncio di un “decreto tampone” che riapre, tra l’entusiasmo dei lobbysti e senza neppure più un motivo valido, la borsa governativa. Sembra il gioco delle tre tavolette, ma ormai l’unica cosa in gioco è l’avvenire dell’Italia. L’ambiguo ruolo del Ministro Federica Guidi e del Premier Renzi.

 Mai e poi mai ci saremmo aspettati una simile tracotante spudoratezza, in particolare subito dopo il gravissimo provvedimento retroattivo, conosciuto come decreto spalma-incentivi, di recente fortissimamente voluto dal Ministro allo Sviluppo Economico Federica Guidi, con l’avallo del Presidente del Consiglio Matteo Renzi, per ridurre d’imperio l’onere degli incentivi alle rinnovabili elettriche in bolletta.

In occasione della presentazione di quel decreto, durante un question time al Senato, il Ministro Guidi precisava che si sarebbe trattato di «un sistema di redistribuzione equa di alcune sperequazioni che erano presenti nel nostro sistema». «Chiederemo naturalmente – aggiungeva allora il Ministro – un piccolo sacrificio ad alcune categorie che, a nostro avviso, hanno percepito un po’ di più di quello che oggi ci possiamo permettere».

Nel medesimo frangente Matteo Renzi, che della riduzione del 10% della bolletta elettrica per le piccole e medie imprese aveva fatto un punto caratterizzante il suo programma politico, riservandogli una delle ormai famose slide presentate alla stampa dopo il primo Consiglio dei Ministri del marzo scorso, aveva addirittura affermato durante l’assemblea del PD del 14 giugno scorso, per coprire politicamente la Guidi in difficoltà di fronte alla reazione degli speculatori:

Abbiamo riempito di sussidi chi investiva sulle rinnovabili, ma il costo in bolletta lo hanno pagato gli italiani”.

Intendiamoci. Lo spalma-incentivi è solo una goccia recuperata nel mare degli incentivi alle FER elettriche: poche (pochissime) centinaia di milioni su una spesa già acquisita che nel 2016 ammonterà a 15 miliardi, pur senza gli incentivi ai nuovi impianti e senza contare i miliardi da spendere ogni anno per supportare le fonti rinnovabili non programmabili con nuove reti, nuovo capacity payment, oneri di dispacciamento eccetera. Ma, con quel decreto, era il principio che contava: quello di mettere un limite ad una spesa andata fuori controllo.

In attesa di un probabile aumento delle bollette in seguito all’aumento del prezzo dell’energia elettrica nelle ultime settimane, a maggior ragione sarebbe stato giustificato lo stop alla spesa per incentivi alle FER elettriche, dopo il raggiungimento in larghissimo anticipo degli obiettivi europei vincolanti per l’anno 2020. Anzi, la costosissima produzione da FER elettriche, che quest’anno si avvicinerà al 38% del fabbisogno nazionale, a scapito dei negletti settori dei trasporti e del riscaldamento (proprio dove risiedono le eccellenze industriali italiane), permetterà forse di raggiungere con sei anni di anticipo anche il totale del 17% nel rapporto della produzione da FER e consumi energetici totali italiani, che è il rapporto che ci vincola con l’Unione europea.

Ad ancora maggiore ragione non ci sarebbe stato bisogno di dilapidare altri quattrini pubblici dopo il vertice di Bruxelles, in cui si è messa per la prima volta in dubbio l’efficacia della politica europea di produzione obbligatoria da FER in presenza di un contemporaneo abnorme aumento globale di emissioni di gas clima-alteranti.

I lobbysti attendevano con ansia il Consiglio dei Ministri europei per avere la scusa, tramite la fissazione da loro auspicata di nuovi altissimi obiettivi vincolanti per ciascun singolo Paese, per battere subito cassa, contrariamente a quanto consigliava qualcuno più saggio.

Sappiamo come le loro brame siano rimaste deluse.

Pensavamo dunque che ormai più nessuno stesse pensando di mettere di nuovo mano ai portafogli degli italiani (o almeno non subito) per concedere ulteriori regali alla speculazione delle FER elettriche.

Errore!

Errore gravissimo di sottovalutazione dell’amoralità di un ambiente che pure i comitati di cittadini contro l’eolico industriale selvaggio avrebbero dovuto conoscere, per pluriennale esperienza diretta, anche troppo bene.
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Una buona notizia dal vertice di Bruxelles! Niente valanga di pale! O almeno non subito…

Dal Consiglio europeo di Bruxelles emergono per la prima volta seri dubbi sulla efficacia della politica degli obiettivi vincolanti finora seguita per la protezione del clima. I valori-obiettivo europei per il 2030 saranno 40 – 27 – 27 (che sostituiscono il programma 20 – 20 – 20 al 2020), ma solo la riduzione del 40% della emissione dei gas clima-alteranti è vincolante per ciascun Paese. Prevista una clausola di revisione di questi obiettivi se alla conferenza di Parigi del prossimo anno anche i grandi inquinatori mondiali non si adegueranno agli standard europei. Affermata al vertice di Bruxelles la posizione di buon senso auspicata alla vigilia da Italia Nostra col suo comunicato stampa. Intanto il Presidente della Commissione Industria del Senato propone una carbon tax estesa anche ai beni di importazioni.

consiglio europeo

Sostanzialmente confermata la scorsa settimana dal Consiglio europeo di Bruxelles la già fin troppo eroica impostazione teorica sugli obiettivi in materia di clima ed energia per il 2030 indicata lo scorso gennaio dalla Commissione UE.

E quindi 27% di produzione da rinnovabili (non solo quelle elettriche) vincolante in rapporto ai consumi europei (e non nazionali).

Questo è un sollievo, visto quanto i lobbysti delle rinnovabili elettriche pretendevano e con quale “intensità” avevano lavorato in questi mesi per ottenerlo, e sposta il problema dell’aumento della produzione da FER dal livello decisionale europeo a quello italiano, con un conseguente minore grado di cogenza.

Non si potrà più sostenere che le pale eoliche – o i pannelli o le centrali a bioenergie o le dighe – dovranno essere collocate in ogni luogo, facendo così strame della legislazione italiana di tutela ambientale e paesaggistica, ed a tutti i costi perchè “ce lo ordina l’Europa”.

Questo complesso di decisioni del Consiglio, da un punto di vista di indirizzo politico, afferma che l’obiettivo prioritario a cui l’Europa deve mirare è la riduzione dei gas clima alteranti e non come questa riduzione deve essere conseguita. In particolare questa scelta appare una sconfessione implicita (sebbene parziale) della validità del programma 20 – 20 – 20 al 2020, dove ai tre differenti obiettivi veniva sciaguratamente concessa una pari dignità, al prezzo dei disastri che abbiamo visto realizzarsi in questi ultimi anni. Ora tale obiettivo per il 2030 diventa 40 – 27 -27 dove però solo il primo valore, cioè la riduzione del 40% dell’emissione dei gas a effetto serra, diventerà vincolante per ogni singolo Paese dell’Unione e non solo a livello europeo, affermandone, di fatto, la priorità. I restanti due 27 (la percentuale di energia che dovrà essere prodotta da rinnovabili e l’aumento dell’efficienza energetica) sono perciò depotenziati ed appaiono, tutt’al più, come sub-obiettivi strumentali al primo.

In realtà, prescindendo dalle più sgangherate (o interessate?) facilonerie, questo obiettivo del 40%, già indicato dalla Commissione, appare – esso solo – di realizzazione massimamente difficile, a patto di non fare crollare l’economia europea, come a suo tempo evidenziato dal nostro post, a cui rinviamo per una analisi più approfondita del problema.

A testimonianza del mutato atteggiamento dei Governi europei, persino più significativo appare l’inserimento, negli accordi scaturiti dal vertice UE, di una clausola di revisione, non prevista dalla Commissione, per riconsiderare gli obiettivi dopo i negoziati della conferenza di Parigi del dicembre 2015, qualora in quella sede non si raggiungesse un accordo altrettanto ambizioso a livello globale, con tutti i grandi inquinatori mondiali pronti a impegnarsi in questa materia allo stesso modo degli europei.

L’esito del vertice ha rappresentato l’affermazione delle tesi di puro buon senso contenute, proprio alla vigilia del vertice di Bruxelles, nel comunicato stampa di Italia Nostra, a cui va dato atto di essere stata in questi anni l’associazione ambientalista italiana più lungimirante in questa materia e di avere colto da subito i rischi per il nostro Paese che l’eccesso di rinnovabili elettriche avrebbe portato con sè. Per contro, sono state respinte le pretese di omologazione verso il peggio proposte dai soliti burocrati professionisti delle associazioni ambientaliste globalizzanti.

L’Italia ora dovrà prendere le sue decisioni autonomamente, ma nel quadro di regole europee meno rigide. Una sconfitta per i nostri finora onnipotenti avversari, che ora si ritrovano, per la prima volta, su posizioni indebolite. Il futuro rimane (almeno parzialmente) aperto ed in particolare aperto a quell’auspicata innovazione che le tecnologie mature, come l’eolico sovvenzionato all’inverosimile, avevano soffocato. Si apre oggi per l’Italia la possibilità di costruire il proprio futuro energetico green libera dalla ossessiva e rovinosa monocultura egemonica delle rinnovabili elettriche di questi ultimi anni.

Ci sarà dunque tempo per impostare il problema della diminuzione delle emissioni in modo diverso rispetto agli anni più recenti, senza la temuta improvvisa valanga di pale e distese di pannelli dappertutto.

Un sollievo in particolare per i comitati di cittadini in ansia per progetti eolici incombenti. Sarà difficile che il Governo italiano adesso, proprio dopo avere appena ridotto d’imperio alcuni incentivi già concessi con una norma retroattiva, indìca nuove aste per l’eolico oppure (a maggior ragione) destìni nuovi ed ancor più consistenti risorse pubbliche a tal fine, senza neppure un vincolo schiacciante ed urgente imposto dall’Europa, avendo l’Italia già abbondantemente superato tutti gli obiettivi riguardanti le rinnovabili elettriche, raggiunti a costo di trascurare tutti gli altri.

Non essendo riuscita la spallata europea dei lobbysti delle FER elettriche per ottenere obiettivi nazionali obbligatori che avrebbero reso automaticamente necessari nuovi ingenti stanziamenti governativi, dubitiamo che ci sarà una corsa tutta italiana, almeno nel breve periodo, per il conseguimento di tali costosissimi obiettivi autolesionistici.

Tuttavia non illudiamoci troppo: la guerra per preservare i nostri territori dalla speculazione delle rinnovabili industriali continua ed il livello di vigilanza deve rimanere inalterato.
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Italia Nostra: “danni irreparabili al paesaggio e all’ambiente italiano se saranno fissati obiettivi vincolanti al 2030 per le rinnovabili elettriche.”

eolico.-futuroFissare obiettivi vincolanti per la produzione da rinnovabili al 2030 al prossimo consiglio europeo il 23 e 24 ottobre sarebbe un suicidio: ci troveremmo con una ulteriore massiccia pioggia di pale e pannelli su territori fragilissimi e pregiati come i crinali appenninici e le coste. Un danno enorme per il nostro paesaggio che ne resterebbe sfregiato e stravolto nella sua bellezza. Ma un danno enorme anche per l’economia: già da quest’anno il prezzo della vendita sul mercato all’ingrosso di tutta l’energia elettrica prodotta in Italia sarà inferiore al costo dei soli incentivi diretti che si pagheranno alle rinnovabili, e nel 2016 si supererà, solo per l’incentivazione delle FER elettriche, la spesa di 15 miliardi, ovvero l’uno per cento dell’attuale PIL italiano.

  Roma 20 Ottobre 2014 – Il Gruppo Energia di ITALIA NOSTRA ha elaborato una stima secondo la quale quest’anno il prezzo ottenuto dalla vendita sul mercato all’ingrosso (che, come media, negli ultimi mesi è oscillato intorno ai 50 euro al Mwh) di tutta l’energia elettrica prodotta in Italia (che quest’anno dovrebbe persino essere inferiore ai 280 TWh del 2013) sarà probabilmente inferiore al costo dei soli incentivi diretti che si pagheranno alle rinnovabili. Basta infatti moltiplicare 280 milioni per 50 euro, per ottenere un prodotto di 14 miliardi, che rappresenta verosimilmente il presunto tetto massimo di spesa del 2014 per acquistare sul mercato tutta l’energia elettrica italiana.

“Dall’ultimo rapporto dell’AEEGsottolinea Marco Parini, Presidente Italia Nostrasi stima che per l’anno 2014, i costi derivanti dall’incentivazione delle fonti rinnovabili siano pari a circa 12,5 miliardi di euro, di cui circa 12 coperti tramite la componente A3, a carico di famiglie e imprese. Ma non è finita qui, perché nel contatore del GSE mancano il ritiro dedicato e lo scambio sul posto, di un valore presunto nell’ordine di 500 milioni, che porterebbe il totale a 13 miliardi di euro, infrangendo il tetto massimo di spesa già nel 2014, quando la produzione da FER sarà verosimilmente prossima al 36% del fabbisogno elettrico italiano, cioè già ora ben 10 punti percentuali in più rispetto a quel 26,39% che ci chiedeva l’Europa per il 2020. Eppure si continua ancora a scialacquare risorse ingentissime per aumentare la produzione da FER elettriche senza neppure più obblighi normativi di sorta”.

 Ma dall’analisi del Gruppo Energia di ITALIA NOSTRA emerge un altro dato allarmante che sottolinea come ci sia poca chiarezza sulle cifre comunicate e legate agli incentivi.

 Riesaminando il documento AEEG e mettendo a confronto alcuni dati ci si è resi conto che dalla stima dei 12,5 miliardi per il 2014 mancano altre voci di spesa legate alle diverse forme di incentivi che porteranno già quest’anno, conti alla mano, a sfondare il tetto dei 14 miliardi di euro. Nel 2016, a parità di ogni condizione attuale ed al netto degli impianti che nel frattempo saranno costruiti ed incentivati, si supererà, solo per l’incentivazione delle FER elettriche, la spesa di 15 miliardi, ovvero l’uno per cento dell’attuale PIL italiano.

 “Ma c’è una cosa – sottolinea ancora Parini – che da ambientalisti ci preoccupa molto. C’è chi vorrebbe che sotto la Presidenza Italiana del semestre europeo al prossimo Consiglio Europeo il 23 e 24 ottobre venissero fissati dall’Europa nuovi e più elevati obiettivi vincolanti per la produzione da rinnovabili al 2030: sarebbe un suicidio! Ci troveremmo, infatti, con una ulteriore massiccia pioggia di pale e pannelli su territori fragilissimi e pregiati come i crinali appenninici e le coste. Un danno enorme per il nostro paesaggio”.

Infatti, se in Italia si montasse lo stesso potenziale eolico installato in Germania (il triplo rispetto al nostro), nessuna montagna e neppure le nostre coste meravigliose potrebbero sfuggire ad un destino ineluttabile di stravolgimento, modificando con ciò tutta la percezione del nostro Paese.

Questo perché in Italia il pochissimo – e perciò costosissimo – vento utile per gli impianti eolico-industriali si può ricavare solo sulle cime dei crinali o intercettandolo in mare, visto che non abbiamo vaste pianure aperte ai venti oceanici come nei paesi del Nord Europa. Del resto – sottolinea il Gruppo Energia di Italia Nostra - anche in Germania, dove pure le pale eoliche vengono prodotte, emergono giorno per giorno, di fronte all’evidenza, critiche sempre più radicali verso la svolta energetica incentrata sulle rinnovabili elettriche non solo da chi ama il paesaggio e l’ambiente, ma anche da organismi istituzionali, come ad esempio l’EFI, il comitato di esperti per la ricerca e l’innovazione insediato dallo stesso governo tedesco.

 

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Ancora pale sulle colline pisane: questa volta tocca al Poggio alla nebbia, nel Comune di Chianni

Aerogeneratori alti complessivamente 175 metri! Si tratta dell’ennesimo progetto della ditta Fera, vecchia conoscenza dei comitati della Rete della Resistenza sui Crinali e troppo spesso agli “onori” delle cronahe. Dal locale comitato una petizione online e la richiesta di tutto il sostegno possibile.


Anche nel Comune di Chianni si torna a parlare di “eolico selvaggio” con il progetto della ditta Fera srl, balzata di recente alle cronache nazionali in seguito all’arresto dell’ex Ministro Scajola, di installare un nuovo mega-impianto eolico in località Poggio alla Nebbia. L’impianto è davvero di dimensioni non trascurabili, prevedendo l’installazione di 5 torri eoliche alte ben 175 m sulla cima di un colle di 570 m, con piena visibilità a 360° e con facilmente immaginabili impatti devastanti.

A Chianni, alcuni cittadini, il giorno 3 ottobre, hanno costituito un comitato in opposizione al progetto. Siamo ancora all’inizio, inesperti, con mille cose da capire e da imparare. Ma siamo determinati a batterci contro lo scempio che intendono fare sul nostro territorio, già abbondantemente aggredito in tempi recenti e recentissimi.

Abbiamo un sito web, anch’esso neonato come il comitato.

Dal sito è raggiungibile anche la nostra petizione online da inviare al Presidente della Regione Toscana Enrico Rossi e che invitiamo tutti a sottoscrivere.

Abbiamo bisogno dell’aiuto di tutti.
Grazie per la vostra attenzione.

A nome del Comitato “Poggio alla Nebbia – No all’eolico selvaggio”
Eric Perrone

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Il disastro della svolta energetica tedesca (EEG) basata sulle rinnovabili elettriche (parte 1): il rapporto EFI

Tranciante giudizio della Commissione di Esperti per la Ricerca e l’Innovazione (EFI) nominata dal Governo tedesco: “l’EEG non è nè uno strumento efficace in termini di costi per la protezione del clima, nè tanto meno fornisce un impatto misurabile sull’innovazione. Quindi, per queste due ragioni, il proseguimento dell’EEG non è giustificabile”.

A raffica, giungono pessime notizie dalla Germania, la terra promessa della green economy, per gli adoratori – non solo italiani – delle rinnovabili elettriche. La svolta energetica basata sulle energie rinnovabili (Energiewende o, se si vuole usare la terminologia burocraticamente corretta, EEG: Erneuerbare-Energien-Gesetz, cioè la legge sulle energie rinnovabili) non regge alla prova dei fatti. La Germania, che più di ogni altro Paese si è lanciata in questa direzione impegnando risorse finanziarie ingentissime, vede quotidianamente concretizzarsi tutte le negatività che i più avveduti avevano prospettato fin dall’inizio.

Cominciamo oggi col diffondere le constatazioni dell’ultimo rapporto annuale della Commissione di Esperti per la Ricerca e l’Innovazione (EFI: Expertenkommission Forschung und Innovation) insediata dal Governo tedesco.

Il rapporto del 2014  è disponibile in lingua originale, come pure i rapporti degli anni precedenti, nei quali tuttavia non si era mai giunti ad analisi così negative per l’EEG. Il tempo ha dato torto ai facili ottimismi. Il giudizio conclusivo del rapporto 2014 è ineluttabile e perentorio: “il proseguimento dell’EEG non è giustificabile.” Confidiamo che tale conclusione sia presto fatta propria, senza bisogno di spingerci fin dove sono giunti i tedeschi, anche dagli organismi italiani che hanno, a riguardo delle rinnovabili, una finalità istituzionale analoga a quella dell’EFI: il GSE e, soprattutto, l’AEEG che, specie nella sua ultima relazione annuale, ha esternato un appoggio apodittico, se non fideistico, verso un utilizzo massiccio delle rinnovabili elettriche, nonostante tutte le evidenze contrarie da essa stessa rilevate.

A proposito di AEEG: complimenti per gli stipendi percepiti!

Stipendi così alti dovrebbero garantire una maggiore – e non minore – autonomia di giudizio rispetto ai decisori politici: per scrivere banalità conformiste sull’inevitabilità (o ineluttabilità) della svolta energetica verso le rinnovabili elettriche basterebbe molto meno, e molti altri saprebbero farlo accontentandosi di una minore prodigalità. Se per il GSE (anche qui non si è certo scherzato con gli stipendi) c’è la (molto) parziale scusante di essere una società controllata dal Ministero dell’Economia (e quindi governativa in toto), ciò non vale per l’Autorità dell’Energia. Speriamo che in Italia, per sentire riconoscere anche da una istituzione statale che per la produzione dell’energia elettrica ci si è incamminati lungo una strada drammaticamente sbagliata, non ci sia bisogno di costituire e foraggiare un altro carrozzone pubblico.

Il rapporto 2014 dell’EFI è disponibile anche nella traduzione in inglese.

Riportiamo di seguito in corsivo (il grassetto è nostro) le considerazioni più significative del rapporto di quest’anno, invitando gli interessati a leggerlo dal sito web dell’EFI, che ringraziamo, dove il testo viene messo integralmente a pubblica disposizione.

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Gabriella Meo (Verdi Regione Emilia-Romagna): “Progetto eolico Cisa-Cirone ritirato, buona notizia per l’Appennino”

Il devastante impatto ambientale causato da questo tipo di impianti industriali sul nostro crinale appenninico è un problema molto sentito da chi abita in quei luoghi”. “La mia non è una presa di posizione indifferenziata contro tutti gli impianti eolici, ma contro quei progetti che devastano le zone più belle del nostro paese”.

“Il progetto di parco eolico sull’Appennino fra il passo della Cisa e quello del Cirone, nel Comune di Pontremoli, che era stato presentato alla Regione Toscana per la valutazione di impatto ambientale, non si farà.”

Con queste parole la consigliera regionale dei Verdi Gabriella Meo annuncia quello che rappresenta l’atto finale di una battaglia durata anni a tutela di un ambito territoriale di particolare pregio ed interesse ambientale, paesaggistico e naturalistico.

La mobilitazione degli abitanti del crinale – spiega la consigliera Meo – ha fatto sì che il progetto di realizzare 16 pale eoliche, a pochi metri dal confine con il territorio parmense, sia stato ritirato dalla società proponente e il procedimento archiviato dalla Regione.”

Il devastante impatto ambientale causato da questo tipo di impianti industriali sul nostro crinale appenninico è un problema molto sentito da chi abita in quei luoghi e ciò è stato dimostrato dalla straordinaria partecipazione dei residenti che ha spinto il Consiglio comunale di Pontremoli ad esprimere parere negativo alla proposta.”

“Anche sul versante emiliano gli enti locali coinvolti hanno calato sin dall’inizio una pietra tombale sull’impianto eolico. Infatti è stato grazie alla netta presa di posizione della Provincia di Parma e del suo presidente Bernazzoli che si è potuto evitare questo ulteriore scempio alle nostre montagne e grazie all’approvazione da parte della Regione Emilia-Romagna delle linee guida sulle energie rinnovabili, che autorizzano l’installazione delle pale eoliche soltanto nei siti che dimostrano di possedere la ventosità adeguata a produrre energia in maniera efficiente.”

La mia non è una presa di posizione indifferenziata contro tutti gli impianti eolici – conclude l’esponente ecologista – ma contro quei progetti che devastano le zone più belle del nostro paese, come il crinale dell’Appennino parmense che, è utile ricordarlo, si trova all’interno del Parco Nazionale, vi sono stati istituiti una Zona di Protezione Speciale e un Sito di Interesse Comunitario, è tutelato dal Ministero dei Beni Culturali ed è attraversato dall’Alta Via dei Parchi.”

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Eolico Cisa-Cirone: la Regione Toscana ha archiviato il procedimento

La vicenda si chiude definitivamente: l’impianto eolico non si farà. E’ una grande vittoria. Hanno vinto la partecipazione, l’amore per il territorio, per il nostro ambiente, per i nostri monti. Dobbiamo impegnarci tutti perché questo spirito non duri solo “il tempo di una battaglia”. Ora è il momento di festeggiare. Grazie a tutti!

Riceviamo un comunicato congiunto dei comitati di cittadini impegnati contro l’eolico industriale selvaggio nella zona di Pontremoli, della Cisa e dell’alta val di Taro:

Si è finalmente conclusa positivamente la vicenda del progetto per un impianto eolico industriale, consistente in 16 torri di 165 metri di altezza, che doveva essere realizzato sul crinale appenninico tra il passo della Cisa ed il Cirone, presentato dalla società svizzera Repower.

Il proponente ha ritirato il progetto 6 giorni prima della Conferenza dei servizi della Regione Toscana, che avrebbe dovuto valutare la compatibilità ambientale e paesaggistica del progetto medesimo in sede di VIA.

Risulta evidente che il ritiro del progetto ha evitato ai progettisti l’onta della bocciatura, visti i pareri negativi e le criticità sollevate a suo tempo dagli Enti interessati.

L’attività dei Comitati nell’organizzare convegni ed incontri al fine di informare la popolazione e renderla consapevole dei rischi che si sarebbero potuti correre con la costruzione dell’impianto industriale (dissesto idrogeologico, svalutazione immobiliare, forte impatto ambientale e paesaggistico, che avrebbero danneggiato la vocazione e le potenzialità turistiche del nostro territorio…), ha stimolato anche l’interesse da parte di alcune forze politiche che si sono impegnate nelle sedi istituzionali per contrastare il folle progetto.

Ma soprattutto il grande merito del risultato ottenuto va alla popolazione della montagna, affiancata dai cittadini pontremolesi e da quanti si sono innamorati del nostro territorio, che con consapevolezza e competenza hanno fortemente contrastato il progetto, dimostrando una ritrovata identità ed un grande attaccamento ai nostri luoghi. Nel Consiglio Comunale decisivo per l’espressione del parere da parte del Comune di Pontremoli sul progetto, la popolazione unanimemente contraria, ha costretto l’Amministrazione Comunale a cambiare la propria posizione, già più volte espressa in modo favorevole, ed a votare secondo la volontà popolare.

Da tale esperienza, e dalle altre vicende delle biomasse, la politica dovrebbe trarre insegnamento sul fatto che, prima di assumere decisioni su progetti di così rilevante impatto sul territorio, è necessario un forte coinvolgimento delle popolazioni interessate, che sono le uniche in grado di avallare tali scelte.

Ci auguriamo che i prossimi progetti proposti sul nostro territorio non siano finalizzati al mero interesse economico degli speculatori proponenti, ma siano rivolti alla valorizzazione del territorio medesimo utilizzando, in modo sostenibile, le notevoli risorse presenti, al fine di incrementare le potenzialità turistiche ed il conseguente sviluppo socio-economico del popolo della montagna.

Comitato Cisa-Cirone

Comitato CISATEL

Comitato La Luna sul Monte

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Cominciano adesso i veri guai provocati da un eccesso di impianti non programmabili per la produzione di energia elettrica

Sintesi dei punti salienti della relazione annuale della AEEG “sullo stato dei servizi e sull’attività svolta” ed in particolare dello “stato di utilizzo e integrazione degli impianti di produzione di energia elettrica alimentati da fonti rinnovabili”. La spesa per i soli incentivi alle FER elettriche supererà i 15 miliardi nel 2016 anche senza nuovi impianti. La spesa per i servizi ancillari non viene monitorata ma appare in crescita esplosiva e fuori controllo. Rischi per la sicurezza del sistema elettrico. L’improvvisa diminuzione dei prezzi sul mercato dell’energia elettrica dovuta in massima parte all’andamento del prezzo del gas.

Siamo appena nel 2014, ma in Italia già sappiamo quale sarà la Grande Truffa del XXI secolo.

Lo scorso 19 giugno a Roma è stata solennemente presentata dal presidente dell’Autorità per l’energia elettrica e il gas (AEEG) Guido Bortoni la consueta “Relazione annuale sullo stato dei servizi e sull’attività svolta“.

Niente di particolarmente nuovo, tranne l’attesa constatazione di una situazione che, come da noi previsto in occasione della relazione dello scorso anno, si sta aggrovigliando sempre più. Notiamo tuttavia con disappunto che i toni usati quest’anno dal presidente, al contrario di quanto sarebbe stato logico attendersi, si sono molto smussati rispetto al passato, dando così agli astanti la falsa impressione di un allarme meno impellente sui molti gravi rischi per il nostro sistema elettrico.

Posto che rimane perfettamente valido quanto scritto nei nostri precedenti post, che perciò invitiamo gli interessati a (ri) leggere senza essere costretti a ripeterci, sui costi industriali dell’eolico, sui costi delle rinnovabili elettriche, ed in particolare sulle “prediche inutili” della AEEG, ci limiteremo a riferire solo le novità (tutte peggiorative) che più ci interessano nella relazione AEEG di quest’anno, riportandone, in corsivo, alcuni passaggi chiave.

Cominciamo subito male, a conferma implicita che è in corso la deindustrializzazione del Paese:

Nel 2013 i consumi elettrici si sono ulteriormente ridotti del 3,4% (una analoga riduzione percentuale si è verificata nei primi otto mesi del 2014. Ndr) rispetto a quelli già depressi del 2012, scendendo sotto la soglia dei 300 TWh, con una contrazione ben maggiore di quella registrata dal PIL nello stesso periodo (-1,9%).

Da segnalare l’impegno dell’AEEG a favore della diminuzione degli oneri parafiscali nella bolletta elettrica delle imprese, recentemente concretizzatasi con il (deludente) decreto spalma-incentivi:

Nel settore elettrico, il perdurare degli aumenti di prezzo finale, nonostante il calo sensibile delle quotazioni del mercato all’ingrosso, è legato in primo luogo alla crescita degli oneri parafiscali. L’intendimento odierno dell’esecutivo di riduzione delle bollette (-10%) delle imprese, in particolare di quelle medio-piccole, si muove sulla giusta via: ridurre gli oneri, non già redistribuirli tra classi di clienti finali, individuando in via prioritaria i beneficiari delle diminuzioni parafiscali e garantendo l’invarianza di contribuzione agli altri consumatori.

Facciamo rilevare che nella relazione ricompare in Italia, dopo decenni, la parola “povertà”, non per casi isolati, ma riferendosi ad un “mercato di massa”:

Nel 2012, con aggravamento nel 2013, le sofferenze correlate alla crisi si sono manifestate anche nel cosiddetto mercato di massa, in maniera evidente sotto forma di morosità di imprese e famiglie… Il problema della morosità ne richiama un altro ben più grave: quello della povertà energetica.

 Compare, soprattutto, un richiamo esplicito (sebbene non abbastanza forte) sulla sicurezza del sistema elettrico:

L’ultimo triennio è stato un periodo di intenso lavoro, volto ad assicurare un tempestivo adeguamento del quadro delle regole nazionali, principalmente per tener conto dell’aumento tumultuoso delle fonti rinnovabili. Il nostro parco di generazione ha cambiato radicalmente struttura, con una quota di fonti rinnovabili che, in termini di potenza installata, alla fine del 2013 ha superato il 37% del totale. La rivoluzione del mix produttivo è ora tale che una quota di circa il 30% della produzione nazionale – quella rinnovabile con costo variabile nullo – offre a zero la vendita della propria energia (incentivi in disparte), pareggiando di fatto la produzione nazionale a gas quanto a volumi prodotti. Il cambiamento del mix produttivo e della sua distribuzione territoriale ha inciso sensibilmente non soltanto sui mercati all’ingrosso, ma anche sul funzionamento del servizio di dispacciamento, nonché sullo sviluppo e sulla gestione delle reti. Tutto ciò a rischio di nuove inefficienze e di possibili criticità per la stessa sicurezza del sistema.

 Bortoni conclude le sue considerazioni sul mercato elettrico con un benvenuto al nuovo capacity payment (chiamato capacity market in ottemperanza ai dettami del politicamente corretto), di cui però non fornisce stime:

L’Autorità saluta con favore l’ingresso del nuovo segmento del mercato della capacità produttiva, proposto dall’Autorità stessa già un anno fa… Il capacity market è di interesse per le fonti rinnovabili, quelle di oggi incentivate e quelle del futuro senza incentivi…

 L’entità dei problemi sistemici (in particolare alcuni che vengono appena accennati) aumentano però sensibilmente nella relazione specifica dell’AEEG del 12 giugno “Stato di utilizzo e integrazione degli impianti di produzione di energia elettrica alimentati da fonti rinnovabili” in cui leggiamo che

Con riferimento ai dati dell’anno 2012, la produzione lorda di energia elettrica da impianti alimentati da fonti rinnovabili in Italia è stata pari a circa 92 TWh (di cui quasi 32 TWh attribuibili ad impianti eolici e fotovoltaici, +52% rispetto all’anno precedente), a fronte di un totale nazionale pari a circa 299 TWh (il 30,8%). La potenza efficiente lorda relativa a impianti alimentati da fonti rinnovabili in Italia è pari a circa 47 GW (di cui quasi 25 GW attribuibili ad impianti eolici e fotovoltaici), a fronte di una potenza totale nazionale di circa 128 GW (il 36,7%).

Sulla base dei dati di preconsuntivo 2013 appare che la crescita di tali impianti continui ad essere significativa, superando i 108 TWh (di cui circa 37 TWh attribuibili ad impianti eolici e fotovoltaici), a fronte di una produzione lorda complessiva stimata in 288 TWh. In termini di potenza efficiente lorda, nel 2013 dovrebbero essere stati sfiorati i 50 GW (di cui oltre 26 GW attribuibili ad impianti eolici e fotovoltaici), il che è molto rilevante se si pensa che il fabbisogno di potenza alla punta nel 2013 è stato pari a 53,9 GW (quest’anno il fabbisogno massimo dovrebbe essere crollato ad appena 51,55 GW, rilevato il 12 giugno. Ndr) mentre il minimo fabbisogno è risultato pari a 19,5 GW

Prescindendo dall’imbarazzante constatazione che anche l’AEEG, come noi poveri mortali, dispone per le sue analisi di dati definitivi vecchi di oltre un anno, notiamo che la componente di potenziale elettrico non programmabile in questi ultimi anni è aumentata a dismisura, provocando tutta una serie di problemi, che vengono trattati di seguito nella relazione, e dei quali ci limitiamo ad un breve cenno, rinviando alla attenta lettura del documento AEEG per chi desidera approfondire tali argomenti. Continua a leggere

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Chi tocca i fili dell’energia rinnovabile muore

Il comitato esecutivo di Friends of the Earth International ha proposto l’espulsione dalla federazione degli Amici della Terra Italia, accusati di essere “greenwasher dell’energia sporca”

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Rosa Filippini, Presidente degli “Amici della Terra”

Nientemeno che un’intera pagina del Corriere della Sera di mercoledì dedicata ad un articolo di Danilo Taino sull’espulsione degli Amici della Terra Italia dalla federazione Friends of the Earth International, riportato sul sito web sotto il titolo “Amici della Terra: i più radicali contro gli italiani moderati“.

Una reazione apparentemente esagerata del Corriere di fronte a quella che a prima vista sembrerebbe l’ennesima bega tra frati dei tanti conventi ecologisti che affollano (e, secondo alcuni, affliggono) il nostro già sovrappopolato pianeta. Come spiegare altrimenti il rilievo che l’autorevole quotidiano, di cui sono noti i proprietari ed i ceti sociali di riferimento, ha concesso alla vicenda? Azzardiamo un’ipotesi in attesa di una interpretazione autentica. Qualcuno si deve essere reso conto che avere applicato alla politica economica italiana le parole d’ordine della religione new age - ambientalista di moda negli ultimi anni ha provocato inenarrabili disastri. Sarebbe stato difficile, in qualsiasi altro modo, riuscire a deindustrializzare l’Europa, e l’Italia in particolare, imponendo ai propri cittadini costi così alti per incentivare un’energia elettrica intermittente prodotta da ciclopici mulini a vento dove non c’è vento e da pannelli fotovoltaici nei campi, ed ottenere contemporaneamente un enorme aumento delle emissioni clima-alteranti globali. Un aumento del 50% dall’anno della firma del protocollo di Kyoto ad oggi, provocato da chi si è avvantaggiato economicamente delle politiche autolesionistiche dell’Occidente e gli ha sottratto con la massima spregiudicatezza i mercati di sbocco dei prodotti industriali. E’ evidente che si è seguita una strada drammaticamente sbagliata per risolvere il problema dei cambiamenti climatici, e la colpa è di qualcuno più che di altri, anche tra gli ambientalisti.

La vicenda dell’espulsione (con infamia, visti gli argomenti ed i toni usati) degli Amici della Terra Italia è la prima palese manifestazione di uno iato che sta spaccando tutto l’universo ambientalista mondiale, ed italiano in particolare, e che la vicenda delle incentivazioni agli impianti industriali a “fonte rinnovabile” per la produzione dell’energia elettrica ha contribuito a slatentizzare. Solo nel settore dell’eolico industriale sono emersi, sul campo, innumerevoli contrasti all’interno delle medesime associazioni, tra un centro aprioristicamente favorevole a questi impianti ed una periferia contraria. Ci si augura che questo divorzio sia il primo di una lunga serie e serva a fare chiarezza, soprattutto in Italia, dove non è più tollerabile che l’opera di mal sopportati burocrati professionisti al vertice di un paio di associazioni comprometta, con attività lobbystiche sempre più esasperate seppur circonfuse dal misticismo millenarista della salvezza del pianeta, quanto di buono la base dei volontari fa a tutela del proprio territorio.

Non è nostra intenzione descrivere qui la vicenda specifica del divorzio degli Amici della Terra, già illustrata da Taino in modo esaustivo nel suo articolo. Ci limitiamo a proporre due documenti originali per far ascoltare le due diverse campane, accompagnandoli con un paio di notarelle a margine.

Ecco dunque il testo della lettera contenente la proposta di espulsione inviata dal comitato esecutivo dei FoE International a Rosa Filippini, presidente degli Amici della Terra, che consigliamo, a chi conosce l’inglese, di leggere nella versione originale, presente di seguito alla traduzione italiana. Ciò per meglio apprezzare quella curiosa discrasia tra concetti e tic lessicali tanto di moda nelle Business School americane – e riproposti all’infinito dai consulenti aziendali globalizzati – ed argomenti (e toni) da processo del popolo maoista. Di quel Mao di cui, tanto per intenderci, molti attuali alti burocrati dell’ambientalismo mondiale sono stati ammiratori in gioventù, prima di ridipingersi e riciclarsi, pur mirando sempre agli stessi fini sebbene perseguiti con mezzi diversi.

Merita tuttavia riportare qui per esteso almeno un passaggio, giusto per definire il livello corrente di indottrinamento ideologico dei vertici della federazione FoE: “Gli amici della Terra sono percepiti come promotori del carbone pulito e dei meccanismi basati sul mercato per affrontare i problemi ambientali”. Pensate un po’ che crimine! Locura y blasfemìa!

Rosa Filippini, nonostante tutto, non pare, almeno leggendo l’articolo del Corriere, avere indossato le gramaglie. Nè tantomeno dimostrano segni di abiura e contrizione gli Amici della Terra nella mozione del loro congresso dello scorso luglio, di cui consigliamo di leggere almeno il preambolo, scritto da Mario Signorino.

Ma come è possibile? Si tratta della tracotante riproposizione di una manifesta eresia, con l’aggravante di una riottosa recidiva. E’ incredibile ed intollerabile! Questi eretici – impenitenti et ostinati – se la caveranno dunque con la semplice espulsione? Ma non era previsto il rogo, in tali circostanze? Oltre tutto, in questo caso, sarebbe estremamente comodo organizzarlo, data la vicinanza tra il covo degli eretici – pardon: la sede nazionale degli Amici della Terra – e Campo de’ Fiori. E inoltre, utilizzando per il fuoco purificatore la legna (come vuole la consolidata tradizione) e non i peccaminosi combustibili fossili, non ci sarebbero neppure elementi ostativi di natura morale rispetto alla vision e alla mission della Chiesa santa ed immacolata di Friends of the Earth International.

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Il crepuscolo degli Dei del vento

Bora della Fantina (53) piccolaLe ultime aste per incentivare l’eolico on-shore hanno scatenato una lotta al coltello per rientrare a tutti i costi nel contingente. I vincitori disposti ad accettare i ribassi massimi previsti dalla legge pur di ottenere gli ultimi incentivi. Quasi 1000 (mille) MW di potenza non assegnata. Domanda quadrupla rispetto al contingente previsto. Definitivamente scoraggiato chi pensava di progettare nuovi grandi impianti in vista di facili guadagni. La fila degli impianti in attesa si allunga a dismisura, mentre i soldi pubblici da scialacquare sono finiti. Di nuovo dimostrata nei fatti la praticabilità (e l’urgenza) anche nel settore dell’eolico di una congrua tassazione, già annunciata dal Ministro Guidi, degli incentivi esagerati concessi gli scorsi anni, prima della riforma.

Molti, oltre la cinquantina, ricorderanno le impressionanti scene televisive della sgangheratissima operazione “Frequent Wind” (sempre di vento si tratta), trasmesse dai telegiornali del 1975 in occasione della caduta di Saigon. Gli americani, sorpresi dalla improvvisa, rapidissima avanzata dell’esercito nord-vietnamita che aveva circondato la capitale del Viet Nam del Sud, avevano deciso di evacuare il loro personale ed i principali dirigenti sud-vietnamiti con un ponte aereo di elicotteri dalla loro Ambasciata ad una portaerei. Le immagini di migliaia e migliaia di disperati che si accalcavano attorno ai cancelli dell’Ambasciata per non perdere l’ultima opportunità di salvezza rimarrà nella memoria collettiva dell’umanità.

Ebbene: qualcosa di analogo si è verificato in Italia, nel totale silenzio dei mass media, il 26 giugno scorso, giorno di scadenza della presentazione delle domande di partecipazione al bando GSE del 29 marzo per la procedura competitiva d’asta al ribasso ai sensi dell’articolo 12 del D.M. 6 luglio 2012.  

Lo sappiamo perchè sono appena stati pubblicati dal GSE i risultati delle aste competitive e dei registri di quest’anno per l’assegnazione degli incentivi da conferire dal 2015 agli impianti a fonte d’energia rinnovabile, diversa dal fotovoltaico, per la produzione di energia elettrica.

Abbiamo dunque appreso che gli impianti eolici on-shore di potenza maggiore ai 5 MW che hanno vinto le aste sono appena un quarto delle domande presentate: circa un altro migliaio ( ! ) di MW sono risultati in eccesso, non rientrando nel contingente assegnato oppure risultandone per qualche altro motivo esclusi. Sappiamo inoltre che altre migliaia ( ! ) di MW eolici già autorizzati sono bloccati per tutta una serie di motivi. La coda in attesa diventa ogni anno più lunga.

Per inciso: nessun impianto maggiore di 5 MW ha ottenuto gli incentivi nell’Alto Appennino, zona in cui operano i comitati coordinati nella Rete della Resistenza sui Crinali. Come l’anno scorso si è di nuovo distinta in negativo, per l’immane assalto al proprio territorio, la Basilicata.

Dei 14 impianti vincitori, 6 hanno offerto una riduzione percentuale, rispetto alla base d’asta, del massimo consentito dalla legge (il 30%). La riduzione minima per garantirsi l’incentivo feed-in ventennale è stata quest’anno del 26,50%. Niente meno! In soldoni: i vincitori si sono detti disposti ad accettare di vedersi retribuita l’energia elettrica da loro prodotta ad un prezzo (complessivo) compreso tra gli 85 ed i 90 euro al MWh. Ricordiamo che, negli ultimi mesi, il prezzo medio mensile all’ingrosso dell’energia elettrica (PUN) è oscillato tra i 45 ed i 50 euro al MWh. I vincitori delle aste si vedranno dunque retribuire con quasi il doppio del prezzo di mercato. E ne saranno contentissimi! Del resto noi sapevamo che in Germania, dove i disastri della Energiewende cominciano a provocare i primi segni meno anche nella produttività del sistema industriale più forte d’Europa, erano stati installati circa il triplo degli impianti eolici italiani, sfregiando intere regioni, ad un prezzo, garantito dagli incentivi, attorno ai 90 euro al MWh. Tutti in Italia erano perciò perfettamente consapevoli che, per un discreto sito eolico (diciamo in grado di garantire una media di 1500 ore di vento utili all’anno per una quindicina anni, che si suppone essere la vita media dei nuovi impianti), la garanzia di 90 euro al MWh sarebbe stata persino eccessiva. Adesso c’è la conferma. Rimane ora da chiarire per quale motivo, nel 2007 (regnante l’ultimo Governo Prodi), si fosse deciso di obbligare lo Stato ad acquistare i certificati verdi prodotti dall’eolico in eccesso rispetto ai contingenti allora fissati garantendo ai produttori un prezzo complessivo dell’energia elettrica da fonte eolica di ben 180 euro al MWh. La spiegazione del mistero ci verrà dalla Storia o qualcuno, presso un altro potere dello Stato che ha l’incarico di controllare (anche) il Governo, se ne sta interessando? E soprattutto: questi certificati verdi, o gli incentivi ad essi equivalenti, continueranno a non essere adeguatamente tassati, nonostante l’ormai palese ingiustificato arricchimento dei loro proprietari? Continua a leggere

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Avanti a spallate con il progetto dell’impianto della FERA a Quiliano (SV)

Regione Liguria determinatissima: ignorata la Sovrintendenza e derogato il proprio P.T.C.P. Nessun ostacolo appare troppo grande per non essere scavalcato.

Le alture intorno a Quiliano

Finalmente una buona notizia per la ditta FERA, di recente finita agli onori delle cronache nazionali per qualche amicizia pericolosa, come abbiamo appreso, ad esempio, dal Secolo XIX e da Repubblica.

Leggiamo infatti da “La Stampa” di Savona del 24 luglio alcuni brani dell’articolo “Parco eolico alle Rocche Bianche” siglato E.B.:

Prosegue con prescrizioni l’iter di approvazione del progetto per il nuovo parco eolico delle Rocche Bianche, sulle montagne al confine tra Vado e Quiliano… Bocciato nel 2011 nella stesura originaria presentata dalla società Fera di Milano. Il progetto è stato ridimensionato e ripresentato nel 2013… Incassato il parere negativo della Soprintendenza ai Beni architettonici e paesaggistici   nell’aprile scorso, il nuovo progetto ha comunque superato l’esame della Valutazione di Impatto Ambientale della Regione, approvazione subordinata all’adozione di tutta una serie di interventi migliorativi.
Nel nuovo piano le pale eoliche sono state ridotte da 6 a 4 e verranno installate lungo il crinale di Cima delle Rocche. Ciascuna avrà una potenza di 2,35 MW e un’altezza al mozzo di quasi 100 metri e diametro massimo del rotore pari a 92 metri. La potenza complessiva, circa 9 MW, potrà garantire una produzione energetica stimata in quasi 24 mila MWh/anno, in grado di soddisfare il fabbisogno elettrico di circa 7.500 famiglie.
Le prescrizioni sono incentrate soprattutto sugli aspetti paesaggistici
“.

Meno male…

Ma come si spera di aggirare il non semplice problema dello sfregio paesaggistico che questi aerogeneratori, alti complessivamente quasi 150 metri, porteranno alla Riviera ligure di Ponente? Semplice. Lo leggiamo ancora sulla Stampa:

“…miglioramento del piano di ripristino della vegetazione. Grande attenzione ai sentieri storici interessati dalle opere che dovranno essere salvaguardati e migliorati. Inoltre le piste ed i tracciati temporanei di servizio dovranno adeguarsi alla morfologia originaria del terreno. La cabina di consegna dovrà presentarsi come un fabbricato rurale.”
La notizia del via libera avrà certo rasserenato anche il Presidente nazionale di Legambiente, convinto assertore dell’impianto, a cui egli attribuisce evidentemente misteriose proprietà salvifiche.

Proprio tutto questo interesse per l’impianto tra Vado Ligure e Quiliano aveva suscitato la curiosità del giornalista Luigi Franco nell’articolo-inchiesta su Legambiente del Fatto del 10 giugno scorso.

Mentre anche i Verdi si uniscono al coro delle innumerevoli voci contrarie, la Regione prosegue indefessa nell’iter amministrativo, al grido di “Dio lo vuole!”. E se non è Dio in persona a volere l’impianto di Quiliano, è certamente qualcuno a Lui molto vicino.

E così, nella propria deliberazione dell’ 11 luglio 2014 (di cui riportiamo di seguito in corsivo ampi stralci) la Regione Liguria Continua a leggere

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La stucchevole telenovela del taglio degli incentivi alle rinnovabili elettriche

Altro che tela di Penelope… A Roma nessuno pare interessato al bene comune, mentre i privilegi particolaristici ricevono la massima tutela. E intanto la barca comune continua ad affondare.

 Ahimè. Ben triste è il destino ch’oggi m’attende, che domani t’attende, o lettore.

Purtroppo, dopo due mesi dal post in cui ironizzavo sul promesso taglio del 10% alle bollette elettriche delle piccole e medie imprese , da realizzare assolutamente entro il primo maggio e che rappresentava uno dei principali cavalli da battaglia del nuovo Governo Renzi, sono costretto, mio malgrado, a tornare sull’argomento. Lo faccio di malavoglia e per puro spirito di servizio, stante il niente che è stato nel frattempo realizzato dai novelli dinamici decisori politici, tranne ovviamente una grandissima confusione. Evidentemente l’approccio borbonico del facite ammuina, ormai da decenni imperante nei Palazzi romani quando si tratta di risolvere qualche problema politico incancrenito, ha rapidamente contagiato anche le giovani e trionfanti legioni del Cesare di Pontassieve.

Tutta la questione in oggetto è, quanto meno, noiosissima, ed ormai sappiamo che si risolverà, nella migliore delle ipotesi, in un provvedimento di natura poco più che simbolica. Questo scritto, che utilizza come filo conduttore alcuni articoli di stampa tra gli innumerevoli pubblicati in queste ultime settimane per contrastare la già debole iniziativa governativa, sarà utile soprattutto ai posteri. Servirà loro come efficace esempio quando si chiederanno il perchè e il come l’Italia, fino a pochi anni prima uno dei Paesi più ricchi del mondo, abbia deciso di intraprendere con determinazione la via che l’avrebbe condotta al sottosviluppo e a tutta quella congerie di disgrazie che si accompagnano sempre ad un improvviso impoverimento.

Il problema di politiche energetiche drammaticamente sbagliate, alla base di tutto il contendere di questi mesi, viene sapientemente sintetizzato nell’articolo di Mario Pirani, uno dei pochi giornalisti italiani in grado di sostenere una propria posizione autonoma in questa materia, dal titolo “Una indigestione di elettricità“, pubblicato su La Repubblica del 9 dicembre scorso e che invitiamo a leggere con la massima attenzione.

Proprio da questa situazione, oggettivamente disastrosa, derivava l’alfieriana volontà di Renzi, descritta nel succitato post, a provvedere rapidissimamente per concedere un minimo sollievo agli agenti economici in difficoltà. Ecco dunque, alla fine, concretizzarsi a fatica il relativo provvedimento, già molto indebolito ed inserito nel “decreto competitività”, elaborato dal Ministero dello Sviluppo Economico (MISE). Lo segue lungo la sua genesi, tra gli altri, Federico Rendina, che già nell’articolo “Bolletta elettrica, meno sussidi più sconti” sul Sole 24 Ore del 15 giugno, è costretto ad ammettere:

Missione oggettivamente complicata e insidiosa quella che vede i tecnici dei ministeri dell’Economia e dello Sviluppo economico ancora al lavoro in queste ore. L’alchimia ipotizzata per assicurare il tesoretto da un miliardo e mezzo di euro l’anno necessario per lo sgravio promesso alle piccole imprese sta perdendo, strada facendo, importanti pezzi“.

Talmente complicata ed insidiosa da essere addirittura oggetto di “un fuoco di sbarramento a colpi di minacce degli operatori”, come rivela, nel suo successivo articolo dal titolo “Mix di tagli per lo sconto alla bolletta Pmi“, lo stesso Rendina.

Ma perchè concentrare l’attenzione del provvedimento governativo sul fotovoltaico? La risposta ce la dà il solito Pirani, su Repubblica del 30 giugno nell’articolo “Lo scippo del sole. Perchè in Italia è il più caro al mondo“, che, nella ricerca dei responsabili del costosissimo disastro perpetrato, punta il dito su “qualche economista sprovveduto o ben sovvenzionato“.
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Noi sognavamo… la rivoluzione verde

Un appassionato contributo che chiarisce la posizione delle associazioni ambientaliste favorevoli alla tassazione degli extra profitti speculativi nel dibattito in corso sulla riduzione degli incentivi agli impianti industriali FER elettrici.

 Riceviamo da Oreste Rutigliano, di Italia Nostra, e volentieri pubblichiamo.

 solar-homeNoi sognavamo un pannello per ogni tetto, per ogni famiglia, per ogni scuola e per ogni capannone a vantaggio delle piccole e medie imprese.

Noi sognavamo che tutti gli italiani si mettessero in mente un’idea: come posso risparmiare energia e combustibili, cosa posso fare per spendere meno di riscaldamento, dove mettere il pannello per riscaldare l’acqua sanitaria con il sole…

Noi sognavamo.

E invece è andata nel modo peggiore immaginabile.

La “rivoluzione verde” in Italia, finora, si è dimostrata in gran parte un gigantesco inganno.

Infatti sono arrivati loro: gli investitori della turbo finanza, le multinazionali, gli amici degli amici e i compari dei compari, persino gli stessi petrolieri, che, per diversificare i propri investimenti, hanno installato pale e pannelli dappertutto… E tutti si sono detti: investiamo in grande, chiediamo incentivi altissimi con la scusa del buonismo ecologico e accaparriamoci i siti – spesso bellissimi e finora incontaminati – che graziosamente gli amministratori locali italiani ci concedono. Lì non dobbiamo dividere i profitti con nessuno, fatta salva una mancetta ai Comuni per le royalties e qualche briciola per i proprietari dei campi agricoli o dei pascoli di montagna in cui andremo ad insediare le nostre centrali rinnovabili. Ma, mi raccomando: tutte di dimensioni industriali, per ridurre i nostri costi fissi. E, soprattutto, senza rischiare quasi niente in proprio, affidandoci ad una leva finanziaria lunghissima che il sistema bancario italiano (si parla di prestiti al solo settore fotovoltaico di 40 miliardi: è possibile? nessuno ha mai controllato?), colpevolmente, ha assicurato per pura ingordigia, confidando in una inverosimile capacità del “sistema Italia” di reggere ad un onere di questa entità senza collassare.

Tutti i soldi disponibili nei prossimi vent’anni per preservare l’ambiente si sono subito esauriti, a vantaggio di pochi astuti privilegiati. Tutti i nostri sogni si sono subito spenti. In tante, troppe zone d’Italia è cominciato l’incubo di un iniquo sfregio paesaggistico apparentemente senza fine. Ora persino tra alcuni iniziali sostenitori di questi impianti comincia a sorgere il sospetto che l’Italia possa non farcela a sopportare un simile fardello tanto a lungo.

E dunque.

Che fare ora, per salvare il salvabile, se non tassare in modo congruo queste rendite puramente speculative utilizzando il conseguente gettito fiscale a vantaggio di altri settori della green economy, ben più promettenti, rimasti al palo? O vogliamo aspettare che decida il caso, quando il sistema delle FER elettriche industriali crollerà sotto il suo stesso peso? Il castigo per gli speculatori sarebbe comunque peggiore di quell’intervento governativo di imperio, ancorchè severissimo, che le attuali, drammatiche circostanze richiedono e che noi auspichiamo.

Oreste Rutigliano

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Procede l’iter del progetto “Vento di Tornolo”

Il progetto interesserebbe un’area di elevatissimo pregio paesaggistico: il passo di Cento Croci è uno dei passi appenninici più suggestivi e rappresenta una porzione importante del crinale appenninico principale che separa l’Emilia Romagna dalla Liguria. Il Passo Cento Croci e il Monte Foppo (area di progetto), sono interessati dal passaggio dell’importante itinerario escursionistico “Alta Via dei Monti Liguri”, che fa parte del progetto escursionistico chiamato “Sentiero Italia”, cammino lungo oltre 6000 km che, partendo da Trieste, attraversa tutto l’arco alpino, gli Appennini, la Sicilia e la Sardegna. Il Passo Cento Croci è da qualche anno oggetto di cantieri eolici industriali, che stanno alterando il profilo del crinale principale.

La telenovela infinita del progetto presentato dalla società Enernova,  che prevede due aerogeneratori di altezza pari a 131 metri e della potenza di 3 MW, in comune di Tornolo, in località  Monte Foppo, continua.

Chi ha addentato l’osso eolico non lo molla mai. La prospettiva di accedere agli incentivi pubblici è troppo ghiotta per non provarle tutte.pagina 4 pagina 5

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Le associazioni ambientaliste contrarie all’eolico industriale selvaggio presentano un documento comune in Senato all’audizione sul decreto spalma incentivi

Marco Parini, Italia Nostra: provvedimento giusto, inevitabile ma insufficiente; occorre tassare alla fonte le super rendite degli speculatori per finanziare l’efficientamento energetico; evitare di fissare obiettivi vincolanti nel rapporto tra energia da FER e consumi per il 2030

Rosa Filippini, Amici della Terra: il Governo per la prima volta riconosce almeno la gigantesca speculazione legata agli incentivi che è stata operata strumentalizzando l’ambiente; subito stop del Ministero dello Sviluppo alle nuove aste sulle FER elettriche intermittenti

Roma 2 Luglio 2014 – Italia Nostra e gli Amici della Terra hanno preso parte ieri all’audizione presso le Commissioni congiunte 10^ (Industria) e 13^ (Ambiente) del Senato sul Decreto “Spalma Incentivi” presentando un documento congiunto sottoscritto anche da Lipu, Mountain Wilderness Italia, Altura, Movimento Azzurro, Comitato per la Bellezza, Comitato Nazionale del Paesaggio e Associazione Italiana per la Wilderness.

Ecco, di seguito, il testo completo del comunicato comune.

 

On. Massimo Mucchetti, Presidente della X Commissione del Senato.
On. Giuseppe Francesco Maria Marinello, Presidente della XIII Commissione del Senato.

Decreto “spalmaincentivi”: un primo passo ancora insufficiente per correggere le speculazioni

 Con il decreto legge 91 del 24 giugno sulla competitività, il Governo interviene per diminuire la spesa annua per gli incentivi agli impianti di fonti rinnovabili elettriche industriali, diluendola su un arco di tempo di 24 anni anziché 20. Il Governo, per il momento, ha scelto il settore fotovoltaico che costa, esso solo, 6,7 miliardi all’anno alle bollette degli italiani. Non si penalizzano i pannelli fotovoltaici sui tetti delle abitazioni o delle fabbriche, ma le scandalose rendite pubbliche garantite alle distese di fotovoltaico speculativo sui campi, di potenza superiore ai 200 kW, ovvero, come ha chiarito la Ministra Guidi, il 60 % degli incentivi concentrati nelle mani del 4% degli “investitori”. Tutti impianti industriali, sorti senza criterio alcuno se non quello di accaparrarsi gli incentivi. Oltre tutto, deserti da operai.

Il provvedimento era atteso da almeno un paio d’anni ma la sua emanazione è stata sempre ritardata dalla fortissima pressione esercitata dalle associazioni che rappresentano il suddetto 4% di “investitori” che, ovviamente, non intende mollare il 60% dei 6,7 miliardi annui. L’intervento governativo, dunque, è coraggioso ma non più rinviabile a fronte dei dati confermati anche quest’anno dalla relazione dell’Autorità per l’Energia Elettrica e il Gas (AEEG) : viene confermata la previsione che il tetto di spesa per incentivi annui di 12,5 miliardi, previsto per il 2020, verrà toccato già quest’anno; si ribadisce che l’aumento del prezzo delle bollette elettriche, nonostante l’aumento dell’offerta di energia elettrica da fonti rinnovabili, è imputabile agli “oneri parafiscali”, cioè, per la massima parte, agli incentivi alle rinnovabili stesse. Ma soprattutto apprendiamo che la presenza di tanti impianti non programmabili, oltre a stravolgere il mercato all’ingrosso dell’energia elettrica, provoca problemi di dispacciamento e di gestione delle reti, “a rischio di nuove inefficienze e di possibili criticità per la stessa sicurezza del sistema”.

Un bollettino di guerra, dunque. Era perciò necessario intervenire per salvare il salvabile.

Noi siamo critici sul provvedimento: pensiamo che sia insufficiente in termini quantitativi (il Governo prevede ottimisticamente risparmi annui nell’ordine delle centinaia di milioni, che saranno presto annullati dal nuovo capacity payment reso necessario per sussidiare gli impianti a combustibile fossile improduttivi ma necessari a fornire un back up ai troppi impianti FER non programmabili); è stranamente limitato al fotovoltaico, mentre tutti sappiamo che le rendite assicurate all’eolico sono anch’esse spropositate, concentrate nelle mani di pochi beneficiari e, a seguire le cronache giudiziarie, monopolizzate dalla criminalità organizzata in molte aree del paese.

Siamo convinti che lo strumento più efficace e più equo da adottare sia la tassazione alla fonte di queste enormi rendite. Il gettito fiscale conseguente (di un ordine di grandezza superiore a quello previsto dal “decreto spalma-rinnovabili”, che è una semplice puntura di spillo per la grande speculazione) dovrebbe essere utilizzato per finanziare l’ efficientamento energetico del Paese, la riduzione degli sprechi (in Italia si perde annualmente sulle reti elettriche una quantità di energia equivalente a quella prodotta da tutti i 20 GW – ed oltre – di potenza fotovoltaica ed eolica installata a costi sanguinosi negli ultimi anni), il telelavoro, i trasporti pubblici, il mini geotermico, la produzione di “energia verde” nel settore del riscaldamento e del raffreddamento, in quello dei trasporti e così via.

I risultati in termini di risparmio e di efficienza sarebbero enormi, ma ancora maggiore sarebbero quelli che si potrebbero ottenere se i nostri ricercatori venissero messi nelle condizioni di studiare metodi veramente alternativi all’uso dei combustibili fossili e per la riduzione delle emissioni di gas climalteranti.

Tuttavia è importante che il Governo e il Parlamento con questo provvedimento, per la prima volta, riconoscano almeno la gigantesca speculazione che è stata operata strumentalizzando l’ambiente che invece è stato gravemente danneggiato, nella gran parte dei casi. Sono stati impegnati, solo per gli incentivi agli impianti di FER elettriche realizzati soprattutto negli ultimi 5-6 anni, quasi 230 miliardi, euro più euro meno, che già stiamo pagando e che dovrà pagare la prossima generazione: il 15% del PIL italiano corrente per produrre – forse – il 20% del fabbisogno elettrico nazionale. Per tutto il resto invece si lesina; ad esempio, per la manutenzione in grado di garantire la produzione di energia pulita dagli impianti storici ad energia rinnovabile (in particolare le grandi dighe, da tempo ammortizzate e perciò prive di incentivi). Altri miliardi dovranno essere pagati ogni anno per i servizi di dispacciamento, di accumulazione, per nuove reti e per il capacity payment che, nel lungo periodo, dovrà essere un multiplo di quelle centinaia di milioni previsti e che presto si dovranno pagare, ogni anno, da qui al 2017.

Ora domandiamo: il Ministero dello Sviluppo Economico vuole davvero organizzare altre aste per i prossimi anni, distribuendo nuovi incentivi alle altre rinnovabili elettriche intermittenti con una mano mentre con l’altra prova disperatamente a tagliare quelli già in essere?

E soprattutto: il Governo italiano vuole veramente fissare volontariamente nuovi e sempre maggiori obiettivi vincolanti nel rapporto tra energia da FER e consumi per il 2030, fornendo così la scusa alla grande speculazione nazionale ed internazionale per pretendere altri, enormi sussidi “perchè ce lo chiede l’Europa”?

Roma, 1 Luglio 2014

Condividono il presente documento le seguenti associazioni nazionali:

       Italia Nostra -   Presidente nazionale   Marco Parini

       Amici della Terra – Presidente Rosa Filippini

       Lipu – Direttore Danilo Selvaggi

       Mountain Wilderness -   Presidente Carlo Alberto Pinelli

       ALTURA – Gen. Stefano Allavena

      Movimento Azzurro – Segretario Dante Fasciolo

      Comitato per la Bellezza   –  Vittorio Emiliani

      Comitato Nazionale del Paesaggio – Gianluigi Ciamarra

      Associazione Italiana per la Wilderness – Presidente Bruno La Pietra

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Venerdì a Firenzuola la presentazione del libro “Il sentiero degli Dei” di Wu Ming 2

Evento organizzato dai Cittadini per la Difesa del Santerno in collaborazione con il Comitato Monte Gazzaro – no eolico selvaggio. Sarà presente l’autore, che ne leggerà alcune pagine.

 wu-mingNell’ottobre del 2009 tale Giovanni Cattabriga percorre il sentiero degli Dei, l’itinerario escursionistico che permette di andare da Bologna a Firenze in quattro o cinque piacevolissimi giorni di cammino tra campi e boschi. Un percorso affascinante che ha pochi uguali in Italia (e nel mondo…), specie se si considera che, per una dozzina di chilometri, si cammina a fianco dei resti di un’antica strada romana dimenticata di epoca repubblicana recentemente – e miracolosamente – ritrovata e riportata alla luce da due appassionati locali di storia.

Ammettiamo che questa non è una grande notizia in sè, soprattutto per chi si occupa di contrasto all’eolico-industriale. Cattabriga è solo una delle centinaia di persone che ogni anno decidono di provare questa esperienza a contatto con la natura. La notizia acquista però rilevanza perchè Giovanni Cattabriga è il nome secolare dello scrittore Wu Ming 2 (già Luther Blissett) e perchè proprio sul sentiero degli Dei, tra i boschi di Monte dei Cucchi, qualche astutissimo, proprio nel 2009, aveva deciso di costruire un “parco” eolico gigantesco. Wu Ming 2 viene a conoscenza della cosa leggendo i cartelli che il bellicoso comitato locale aveva disseminato lungo il sentiero nel tratto da Madonna dei Fornelli a Pian di Balestra per mettere sull’avviso la cittadinanza e i viandanti. Tornato a casa, lo scrittore completa la sua esperienza sul campo con un lavoro di accurata indagine giornalistica (non solo su questo episodio, ma anche, ad esempio, sull’insensato olocausto del Sasso di Castro e sulle nefandezze dei lavori della TAV) che lascia a bocca aperta lo stesso comitato, a cui mai l’autore si è rivolto per avere informazioni, preferendo documentarsi personalmente in rete. Ma leggiamo che cosa ci racconta a questo proposito lo stesso Wu Ming 2, con le parole del suo alter ego Gerolamo, nel libro “Il sentiero degli Dei”, rivelatosi un best seller, edito nel 2010 dalla Ediciclo Editore nella collana “A passo d’uomo”.

Da pag. 78:

Fin dalle prime curve del sentiero, Gerolamo ha la sensazione di avere attraversato un confine, come se da Madonna dei Fornelli iniziassero le vere montagne, boschi più fitti, case più rade, silenzi, paesaggi selvatici e solitari.

Da pag. 79:

La ditta Agsm, di proprietà del Comune di Verona, vuole costruire sul Monte dei Cucchi un parco eolico da ventiquattro generatori alti come la Torre degli Asinelli (settanta metri di supporto per una tripala di 26 metri di raggio).

Da pag. 80:

Gerolamo pensa che chiamare parco un progetto del genere è come battezzare una guerra operazione di polizia internazionale. Molti crimini contro l’umanità sono anche crimini contro il vocabolario.

Da pag. 81:

Agsm ritiene che ventiquattro generatori alti cento metri siano la soluzione più indicata per un crinale di montagna a mille metri di altitudine.

Da pag. 82:

Ma Agsm sostiene che quello delle sue torri “non è un vero e proprio impatto, perchè non è sottrazione di habitat, di utilizzo o di usufruibilità; è modifica nella percezione di un paesaggio”.

Da pag. 86:

Se una qualunque azienda venisse a installare un enorme mulino a vento sulla Torre degli Asinelli la cacceremmo da Bologna a calci nel culo e nessuno ci farebbe una diagnosi di sindrome Nimby (Not in My BackYard: l’energia rinnovabile sì, ma non nel mio cortile). Invece, se gli abitanti di una valle si ribellano perchè qualcuno vuole modificare il profilo di una montagna, ecco che ci indigniamo contro questi nostalgici, nemici del progresso, primitivi e antimoderni.

Oggi sappiamo che, dopo due anni e mezzo di durissime battaglie, il progetto dell’impianto di Monte dei Cucchi è stato bocciato.

Merito degli sforzi del locale comitato, certo, ma anche del lavoro di Wu Ming 2. Chi scrive può testimoniare, ad esempio, l’impressione destata nella Presidente della Commissione Ambiente della Provincia di Bologna, proprio durante un sopralluogo a Monte dei Cucchi, nell’apprendere dell’interesse suscitato da questa vicenda nel libro di uno dei più letti scrittori italiani contemporanei.

Forse però Wu Ming 2 non sa ancora che, subito dopo la bocciatura, Monte dei Cucchi, a conferma delle tesi del comitato, è diventato un Sito Natura 2000, a implicito dileggio dei (molti) sostenitori di quell’assurdo progetto.

Per combinazione si è riparlato recentissimamente di Monte dei Cucchi, e anche della società che ha fatto gli studi di impatto ambientale lì e per innumerevoli altri impianti eolici in questa stessa zona, sul Fatto Quotidiano, nell’inchiesta dal titolo “Legambiente fa business con l’ecologia. I dubbi degli esperti: “E’ una onlus“, e più precisamente nel paragrafo intitolato “Dirigenti della onlus in prima linea”.

Ed è anche probabile che Wu Ming 2 ignori che, da allora, sono stati respinti altri due progetti di impianti eolico-industriali, sempre lungo il sentiero degli Dei. Il primo, di nuovo della Agsm, a meno di due chilometri di distanza da quello di Monte dei Cucchi, sempre sullo stesso crinale ma più a sud, in Toscana: su Monte Bastione in località La Faggeta ed il secondo, molto più di recente, su Monte Gazzaro, presso il passo della Futa.

Proprio il comitato costituitosi per contrastare quest’impianto ha collaborato all’organizzazione dell’evento-incontro di venerdì prossimo alle 21, presso il Museo della Pietra Serena di Firenzuola. In quell’occasione sarà un duplice piacere, per tutti noi, conoscere e ringraziare personalmente Wu Ming 2 ed informarlo che la vigilanza sulle nostre montagne contro la speculazione eolica in questi anni è rimasta attiva. Ma anche che la guardia deve sempre rimanere alta.

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“Per l’eolico per farcela senza incentivi servirebbero ventosità che in Italia non si trovano”

Inopinata e sconfortante dichiarazione del Professor Vittorio Chiesa (direttore dell’Energy & Strategy Group del Politecnico di Milano). Dodici anni e un’infinità di miliardi buttati in incentivi rivelatisi dannosi.

ventodisoldi

Le cronache di questi giorni portano alla ribalta un vecchio cavallo da battaglia della Rete della Resistenza sui Crinali: quello del “tradimento dei chierici” o, fuor di metafora, il ruolo svolto dai Professori delle Università nell’appoggio (o, nella migliore delle ipotesi, nel mancato contrasto) alla stravagante e costosissima utopia di fare funzionare l’economia italiana, e l’industria in particolare, con un numero inverosimile di impianti industriali per la produzione di energia elettrica da FER non programmabili.

Se n’era accennato nell’ultimo post del sito della RRC, trattando del diffuso ed apparentemente irreversibile clima di degrado culturale e morale, ormai da troppo tempo alla base delle italiche disgrazie, di un’intera classe dirigente.

In Italia l’espressione del proprio pensiero è libera (se non si commettono reati), ma non si può rimanere assisi sulla cattedra di un’Università pubblica se si raccontano certe castronerie. I casi di chierici pusillanimi che abbiamo incrociato in questi anni sono stati troppo numerosi, e perciò le nostre diffidenze verso la categoria (ci si perdoni la rozza ma inevitabile generalizzazione) non possono più essere definite semplici idee preconcette.

Per questo abbiamo accolto con gioia la notizia che il neo Ministro dello Sviluppo Economico si era rivolta, per risolvere l’intricatissimo problema del costo esorbitante delle bollette elettriche per le piccole e medie imprese che intanto si era creato, a Carlo Stagnaro, uno studioso ed esperto (non accademico) che in materia la pensa in modo del tutto opposto rispetto al facile ottimismo di molti nostri cattedratici. Stagnaro aveva definitol’enorme manovra a sostegno delle energie verdi” (del valore di circa 12 miliardi di euro all’anno) “un tributo alla politica” e “un monumento agli errori della politica industriale”.

Particolarmente illuminante, come esempio atto a dimostrare le nostre tesi, il recentissimo caso dell’ “Energy & Strategy Group” del Politecnico di Milano, la cui “mission” è nientemeno che quella di “diventare un punto di riferimento a livello nazionale per la comprensione delle dinamiche competitive nella filiera delle energie rinnovabili in Italia”, e che fin qui molto si è speso – e molto si è esposto – a favore dei pregi delle rinnovabili elettriche. E così abbiamo letto, dal post di Qualenergia.it del 19 maggio scorso dal titolo “L’eolico italiano verso la market parity“, che “negli ultimi anni anche in Italia l’eolico si è di fatto avvicinato alla competitività con fonti convenzionali… Ad affermarlo è l’ultima edizione del Report ‘Rinnovabili Elettriche Non Fotovoltaiche’ dell’Energy & Strategy Group del Politecnico di Milano“.

Noi non consideriamo Qualenergia l’ipse dixit. Sappiamo anzi dal recente articolo del Fatto Quotidiano “Legambiente fa business con l’ecologia“, scritto dal giornalista Luigi Franco e pubblicato il dieci giugno, che essa recita un preciso ruolo in commedia. Nell’articolo di Luigi Franco (che raccomando di leggere avendo accanto il proprio commercialista e magari anche un bravo fiscalista) apprendiamo infatti che la società Azzero CO2 (definita “il principale braccio operativo di Legambiente”) “possiede al 100% la società di servizi editoriali Qualenergia”. E’ quindi difficile considerarli prevenuti verso le rinnovabili elettriche e le magnifiche sorti e progressive dell’eolico salvifico…

Eppure, appena tre giorni dopo, il 22 maggio, la stessa Qualenergia, nel post “Rinnovabili elettriche: fine incentivi a inizio 2015“, ci informava che “la stima diffusa oggi e confermata dal direttore operativo del GSE è che le risorse per gli incentivi alle rinnovabili elettriche (non fotovoltaiche) si esauriscano già all’inizio del 2015, dunque molto prima di quanto si pensava. Se non si mettono in campo nuove forme di sostegno, il mercato di eolico e minieolico, biomasse e mini idroelettrico potrebbe crollare“.

Crollare senza “nuove forme di sostegno”? Anche l’eolico?
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L’ombra dell’eolico aleggia sui clamorosi arresti di Scajola e di Clini

L’arresto dei due Ministri avalla molti nostri sospetti di dubbi comportamenti nelle munifiche politiche di incentivazione degli impianti FER elettrici, oggi ancor di più simbolo del collasso culturale della classe dirigente italiana. Urgono tagli agli incentivi. E rottamazioni…

scajola - clini E dunque, in rapidissima successione, sono stati arrestati due dei (molti) responsabili politici del disastro delle rinnovabili elettriche in Italia, con i quali avevamo avuto occasione di polemizzare per avere favorito la diffusione massiccia degli impianti eolico-industriali. Il primo arresto l’otto maggio: l’ex Ministro dello Sviluppo Economico dell’ultimo Governo Berlusconi Claudio Scajola e poi, il 26 maggio, l’ex Ministro dell’Ambiente del Governo Monti Corrado Clini.

In entrambi i casi sulla stampa è comparso anche, immancabile, il filone dell’eolico.

Nel caso di Scajola ne ha parlato Il Secolo XIX di Genova il 20 maggio nell’articolo di Matteo Indice “Scajola, Matacena e gli affari con l’eolico”, dal quale leggiamo il passaggio che più ci interessa:

“Nello specifico, il settore di riferimento sul quale si stanno accendendo gli interessi degli inquirenti è quello dell’eolico, e la società principalmente monitorata la “Fera srl” di Milano. Quest’ultima ha costruitodue parchi eolici in Liguria, a Cairo Montenotte e alla “Rocca”, comune di Pontinvrea, sempre in provincia di Savona”.

E ancora:

Il ministero dello Sviluppo economico ai tempi in cui a guidarlo era il politico imperiese, stanziò quasi mezzo miliardo di incentivi al settore… Soprattutto, nella missiva telematica inoltrata pochi giorni fa agli inquirenti si fa riferimento ad almeno un viaggio che proprio Matacena avrebbe compiuto nella sede della Fera srl a Milano (la medesima Fera, lo confermano altre carte giudiziarie, è stata coinvolta in varie indagini dell’Antimafia al sud, Sicilia in primis, ndr): è di quest’episodio, quindi, che esisterebbe un testimone pronto a rinnovare il suo resoconto alle forze dell’ordine“.

Anche nel caso dell’arresto di Clini si affaccia l’eolico, nella veste di una società che opera nel settore, la Med Ingegneria srl.

Infatti, secondo il Mattino di Padova nell’articolo del 26 maggio “Peculato: arrestato l’ex ministro Corrado Clini e l’Ingegnere padovano Augusto Pretner“, “le indagini hanno preso le mosse dall’individuazione di un flusso di false fatturazioni provenienti da una società olandese a favore di uno studio d’ingegneria ferrarese, Med Ingegneria Srl“.

Ci preme attirare l’attenzione, per intuire quanto è accaduto per favorire le rinnovabili elettriche, su quello che è già stato definito il “sistema Clini” nell’articolo della Stampa dal titolo “Clini, un quarto di secolo di strapotere del ras dell’ambiente”.

Non è però nostra intenzione aggiungere adesso un ulteriore codardo oltraggio a uomini un tempo potenti e ora in gravissima difficoltà. Tutt’altro.

Vogliamo anzi dimostrare che i molteplici casi di corruzione individuale sono solo un effetto. Non è semplicemente una questione di responsabilità penale, e perciò personale. Magari lo fosse. Il disastro della faraonica politica energetica basata su eolico e fotovoltaico industriale fa emergere il vero grande problema dell’Italia: il tracollo culturale e morale di un’intera classe dirigente, causato da una selezione condotta per decenni al contrario, perchè basata sul conformismo e l’acquiescenza verso i potenti di turno anzichè sulla capacità ed i meriti.
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Sugli impianti FER Galletti come un ayatollah: “Credere fino in fondo, vincendo le resistenze locali”

Sconcertante scivolone del neo Ministro dell’Ambiente proprio alla vigilia delle elezioniGalletti-300x238

Ci stiamo convincendo sempre di più, Governo dopo Governo, che a Roma, al Ministero dell’Ambiente, aleggi qualcosa di misterioso ed inquietante, degno di un X file.

Come in un film di fantascienza, chiunque raggiunga l’ambita poltrona di Ministro dell’Ambiente viene contagiato, entro poche settimane dal suo insediamento, da una misteriosa sostanza (un virus? un gas?) che lo rende succube degli onnipotenti sacerdoti ministeriali che, nel tempio di via Cristoforo Colombo, officiano il misterico culto degli impianti a energie rinnovabili.

Ci è infatti capitato di leggere l’incredibile intervista recentemente concessa a “Rinnovabili” (“il quotidiano della sostenibilità ambientale”) dal Ministro Gian Luca Galletti, con affermazioni improntate al principio, schiettamente razionalista, del “Dio lo vuole!”

Eppure l’esordio di Galletti nel nuovo Dicastero ci aveva fatto ben sperare. Si può leggere qui l’irritatissima reazione di “Qualenergia” all’equilibrata dichiarazione del neo Ministro dell’Ambiente durante il Consiglio ambiente dell’UE a Bruxelles del 3 marzo scorso. Galletti si era pronunciato in quella sede a sostegno della proposta della Commissione europea sul “pacchetto clima energia per il 2030″, che, per la prima volta, aveva cercato di porre un argine agli inesausti appetiti dei lobbysti delle rinnovabili elettriche.

Ma la posizione autonoma di Galletti è durata poco. Ecco infatti il fulmine a ciel sereno dell’intervista a “Rinnovabili”. Leggiamone alcuni passaggi (in corsivo):

“Per garantire il raggiungimento degli obiettivi dobbiamo credere fino in fondo anche a quelle rinnovabili su cui si sono individuate criticità, come l’eolico e la biomassa, vincendo le resistenze locali che spesso finiscono per bloccare questi processi che sono indispensabili per l’ambiente ma anche per lo sviluppo economico.”

Todo modo, dunque. Esagerato! Capiamo il desiderio di di Galletti di compiacere l’intervistatore (Mauro Spagnolo), ma quando è troppo è troppo. Questa posizione, fideistica e totalizzante, ricalca fedelmente quella della direzione nazionale di Legambiente sull’ “eolico senza se e senza ma”, recentemente ribadita da un suo alto dirigente in questa lettera aperta indirizzata al Governatore della Puglia Nichi Vendola, il politico di fama nazionale che finora aveva sostenuto con più determinazione l’installazione di questi impianti industriali. Ma anche Vendola si è dovuto arrendere alla evidenza dei disastri commessi in Puglia ed ha osato esprimere i propri dubbi (sacrilegio!) in questa intervista alla Gazzetta del Mezzogiorno.

Ma torniamo all’intervista al Ministro Galletti:

MS: Quindi rinnovabili senza limiti…

GG: Rinnovabili senza limiti, ma anche senza abusi e con tanta ragionevolezza e determinazione. Mentre possono esserci situazioni in cui è difficile immaginare l’inserimento delle rinnovabili – centri storici con particolari vincoli o territori con forti valenze ambientali – nella maggior parte dei casi le resistenze locali sono ingiustificate. Bisogna distinguere: dove si può fare e dove il buon senso consiglia di non farlo”.

Meno male! Con questa compromettente e coraggiosa dichiarazione possiamo stare tranquilli: forse riusciremo ad evitare le pale eoliche alte 200 metri in Piazza San Pietro e in cima alle Tre Cime di Lavaredo.

Siamo però fiduciosi che Galletti (ripreso in questo filmato  mentre partecipa con guanti, sacco nero, giacca e cravatta alla manifestazione di Legambiente “Let’s clean up Europe”, svoltasi due settimane fa a Bologna, suo bacino elettorale) cambi idea su queste opinioni prone alle posizioni di Legambiente a Roma. Sappiamo infatti che il Ministro è capace di riconoscere i propri errori. Ne abbiamo la prova. Infatti, continuando a leggere l’intervista di Spagnolo, ci imbattiamo nel tema del nucleare:

“MS: E Il nucleare si riaffaccerà all’orizzonte?

GG: Lo escludo tassativamente. Su questo sono stato particolarmente chiaro fin dall’inizio”.

Galletti sosteneva tutt’altro fino a pochissimo tempo fa.

Lo affermava in quest’altra intervista (immediatamente riproposta in rete alla notizia della sua nomina a Ministro) pubblicata sul webzine “Sottobosco” che la giornalista Lou Del Bello, appassionata di tematiche green, aveva realizzato a tutti i candidati a Presidente di Giunta della Regione Emilia-Romagna alla vigilia delle elezioni regionali del 2010, in cui Galletti avrebbe ottenuto il … 4% dei voti.

Eppure quel misero risultato elettorale potrebbe avere rappresentato il suo massimo storico di preferenze (nella sua stessa regione…) se il Ministro Galletti alla vigilia del voto – che è l’unico momento in cui in Italia si contano le teste e non i miliardi – continuerà a lanciare dichiarazioni di guerra ad una miriade di comitati di cittadini esasperati dalla protervia degli speculatori delle rinnovabili, ignorando la potenzialità delle reti telematiche e privilegiando quegli stessi poteri forti che pure condizionano con tanta efficacia i Ministeri romani.

Alberto Cuppini

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Tagliare gli incentivi megagalattici alle rinnovabili elettriche? ‘Un si pole!

Signori miei: gli spehulatori ‘un vogliono…

renzi9Niente paura: non siete capitati nel sito web del Vernacoliere. Solo che è sempre più difficile rimanere seri trattando delle più volte ripetute e mai attuate promesse di tagli agli incentivi (i più alti del mondo) agli impianti per la produzione di energia elettrica da fonte rinnovabile. Ormai non ci riesce neppure la seriosa “Repubblica”, da sempre indefessa paladina delle FER elettriche (ammesso che non sia cambiato qualcosa dopo il disastroso naufragio della Sorgenia, provocato dalle rinnovabili stesse). Nell’articolo di Massimo Giannini nell’inserto Affari e Finanza del 12 maggio, dal titolo “Mandrake e l’energia. Il risparmio in una slide“, si ironizza sul decisionismo (fin qui) parolaio del novello Presidente del Consiglio ed in particolare sull’annuncio dell’abbattimento di 1,5 miliardi, dal primo maggio, della bolletta elettrica per le piccole e medie imprese. “Insieme ad altre promesse che ormai fluttuano nel vento – scrive Giannini - anche questa è miseramente svanita”.

Per il sistema produttivo è un brutto colpo“, commenta Repubblica. Ma non solo Repubblica, se il Sole 24 Ore, il 5 maggio, pubblicava un articolo, a doppia firma Orlando – Annicchiarico, dal titolo “Costo del lavoro ed energia affondano la manifattura italiana. Ma nel 2018 andrà anche peggio“.

Eppure la decisione governativa, con una scusa o con un’altra, slitta di settimana in settimana. In occasione della prima scadenza (cioè alla vigilia del primo maggio) c’era stato persino un incontro antelucano tra Renzi ed il nuovo Ministro dello Sviluppo Economico Federica Guidi che, in quell’occasione, aveva illustrato al Premier il proprio piano di azione, che dovrebbe comporsi, secondo quanto riportato dalle fonti di stampa, “di un decreto legge, di alcune circolari ministeriali e di atti di indirizzo per l’Autorità dell’Energia che in tema di tariffe è sovrana“.

Il Ministero dello Sviluppo Ecomomico aveva affrontato di petto il problema posto da Renzi, pubblicando un bellicoso documento di presentazione  del provvedimento, secondo il quale non si sarebbe guardato in faccia a nessuno per operare l’annunciato taglio alle bollette.

Secondo Luca Pagni di Repubblica, nell’articolo del 15 maggio “Bollette elettriche sconto del 10%“, si tratterebbe di “tagli lineari, che colpiranno la maggior parte delle voci che per lo più passano sotto il nome – non immediatamente comprensibile – di “oneri di sistema”: ma che, in realtà, sono un sostegno economico nemmeno troppo mascherato a lobby, categorie industriali e anche a soggetti singoli. (Il grassetto nei testi è mio. Ndr).

La priorità nei tagli andrebbe agli incentivi per il fotovoltaico, e l’intervento sarebbe giustificato perchè, sempre secondo Repubblica, i titolari dei pannelli solari «godono degli incentivi più alti tra i paesi europei» e che «il solo 4 per cento degli operatori beneficiano del 60 per cento della spesa annua per incentivi»“.
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