Il mio stato di salute è legato al funzionamento di questi mostri d’acciaio.

Riportiamo il testo di una accorata lettera scritta dall’agricoltore biologico Piero Romanelli di Casoni di Romagna (BO) al cui caso, ormai di rilevanza nazionale (vedi video), facevamo cenno nel seguente post.

Non mi resta che confermare gli effetti sulla salute causati dalle maledette turbine eoliche.

Siamo sommersi da più di 2 m. di neve ma siamo attrezzati per ovviare ad ogni genere di problema anche perché la scelta fatta 17 anni orsono di acquistare un podere e vivere la montagna ci rendeva consapevoli dei disagi a cui si andava incontro.

Agricoltore biologico e difensore della natura, questa è sempre stata la mia massima aspirazione.

3 anni fa ho realizzato un piccolo impianto fotovoltaico di 2,5 Kw sul tetto di casa che va benissimo (ho avuto continue proposte per la realizzazione sui terreni seminativi che ho ovviamente rifiutato).

Il mio stato di salute è legato al funzionamento di questi mostri d’acciaio.

Da ormai più di 2 anni le pale girano: sto male, insonnia, tremore, tachicardia, vertigini, ansia, pressione nelle orecchie, malumore, dolore alle ossa! Se le pale sono ferme sto bene, riesco a dormire e a svolgere tutte le mie attività compresa quella di volontario soccorritore in ambulanza, in piena vigoria.

Il pensiero che, come sostiene il neuropsichiatra,  l’accumulo dei sintomi possa portare me e la mia famiglia all’aumento di rischi cancerogeni, mi tormenta.

Devo trovare una soluzione, anche la mia famiglia avverte dei sintomi: mia moglie fa fatica a dormire ed è costretta a ricorrere a dei farmaci e mia figlia ha continue emicranie, ma loro sono meno esposte perché non ci sono durante il giorno. Viene compromesso chiaramente anche l’equilibrio familiare e tutto ciò è molto umiliante. Da verifiche mediche nessuno di noi soffre di patologie personali, la nostra patologia è la W.T.S (acronimo inglese per “sindrome da turbina eolica”. Ndr)

Le lungaggini legali mi stanno logorando!!

Spero in una sensibilità dei Ministri per l’applicazione retroattiva di norme che permettano di smantellare presto questo impianto industriale. La pala più vicina dista 400 m. da casa. Sono in grado di dire che sono necessari, in spazi aperti, almeno 2 Km. di distanza.

A disposizione per eventuali contatti

Piero Romanelli  tel. 348-5437565 (casa 0542-97674)

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Si è costituito a Nicelli, nel Comune di Farini (PC), un nuovo comitato contro un impianto eolico. Una amara lezione per tutte le comunità montane dell’Appennino.

La stampa locale (vedi in allegato l’articolo apparso su “La Libertà” di Piacenza lo scorso 3 febbraio) ha informato la popolazione delle vallate piacentine della nascita di un altro comitato (denominato “No pale eoliche a Nicelli, nel Comune di Farini e zone limitrofe”), costituitosi saggiamente in via preventiva, al sorgere di un anemometro foriero di guai futuri, contro il minacciato impianto della ditta Oppimitti, i cui aerogeneratori dovrebbero superare i cento metri di sviluppo verticale (comprese le pale, che vengono sempre ignorate, chissà perchè, per determinarne l’altezza).
Finora, in tutte le sedi istituzionali (compresa l‘audizione davanti alla Commissione Ambiente della Regione Emilia Romagna dello scorso 14 luglio per le “linee guida” regionali) avevamo sentito portare dagli amministratori locali il caso di Nicelli come esempio virtuoso di un impianto accettato da tutta una comunità.Addirittura l’Assessore alla Programmazione territoriale della Regione Emilia Romagna Alfredo Peri così scriveva nella risposta 195 del 31 agosto 2010 all’interrogazione del Consigliere regionale Andrea Pollastri dell’ 8 giugno 2010 che desiderava chiarimenti onde evitare, tra l’altro, istallazioni massicce e tutelare le distanze dalle abitazioni in occasione di un altro progettato impianto eolico della medesima ditta al passo delle Pianazze, sempre nello stesso Comune di Farini:”Il Comune afferma che l’istallazione dell’unico aerogeneratore in località Nicelli non ha determinato opposizioni o esposti da parte dei residenti che, al contrario, hanno accolto positivamente l’iniziativa. L’impianto suscita interesse al punto che l’afflusso dei visitatori incentiva l’indotto del commercio locale.”
Un comitato contro il nuovo impianto eolico di 45 persone su un totale di 50 residenti che, secondo un atto ufficiale della Giunta dell’Emilia Romagna, lo avrebbero dovuto accogliere positivamente è una discreta percentuale negativa ed induce ad una amara ironia. Speriamo almeno nell’aumento proporzionale dell’afflusso dei visitatori e dell’indotto…
Dunque, la strategia di penetrazione seguita è semplice: si comincia con una (relativamente) piccola pala. O al massimo con un paio, come appunto al passo delle Pianazze; oppure con un impianto mini eolico, come nel caso di Serra dello Zanchetto nel Comune di Camugnano, in provincia di Bologna dove tutte le belle considerazioni a tutela di ambiente, paesaggio e salute umana di questa verifica di impatto ambientale sembrano non valere più nel caso del nuovo impianto sul monte Fontanavidola, nello stesso Comune, proposto dalla Enel Green Power (il più grande dell’Italia settentrionale!).

Se sviluppatori eolici e politici si rendono conto che nessuno presenta osservazioni nè si oppone, decidono di rilanciare e scempiare tutta la zona. La conclusione logicamente necessaria su quale deve essere sempre la reazione di una comunità montana quando si cominciano a diffondere le prime voci di “piccoli parchi eolici”, o semplicemente quando compare un anemometro, di fronte a questi poco edificanti comportamenti dei Sindaci e degli altri tutori del bene pubblico, la lascio ai lettori.
Su tutte queste vicende di grandi impianti eolici da istallare improvvisamente in un territorio come quello dell’alto Appennino, da sempre privo di vento utile per garantire una produttività tale da sostenere investimenti così massicci, aleggia l’antipatico sospetto di un furibondo tentativo di approfittare al più presto possibile degli incentivi statali (che per l’eolico sono i più alti d’Europa) di cui si teme la prossima riduzione se non addirittura la fine. E soprattutto si percepisce, anche senza anemometri, l’aleggiar leggiero di quelle vietatissime royalties sul fatturato dell’impianto che incentivi talmente abnormi permettono di pagare (caso unico in Europa) alle amministrazioni locali per renderle prone a subire l’altrimenti inaccettabile stupro del territorio che sarebbero chiamate istituzionalmente a tutelare.  
Sia il comitato di Nicelli che quello di Camugnano hanno chiesto di entrare a far parte della Rete della Resistenza sui Crinali: ne siamo tutti lieti; confidiamo che in tal modo si rafforzi ulteriormente la vigilanza democratica - e diretta - delle popolazioni sulle nostre montagne.
Inserito in Articoli

PER SALVARE SEPINO

Appello             al Ministro dei Beni Culturali LORENZO ORNAGHI,
al Presidente  del Consiglio MARIO MONTI
al Presidente Giorgio Napolitano

Italia Nostra, CNP (Comitato nazionale Paesaggio), Mountain Wilderness
29 gennaio 2012

Saepinum e la conca montana del Tammaro sono un luogo emblematico del piccolo Molise, insieme al teatro Sannitico di Pietrabbondante.
Il Molise è parte irrinunciabile dell’unità del nostro Paese.
Questi luoghi costituiscono le fondamenta della storia unitaria di cui si è appena celebrato il centocinquantenario.
Quando furono progettate le centrali eoliche industriali in questi siti, forse non ci si rendeva ancora conto che il fuori scala prodotto dalle torri ciclopiche, avrebbe sfregiato irrimediabilmente un paesaggio fino allora intatto; che questo paesaggio sarebbe stato
omologato ai troppi luoghi già violati nel Mezzogiorno d’Italia;
che si sarebbe cancellata in modo irreversibile l’essenza stessa di territori che meriterebbero ben altro trattamento e conservazione.

Oggi tutto è più chiaro. Ma le procedure giudiziarie amministrative, seguono il loro iter con anonima burocraticità, ignorando completamente i sacrosanti diritti della popolazione stessa del Molise

in difesa della propria identità culturale e dei propri luoghi, così carichi di memoria storica.
C’è stato infatti in questi anni un movimento imponente di ribellione civica a progetti industriali, così impattanti, da parte dei cittadini, ora più consapevoli, della necessità di difendere il proprio paesaggio.

Per queste ragioni, Signor Ministro, in nome dell’articolo 9 della Costituzione e del significato che è insito nei festeggiamenti dei 150 anni di unità nazionale, con solennità, Le chiediamo un intervento che definisca, anche con la potestà della legge, la definitiva
salvaguardia di questi luoghi che il nostro Paese riconosce come proprio irrinunciabile patrimonio.

Anche con questo Vostro intervento l’Italia può ricominciare a sperare.

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Le centrali distruggeranno un territorio nobile ed antico anche in montagna

A conclusione dell’articolo (in allegato), pubblicato sul Resto del Carlino di Bologna del 22 gennaio, dal titolo “Giù le mani da valle Benni. Le centrali distruggeranno un territorio nobile e antico.” riguardante il rischio di snaturamento per un’area interessata dal biogas, ma più in generale il rischio di ”un’energia che si mangia la campagna”, Andrea Emiliani scrive:
“Intanto sull’Appennino più caro a Giorgio Morandi, a Grizzana, si affaccia un’altra ipotesi, e cioè quella di costruire una serie di grandi impianti eolici. Anche per quest’ipotesi è importante richiamare con urgenza l’articolo 9 (della Costituzione - ndr).Che cosa dire di più? L’ultima decisione, come sempre, sarà quella dei cittadini, dal momento che la conoscenza del problema – già divulgato dalla stampa – è ormai patrimonio comune dell’opinione pubblica.”
Purtroppo non condividiamo questa fiducia del Prof. Emiliani nel rispetto della volontà dei cittadini. Ad esempio, contro l’impianto eolico di Fontanavidola,essi hanno costituito un altro comitato e raccolto centinaia di firme di oppositori senza ottenere, finora, le dovute attenzioni.
L’impianto eolico a monte Fontanavidola, nel comune di Camugnano, dovrebbe essere l’apripista, dopo l’impianto “sperimentale” di monte Galletto, di questa trasformazione dei crinali delle vallate, care a Giorgio Morandi, dei torrenti Setta e Limentra e del fiume Reno in un’area dedicata all’eolico industriale. La stessa Grizzana Morandi è tra i Comuni per i quali si sussurra della avvenuta firma di una convenzione per impiantare le pale giganti nel proprio territorio. Purtroppo, in questo ambito ed in provincia di Bologna, i “si dice” sono stati, finora, ineluttabilmente destinati a concretizzarsi in progetti colossali. Tranne quando sono intervenute le forze dell’ordine (vedi caso Uniland)…
Il Professor Andrea Emiliani è uno storico dell’arte ed un amministratore culturale (già Soprintendente per i beni artistici e storici di Bologna, Ferrara, Forlì e Ravenna e direttore della pinacoteca nazionale di Bologna). Ha fondato l’istituto per i beni culturali della regione Emilia Romagna ed ha insegnato Museografia e Storia dell’arte all’Università di Bologna. E’ accademico dei Lincei. Attualmente presiede l’Accademia Clementina di Bologna.
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La Regione dice NO all’impianto eolico a Monterotondo Marittimo

La fine di una spada di Damocle!

Una risposta definitiva da parte della Regione Toscana ad un progetto che non aveva nulla
di sensato e concretamente utile.
Basta dire che Monterotondo con 5 centrali geotermiche già produce l’85% dell’elettricità
utilizzata in provincia di Grosseto, per comprendere che l’aggiunta di un modesto e
improbabile contributo dal vento in una zona poco ventosa è praticamente velleitario. Tra
l’altro è poco noto che la nostra provincia vanta un surplus di produzione elettrica di circa il
50%. Dunque autosufficienza e impegno sono già ampiamente coperti.
Entrando poi nel merito, la procedura di Valutazione di Impatto Ambientale ha accertato,
«… impatti critici non mitigabili sulle componenti “paesaggio” e “avifauna”», e che il progetto era in contrasto col Piano Strutturale comunale, in vigore dal 13/8/2008, che prevede invarianti strutturali quali: – estensione dei boschi; caratteristiche degli ecosistemi -, all’interno dell’area “R.1.1.1, L’anfiteatro alto-collinare” in cui “… la categoria di intervento ammissibile sotto il profilo della tutela paesistico-ambientale è quella della protezione …” La decisione, nel burocratico linguaggio delle amministrazioni, risulta:

“GIUNTA REGIONALE DELIBERAZIONE 27 dicembre 2011, n. 1206
[...] delibera di esprimere, ai sensi e per gli effetti dell’art. 26 comma 3 del D. Lgs. 152/06,
così come modificato dal D.lgs 4/2008, pronuncia negativa di compatibilità ambientale
sul progetto dell’impianto eolico Poggio di Poder Nuovo in Comune di Monterotondo
Marittimo (GR), proposto da Co.Svi.G. S.c.r.l [...]“.

Leggi l’articolo completo

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I danni neurologici provocati dagli aerogeneratori.

Pian di Balestra e Valserena futuri laboratori per un esperimento mefistofelico.

Sta per concretizzarsi un progetto per la costruzione di un grande impianto eolico composto da 14 altissimi aerogeneratori voluto dalla ditta AGSM di Verona sui crinali del monte Bastione, nel territorio del Comune di Firenzuola (FI) ma a pochi metri dal confine con l’Emilia-Romagna ed in particolare a pochissime centinaia di metri dalle località, site nel Comune di San Benedetto val di Sambro (BO),  di Pian di Balestra, Valserena (un nome che ora suona beffardo) e, un poco più lontane, Cà de’ Santoni e Cà de’ Borelli (il progetto sul sito web della regione Toscana) per contrastare il quale sono impegnati, sui versanti emiliano e toscano, due comitati di cittadini: i comitati di Bruscoli e Monte dei Cucchi.

In questa mappa la zona coinvolta,  le pale eoliche in progetto (blu) e le zone abitate circostati (cerchiate in rosso).

Disposizione della pale eoliche per il progetto di impianto eolico Faggeta - Bruscoli (FI) Posizioni desunte dalle mappe grafiche presentate da AGSM (BLU). Cerchiate in ROSSO le zone abitate.

Paradossalmente potrebbe sembrare il tentativo di verificare su vasta scala, in corpore vili, gli effetti negativi sulla salute umana di una decina di aerogeneratori collocati a brevi intervalli l’uno dall’altro, ignorando persino le mutue interferenze aerodinamiche delle pale che ne comprometterebbero l’efficienza, su un alto crinale incombente su centri abitati collocati in una valle sottostante, fortemente antropizzata, ad una distanza inferiore a quella che, in presenza di analoghe macchine collocate dalla medesima ditta nella vicina località di Casoni di Romagna, ha provocato seri danni alla salute di un agricoltore biologico, ambientalista convinto, là residente.

VIDEO: Eolico insostenibile – visita a Piero Romanelli

Riproducendo le stesse condizioni negative in un contesto caratterizzato però dalla presenza di alcune centinaia di abitazioni (in particolare a Pian di Balestra ed a Valserena), ci si può verosimilmente attendere di provocare disturbi neurologici più o meno seri a decine di persone. La valle sottostante il monte Bastione potrà quindi diventare un laboratorio a cui tutta l’Italia potrà fare riferimento per studiare i danni alla salute e la reazione di una popolazione certamente non avvezza a subire prepotenze feudali di questo tipo. Se si deciderà di costruire l’impianto si potranno perciò valutare con più chiarezza, oltre ai danni provocati, l’efficacia delle reazioni collettive per ottenere i risarcimenti, l’ammontare dei medesimi, l’utilità degli screening medici a cui si sottoporranno preventivamente tutte le potenziali vittime, e, soprattutto, l’entità delle condanne penali che saranno inflitte ai pubblici amministratori chiamati a vigilare sulla salute delle persone (attenzione: non solo dei loro amministrati) e che avranno dato il loro consenso alla costruzione dell’impianto.

Come saggiamente ha dichiarato il Sindaco di Firenzuola Claudio Scarpelli (lo si può leggere al termine dell’articolo relativo all’impianto in questione comparso su “La Nazione” di Firenze del 13/1/2012):

“Di principio siamo favorevoli all’energia eolica. Ma la valutazione deve essere fatta caso per caso, con la massima attenzione per paesaggio e salute. E sulla salute non si può certo contrattare.”

 E’ bene ricordare che, proprio a causa del fatto che all’estero si sono cominciati a pagare i primi, cospicui, risarcimenti danni (oltre alle crescenti proteste popolari), nei paesi del nord Europa si sta progressivamente abbandonando l’idea di costruire altri impianti eolici a terra, privilegiando, semmai, la costruzione degli impianti off-shore.

Il caso, se malauguratamente il progetto sarà approvato, potrebbe attirare finalmente anche l’attenzione degli studiosi (non solo di medicina) che, in Italia,si è dimostrata, finora, quanto meno latitante.

L’elevato indice di correlazione tra questo disinteresse agli aspetti negativi dei grandi impianti eolici da parte delle istituzioni (Pubblica Amministrazione, Magistratura, Università, mezzi di informazione eccetera) e gli incentivi alla produzione di energia eolica più alti d’Europa deve anche fare riflettere sui rischi che ingenti capitali fuori controllo, derivanti da rendite parassitarie garantite dalla politica, fanno correre alla democrazia.

E’ nostra intenzione trarre spunto da questa vicenda di monte Bastione per riepilogare lo stato dell’arte degli studi sui danni alla salute umana provocati dalle pale.

A tal fine, segnaliamo la possibilità (che diventa un dovere per gli industriali eolici ed i loro consulenti, ma soprattutto per i pubblici amministratori chiamati a dare la loro autorizzazione in questi casi) di leggere sul web, in inglese, uno studio molto completo realizzato da due docenti universitari (Frey e Hadden) dal titolo “Gli aerogeneratori e la vicinanza alle abitazioni. L’impatto del rumore degli aerogeneratori sulla salute. Una silloge della letteratura e del dibattito in materia.”

Si può trovare, nella versione più aggiornata, anche sul sito web della Rete della Resistenza sui Crinali, nella sezione “Salute”( qui) accanto ad un abstract in italiano del libro “Sindrome da turbina eolica” di Nina Pierpont, che ormai è stato ampiamente “sdoganato” da molti accademici e che perciò non può più essere considerato un mero libro divulgativo dedicato ai profani ed al fondamentale studio di Salt e Huller della Washington University, dal titolo “Risposta dell’orecchio ai suoni a bassa frequenza, infrasuoni e turbine eoliche“.

La cosa che appare più impressionante nel lavoro di Frey e Hadden è l’ingente bibliografia riportata e gli innumerevoli link alla rete. Da quando la Dottoressa Pierpont si è imbattuta nella “sindrome da turbina eolica”, i casi di studio si sono moltiplicati in tutto il mondo (ma non in Italia).

Suggerisco quindi la lettura del lavoro di sintesi di Frey e Hadden anche ai comitati contro gli impianti eolico-industriali e la sua diffusione, in particolare ai propri consulenti medici ed ai legali.

Per facilitarne l’approccio, ecco di seguito una parziale traduzione in italiano dell’introduzione.

Gli aerogeneratori e la vicinanza alle abitazioni. L’impatto del rumore degli aerogeneratori sulla salute. Una silloge della letteratura e del dibattito in materia.

Come molti avevano fatto notare anni fa, tutti questi problemi, assieme alle relative spese legali e alle inchieste pubbliche, avrebbero potuto essere evitate con la più semplice delle soluzioni: collocare le turbine eoliche ad una distanza dalle case tale da proteggere gli occupanti da conseguenze pregiudizievoli alle salute. Benchè questo lavoro esamini in primo luogo le politiche britanniche, gli effetti indesiderati sulla salute sono universali.

Il testo inizia fornendo un quadro dell’impatto del rumore delle turbine eoliche come riferito da famiglie e comunità nel Regno Unito, Giappone, Australia, Canada ed in tutta Europa.

Il primo capitolo raccoglie e riporta alcuni casi recenti di problemi alla salute sofferti da famiglie esposte per lungo tempo al rumore delle turbine eoliche.

Il capitolo 2 esamina i punti di vista dei principali esperti di acustica circa l’impatto fisico del “bombardamento” acustico sulle persone.

Il capitolo 3 discute le ricerche mediche di autorità internazionali riconosciute come ad esempio l’Organizzazione Mondiale della Sanità. Come per molti casi di sanità pubblica, i problemi sono cominciati da casi in cui le turbine erano state costruite troppo vicine alle case. Le proteste erano cominciate ad emergere in modo non sistematico, perchè spesso le persone colpite non associavano l’improvvisa comparsa dei disturbi del sonno, mal di testa o difficoltà di concentrazione con il rumore. La maggior parte di queste persone aveva fiducia quando le società di energia ed i loro stessi pubblici amministratori affermavano che le turbine non erano intrusive, che il rumore prodotto era facilmente mascherabile dal rumore di fondo e che l’entità del rumore poteva essere paragonato a suoni familiari, come quello di un frigo in cucina o una silenziosa conversazione in biblioteca. Inizialmente tutte le persone colpite pensavano che i propri nuovi sintomi fossero unici. Quanto più i lamenti di chi viveva vicino a nuovi siti eolici emergevano, alcuni dei pazienti – e alcuni medici – cominciarono a sospettare che la fonte dei loro problemi fosse da associare con il rumore prodotto dalle pale. Questa associazione sembrava ancora più verosimile perchè i sintomi diminuivano quando essi si allontanavano da casa. Inoltre i sintomi ricomparivano quando tornavano alle loro abitazioni.

Il capitolo 4 prende in considerazione la violazione di diritti umani internazionali fondamentali, quando i pubblici amministratori, nel desiderio di raggiungere gli obiettivi energetici, agiscono a detrimento della salute e della dignità delle famiglie.

L’influente industria eolica ed i suoi lobbisti, gli enti pubblici, le organizzazioni ambientaliste e molti mass media spesso utilizzano etichette negative, tipo “NIMBY”, per stigmatizzare chi si lamenta come insensibile all’inquinamento atmosferico ed al riscaldamento globale, onde togliere importanza alle loro denunce. E’ tuttavia essenziale ricordare che molte delle vittime del rumore da turbina eolica erano le stesse persone inizialmente favorevoli alle pale, comprendendo il dilemma di bilanciare esigenze ambientali e domanda di energia. Invece, essi vengono marginalizzati e presentati come stupidi ed egoisti.

I problemi di salute pubblica spesso evolvono gradualmente e diventano più evidenti solo col passare del tempo e la durata dell’esposizione.

La soluzione è sempre sembrata ovvia: collocare le pale più lontano dalle case e dalle altre strutture sensibili. Naturalmente si deve determinare la distanza ottimale, ma qui cominciano i guai, con le industrie che spingono per distanze piccolissime, mentre molti altri perseguono una collocazione più precauzionale, nel tentativo di proteggere benessere, dignità e qualità della vita.

Va notato che gli sviluppatori dell’energia eolica spesso affermano che non esistono virtualmente studi sul rumore delle pale e nessuna prova sugli effetti negativi (Ndt: ciò è accaduto di recente anche durante l’assemblea pubblica di presentazione dell’impianto di monte Bastione). Comunque non ci sono solo studi specifici sugli effetti negativi del rumore delle pale, ma anche studi sul rumore con caratteristiche acustiche simili o condivise. Il rumore delle pale è particolarmente complicato a causa del “cocktail” delle caratteristiche fisico-acustiche che riguardano l’inquinamento da rumore. Il rumore pulsante, caratteristico delle pale, può essere più intrusivo di altri tipi di rumore, e le pulsazioni includono componenti sia udibili che non-udibili, cioè rumore a bassa frequenza, infrasuoni e vibrazioni. L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) raccomanda di abbassare i decibel consentiti quando il rumore contiene queste caratteristiche. L’OMS fa queste raccomandazioni non solo per ridurre il fastidio e il disturbo, ma perchè studi epidemiologici indicano chiaramente che il rumore ambientale è pregiudizievole e dannoso alla salute.

Scegliere una distanza minima di due chilometri come tutela tra abitazioni e turbine eoliche, sebbene una distanza ancora maggiore potrebbe rivelarsi necessaria, non è eccessivo quando le vite e il benessere degli interessati vengono presi in considerazione. C’è ancora un’ampia opportunità per gli sviluppatori di posizionare i loro impianti in modo più appropriato e per la Pubblica Amministrazione di correggere gli errori nella politica che consente questi effetti negativi, imprevedibili e inaccettabili.

Per fortuna, alcune di queste negatività sono ormai note e generalmente accettate.

Ecco di seguito, ad esempio, come aveva a suo tempo risposto l’Assessore alle attività produttive della Regione Emilia-Romagna Gian Carlo Muzzarelli alla interrogazione del Consigliere regionale Manes Bernardini che chiedeva rassicurazioni in materia (estratto della risposta all’interrogazione a risposta scritta del 10/3/2011, oggetto consiliare 970):

“… In relazione ad eventuali rischi di patologie associate ad impianti eolici in esercizio sono presenti in letteratura alcuni recenti articoli che mettono in evidenza tipici disturbi da rumore riferiti dalla popolazione residente nelle vicinanze che, infatti, segnala in particolare disturbi del sonno, cefalee, calo della concentrazione e generale sensazione di malessere. Alcune autorevoli istituzioni sanitarie di altri paesi, quali ad esempio l’Istituto nazionale per la salute statunitense e l’Accademia nazionale di medicina di Francia, riconoscendo la necessità di un maggiore approfondimento degli effetti del rumore prodotto da tali impianti sulla salute, raccomandano, come criterio prudenziale, l’adozione di distanze minime dalle abitazioni per la realizzazione degli impianti. A livello nazionale non risulta siano stati effettuati studi di popolazione che tuttavia risultano più che mai auspicabili in casi come questo, di utilizzo di tecnologie relativamente nuove…”

A tal fine potrebbe rivelarsi molto utile, per i ricercatori ed i pubblici amministratori interessati, la lettura del seguente studio, condotto da due tecnici del suono certificati, Ambrose e Rand, per verificare le emissioni di infrasuoni e rumore a bassa frequenza di un aerogeneratore a Falmouth, presso Cape Cod nel Massachusetts. Il rapporto conclude che le emissioni sono sostanziali e suscettibili di provocare disturbo sonoro ed arrecare danno alla salute umana:

http://www.viadalvento.org/wp-content/uploads/2011/12/BruceMcPhersonInfrasoundandLowFrequencyNoiseStudy-1.pdf

Abbiamo quindi ritenuto opportuno tradurre, qui di seguito, i passaggi più significativi del testo, ignorando però, di proposito, i contenuti più tecnici che potranno essere opportunamente apprezzati solo dagli specialisti del settore.

Lo studio “Bruce McPherson” sugli infrasuoni ed il rumore a bassa frequenza.

Falmouth è una delle molte comunità che ha conosciuto gli effetti di avere costruito delle turbine eolico-industriali troppo vicino alle abitazioni in un tranquillo ambiente rurale. Le reazioni dei vicini sono state molto simili a quelle riscontrate in casi simili presso altre comunità.

Lo studio è stato effettuato con il fine di identificare la presenza o la mancanza di infrasuoni e suoni a bassa frequenza. Non era un intento di questo studio determinare le cause dirette dei sintomi fisiologici. Tuttavia sono state stabilite alcune forti correlazioni.

I proprietari di una casa vicina ci hanno invitati ad usare la loro abitazione come base operativa per la nostra investigazione acustica.

Era un bel pomeriggio primaverile, con un forte vento all’altezza delle pale. Dopo venti minuti dentro la casa, mentre disponevamo gli strumenti, entrambi abbiamo cominciato a sentirci meno bene e, con il passare del tempo, i sintomi, tra cui pressione all’orecchio, mal di testa, nausea e vertigini, sono peggiorati. Avevamo la sensazione che la camera si stesse muovendo e che fosse fuori posto. Abbiamo accusato perdita di appetito, pensiero confuso, affaticamento, ansia ed un inesplicabile desiderio di uscire, simile a quanto avevamo provato per il mal di mare o il mal d’aria. Ci siamo sentiti leggermente meglio quando siamo usciti. Abbiamo ben compreso la reale portata dei sintomi debilitanti espressi dai vicini: ne abbiamo provati molti noi stessi.

Il nostro lavoro investigativo è cresciuto nella sua portata durante la nostra analisi. E’ stata una ricerca a cavallo tra acustica, otorinolaringoiatria e neuroscienze. Le nostre orecchie fanno qualcosa di più che ascoltare: giocano un ruolo integrale nel recepire le condizioni ambientali. L’orecchio attua molte funzioni tra loro connesse che condizionano il nostro stato di benessere.

Altre fonti di rumore possono generare energia infrasonica, ma l’energia a bassa frequenza delle turbine eoliche presenta una ricorrente traccia pressoria, con una individuabilità che si registra per un periodo di tempo molto più lungo rispetto ad altre fonti.

Ci sono attualmente a Falmouth tre turbine eolico-industriali Vestas V82 da 1,65 MW l’una, distanti alcune centinaia di metri dalle abitazioni. I vicini rilevavano che il rumore era più disturbante in casa e che interferiva con il rilassamento ed il sonno. Crediamo che queste rimostranze potessero essere previste usando i risultati di studi già esistenti. Sfortunatamente, gli amministratori di Falmouth non erano stati resi edotti di questi studi ed i progettisti avevano scelto di non includere queste informazioni nelle loro presentazioni. Fortunatamente, la Municipalità ha risposto alle numerose proteste richiedendo analisi sul rumore post opera. Altre misurazioni sono state effettuate da privati.

Alla data di questo studio, noi non abbiamo osservato nessuno sforzo sostanziale dell’industria eolica e dei suoi consulenti acustici per riconoscere ed investigare i meccanismi dei suoni a bassa frequenza correlati ai sintomi fisiologici negativi, tutti similari, accusati da persone che vivono vicino a grandi aerogeneratori. Abbiamo osservato suggerimenti, da parte degli sviluppatori eolici, che si tratti di una questione “psicologica” e che le pale non emettono un rumore eccessivo a bassa frequenza. Avendo provato noi stessi questo effetto, dobbiamo respingere con forza questi concetti riduttivi.

I cittadini di Falmouth, come noi, non potevano più sentirsi a loro agio in casa, non erano più in grado di rilassarsi, si sentivano tesi per ragioni sconosciute ed avevano un forte desiderio di uscire o di abbandonare la zona. Erano incapaci di concentrarsi in normali attività domestiche. Alcuni lamentavano mal di testa, giramenti di testa, nausea, ansia, confusione, affaticamento mentale, impossibilità a concentrarsi, letargia. Questi sintomi si verificavano quando le pale giravano con moderati o forti venti. Alcuni vicini provavano estremo disagio. Spostavano le camere da letto in cantina per riuscire a dormire. Altri abbandonavano la casa per andare a dormire presso parenti o amici che abitano più lontano dalle pale. Ad oggi, non ci sono state sostanziali indagini sanitarie, valutazioni mediche o studi epidemiologici da parte dei pubblici funzionari. Lo scorso novembre la Municipalità ha deciso di fermare l’aerogeneratore più vicino per sei mesi e sottoporre un altro a monitoraggio.

Noi stessi, che siamo rimasti in loco per tre giorni, abbiamo rilevato una forte correlazione tra i sintomi negativi da noi provati immediatamente, la velocità del vento e la produzione di energia elettrica dell’aerogeneratore più vicino. In occasione di venti moderati o forti, abbiamo esperimentato dei sintomi fisiologici molto simili a quelli descritti dai vicini. Siamo arrivati freschi e riposati e non avevamo nessun motivo di attaccamento al posto. Invece ci siamo trovati ad avere a che fare con un malessere viscerale (derivante cioè dall’istinto e non dall’intelletto) inaspettato in questo pacifico ambiente rurale.

Adesso sappiamo che la comprensione degli effetti negativi sulla salute di chi vive vicino a grandi impianti eolico-industriali richiede una ricerca coordinata che coinvolge numerose branche della scienza, tra le quali acustica, otorinolaringoiatria e neuroscienze. In questo testo non si vuole definire questo lavoro interdisciplinare, ma ci si limita ad esporre una presentazione del lavoro del Dr. Salt, della Scuola di medicina della George Washington University, sulla risposta dell’orecchio agli infrasuoni.

Salt ha condotto una vasta ricerca circa il responso vestibulare alle pulsazioni da pressione sonora.

La sua ricerca dimostra che l’orecchio risponde ad un suono che non possiamo udire: “L’idea che l’infrasuono non influenzi l’orecchio è completamente sbagliata.”

I nostri stessi sintomi suggeriscono che c’era una energia trasmessa nell’atmosfera che influenzava direttamente i nostri sistemi vestibolari. Tuttavia noi siamo rimasti sorpresi dal fatto che siamo stati più gravemente influenzati mentre sedevamo in casa, piuttosto che quando eravamo in movimento. Comprendiamo il perchè alcune famiglie che vivono vicino alle pale, ma non prone ad abbandonare le loro case, hanno scelto di dormire all’aperto, sotto una tenda. Salt individua formalmente una grande quantità di aree tematiche che richiedono ulteriori ricerche.

Inoltre, dalla nostra esperienza personale, comprendiamo che un gran numero di persone in tutto il mondo abbia provato uno sconvolgimento cardiovascolare presso le pale: dolori al petto, accelerazione cardiaca, palpitazioni. Noi eravamo impreparati a monitorare la variazione del battito cardiaco e le condizioni cardiovascolari durante lo studio.

I medici ed i ricercatori dovrebbero valutare gli effetti sulla salute riportati da chi risiede vicino alle pale attraverso analisi di laboratorio ed epidemiologiche.

“E’ come vivere dentro a un tamburo”. Questo commento è emerso parecchie volte durante le investigazioni. La firma acustica della pala agisce come un bastone che colpisce la casa che funge da tamburo?

L’energia acustica delle pale è risultata essere:

1) Maggiore e distinguibile rispetto ai livelli del background ambientale e
2) Capace di eccedere le soglie umane di percezione.

Gli effetti debilitanti sulla salute appaiono collegati ad ancora non identificati input fisici discordanti o stimolazioni del sistema vestibolare.

Lo studio conferma che grandi turbine eolico-industriali possono produrre autentici impatti negativi alla salute e suggerisce che questo sia dovuto a pulsazioni della pressione acustica, non collegate allo spettro delle frequenze udibili, che influenzano il sistema vestibolare specialmente a bassi livelli di suono ambientale.

E’ specialmente importante includere un margine di distanza di sicurezza sufficiente a prevenire che il rumore a bassa frequenza delle pale sia percepito dal sistema vestibolare umano.

Il sonno dei ricercatori è stato disturbato durante lo studio quando le pale giravano con un vento superiore ai 10 m/s. C’è voluta circa una settimana per recuperare le cattive condizioni di salute provate durante lo studio, con ricorrenti nausee e vertigini durate quasi sette settimane per uno dei ricercatori.

I dati raccolti nello studio “Bruce McPherson” di Ambrose e Rand sono disponibili nel testo pubblicato sul web.

In Italia uno studio analogo a questo, sebbene non protratto con le stesse metodologie per più giorni consecutivi in condizioni di vento forte, è stato commissionato ad un autorevole esperto dal Signor Piero Romanelli di Casoni di Romagna, in provincia di Bologna, (indirizzo mail: Federibes2@Libero.it ) il quale è disponibile a renderlo pubblico.

Alberto Cuppini

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Bocciato definitivamente l’eolico sul monte Faggiola

Finalmente sembra essersi conclusa definitivamente la travagliata vicenda del Monte Faggiola. Solo ieri sera ho appreso dalla mail dell’infaticabile Mariarita Signorini di Italia Nostra sez. Toscana (che ringrazio immensamente!) della delibera di Giunta e lo confesso, è stato un momento difficile da spiegare, anche perchè questo tergiversare da parte della Giunta Regionale ci aveva preoccupato non poco!!

Questo risultato, che auguro di cuore ai comitati e alle persone che si stanno impegnando e stanno vivendo una situazione simile alla nostra, è stato possibile solamente grazie a tutti quelli che in ogni modo, in qualsiasi modo, ci hanno aiutato e ci hanno supportato; un aiuto sempre incondizionato e assolutamente sincero arrivato da tanta gente, senza il quale la storia sarebbe probabilmente finita in modo ben diverso, e che ha rappresentato la vera forza, il cuore pulsante del movimento.
Sembrer&ag rave; banale e forse scontato a dirsi, ma quasi due anni di preoccupazioni quotidiane, di problemi che sembrano a volte insuperabili e di strenua difesa di un’area meraviogliosa che per tanta gente vuol dire molto, vengono ampiamente ricompensati da questa delibera che è una grossa pietra a nostro favore.
Il nostro pensiero e il nostro aiuto concreto va ora a quelle persone che, non molto distanti da noi, si trovano nella nostra medesima situazione, cioè quella di dover fronteggiare progetti che sembrano più grossi di loro e che portano con sè gli enormi interessi che tutti ben conosciamo. Le esperienze di Monte dei Cucchi e Monte Faggiola (solo per citare quelle più recenti) fanno capire che con l’aiuto di molti, un buon coordinamento e un pizzico di doverosa fortuna, si può arrivare a risultati importanti. La cosa essenziale ora, che ritengo assolutamente fondamentale, è quella di non sprecare ciò che a fatica si &egrav e; creato e non far finire tutto nel nulla solo perchè la prima partita la si è vinta. Combattere battaglie simili e coinvolgere tanta gente vuol dire creare una profonda coesione e motivare cittadini locali spesso rassegnati a non influire sul corso degli eventi; tutto questo, che rappresenta una risorsa e una ricchezza, è bene che continui e sfoci per esempio in attività per la valorizzazione o la tutela dell’area e in una sorta di “vigilanza” del territorio perchè ricordiamocelo, fra qualche anno i nomi potrebbero cambiare, e il furbetto di turno, spinto da interessi e faciuli speculazioni, potrebbe ripassare a far danni… Per questo secondo me è importante continuare a lavorare e non perdere mai di vista il fine ultimo, cioè quello di preservare luoghi come questo dal degrado e dalla mercificazione.

Grazie di cuore a tutti quelli che ci hanno aiutato e appoggiato. La lista sarebbe lunghissima e rischierei, preso dall’umana emozione di questi momenti di fare un torto a qualcuno, dimenticandolo. Tutti quelli coinvolti, poco o tanto che sia, sappiano che se circa 500 persone possono finalmente tirare un sospiro di sollievo e guardare finalmente la Faggiola con soddisfazione e la speranza che rimanga così com’è ora, bellissima, è anche merito vostro.

Concludo citando la premonitrice frase scolpita sul monumento ai Caduti della Resistenza che troneggia proprio in cima al Monte Faggiola: “uomini siate vigilanti”. Mi sembra questo un monito davvero importante ed azzeccato.

Cristiano Tarantino, presidente Comitato Monte Faggiola

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