Il crepuscolo degli Dei del vento

Bora della Fantina (53) piccolaLe ultime aste per incentivare l’eolico on-shore hanno scatenato una lotta al coltello per rientrare a tutti i costi nel contingente. I vincitori disposti ad accettare i ribassi massimi previsti dalla legge pur di ottenere gli ultimi incentivi. Quasi 1000 (mille) MW di potenza non assegnata. Domanda quadrupla rispetto al contingente previsto. Definitivamente scoraggiato chi pensava di progettare nuovi grandi impianti in vista di facili guadagni. La fila degli impianti in attesa si allunga a dismisura, mentre i soldi pubblici da scialacquare sono finiti. Di nuovo dimostrata nei fatti la praticabilità (e l’urgenza) anche nel settore dell’eolico di una congrua tassazione, già annunciata dal Ministro Guidi, degli incentivi esagerati concessi gli scorsi anni, prima della riforma.

Molti, oltre la cinquantina, ricorderanno le impressionanti scene televisive della sgangheratissima operazione “Frequent Wind” (sempre di vento si tratta), trasmesse dai telegiornali del 1975 in occasione della caduta di Saigon. Gli americani, sorpresi dalla improvvisa, rapidissima avanzata dell’esercito nord-vietnamita che aveva circondato la capitale del Viet Nam del Sud, avevano deciso di evacuare il loro personale ed i principali dirigenti sud-vietnamiti con un ponte aereo di elicotteri dalla loro Ambasciata ad una portaerei. Le immagini di migliaia e migliaia di disperati che si accalcavano attorno ai cancelli dell’Ambasciata per non perdere l’ultima opportunità di salvezza rimarrà nella memoria collettiva dell’umanità.

Ebbene: qualcosa di analogo si è verificato in Italia, nel totale silenzio dei mass media, il 26 giugno scorso, giorno di scadenza della presentazione delle domande di partecipazione al bando GSE del 29 marzo per la procedura competitiva d’asta al ribasso ai sensi dell’articolo 12 del D.M. 6 luglio 2012.  

Lo sappiamo perchè sono appena stati pubblicati dal GSE i risultati delle aste competitive e dei registri di quest’anno per l’assegnazione degli incentivi da conferire dal 2015 agli impianti a fonte d’energia rinnovabile, diversa dal fotovoltaico, per la produzione di energia elettrica.

Abbiamo dunque appreso che gli impianti eolici on-shore di potenza maggiore ai 5 MW che hanno vinto le aste sono appena un quarto delle domande presentate: circa un altro migliaio ( ! ) di MW sono risultati in eccesso, non rientrando nel contingente assegnato oppure risultandone per qualche altro motivo esclusi. Sappiamo inoltre che altre migliaia ( ! ) di MW eolici già autorizzati sono bloccati per tutta una serie di motivi. La coda in attesa diventa ogni anno più lunga.

Per inciso: nessun impianto maggiore di 5 MW ha ottenuto gli incentivi nell’Alto Appennino, zona in cui operano i comitati coordinati nella Rete della Resistenza sui Crinali. Come l’anno scorso si è di nuovo distinta in negativo, per l’immane assalto al proprio territorio, la Basilicata.

Dei 14 impianti vincitori, 6 hanno offerto una riduzione percentuale, rispetto alla base d’asta, del massimo consentito dalla legge (il 30%). La riduzione minima per garantirsi l’incentivo feed-in ventennale è stata quest’anno del 26,50%. Niente meno! In soldoni: i vincitori si sono detti disposti ad accettare di vedersi retribuita l’energia elettrica da loro prodotta ad un prezzo (complessivo) compreso tra gli 85 ed i 90 euro al MWh. Ricordiamo che, negli ultimi mesi, il prezzo medio mensile all’ingrosso dell’energia elettrica (PUN) è oscillato tra i 45 ed i 50 euro al MWh. I vincitori delle aste si vedranno dunque retribuire con quasi il doppio del prezzo di mercato. E ne saranno contentissimi! Del resto noi sapevamo che in Germania, dove i disastri della Energiewende cominciano a provocare i primi segni meno anche nella produttività del sistema industriale più forte d’Europa, erano stati installati circa il triplo degli impianti eolici italiani, sfregiando intere regioni, ad un prezzo, garantito dagli incentivi, attorno ai 90 euro al MWh. Tutti in Italia erano perciò perfettamente consapevoli che, per un discreto sito eolico (diciamo in grado di garantire una media di 1500 ore di vento utili all’anno per una quindicina anni, che si suppone essere la vita media dei nuovi impianti), la garanzia di 90 euro al MWh sarebbe stata persino eccessiva. Adesso c’è la conferma. Rimane ora da chiarire per quale motivo, nel 2007 (regnante l’ultimo Governo Prodi), si fosse deciso di obbligare lo Stato ad acquistare i certificati verdi prodotti dall’eolico in eccesso rispetto ai contingenti allora fissati garantendo ai produttori un prezzo complessivo dell’energia elettrica da fonte eolica di ben 180 euro al MWh. La spiegazione del mistero ci verrà dalla Storia o qualcuno, presso un altro potere dello Stato che ha l’incarico di controllare (anche) il Governo, se ne sta interessando? E soprattutto: questi certificati verdi, o gli incentivi ad essi equivalenti, continueranno a non essere adeguatamente tassati, nonostante l’ormai palese ingiustificato arricchimento dei loro proprietari? Continua a leggere

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Avanti a spallate con il progetto dell’impianto della FERA a Quiliano (SV)

Regione Liguria determinatissima: ignorata la Sovrintendenza e derogato il proprio P.T.C.P. Nessun ostacolo appare troppo grande per non essere scavalcato.

Le alture intorno a Quiliano

Finalmente una buona notizia per la ditta FERA, di recente finita agli onori delle cronache nazionali per qualche amicizia pericolosa, come abbiamo appreso, ad esempio, dal Secolo XIX e da Repubblica.

Leggiamo infatti da “La Stampa” di Savona del 24 luglio alcuni brani dell’articolo “Parco eolico alle Rocche Bianche” siglato E.B.:

Prosegue con prescrizioni l’iter di approvazione del progetto per il nuovo parco eolico delle Rocche Bianche, sulle montagne al confine tra Vado e Quiliano… Bocciato nel 2011 nella stesura originaria presentata dalla società Fera di Milano. Il progetto è stato ridimensionato e ripresentato nel 2013… Incassato il parere negativo della Soprintendenza ai Beni architettonici e paesaggistici   nell’aprile scorso, il nuovo progetto ha comunque superato l’esame della Valutazione di Impatto Ambientale della Regione, approvazione subordinata all’adozione di tutta una serie di interventi migliorativi.
Nel nuovo piano le pale eoliche sono state ridotte da 6 a 4 e verranno installate lungo il crinale di Cima delle Rocche. Ciascuna avrà una potenza di 2,35 MW e un’altezza al mozzo di quasi 100 metri e diametro massimo del rotore pari a 92 metri. La potenza complessiva, circa 9 MW, potrà garantire una produzione energetica stimata in quasi 24 mila MWh/anno, in grado di soddisfare il fabbisogno elettrico di circa 7.500 famiglie.
Le prescrizioni sono incentrate soprattutto sugli aspetti paesaggistici
“.

Meno male…

Ma come si spera di aggirare il non semplice problema dello sfregio paesaggistico che questi aerogeneratori, alti complessivamente quasi 150 metri, porteranno alla Riviera ligure di Ponente? Semplice. Lo leggiamo ancora sulla Stampa:

“…miglioramento del piano di ripristino della vegetazione. Grande attenzione ai sentieri storici interessati dalle opere che dovranno essere salvaguardati e migliorati. Inoltre le piste ed i tracciati temporanei di servizio dovranno adeguarsi alla morfologia originaria del terreno. La cabina di consegna dovrà presentarsi come un fabbricato rurale.”
La notizia del via libera avrà certo rasserenato anche il Presidente nazionale di Legambiente, convinto assertore dell’impianto, a cui egli attribuisce evidentemente misteriose proprietà salvifiche.

Proprio tutto questo interesse per l’impianto tra Vado Ligure e Quiliano aveva suscitato la curiosità del giornalista Luigi Franco nell’articolo-inchiesta su Legambiente del Fatto del 10 giugno scorso.

Mentre anche i Verdi si uniscono al coro delle innumerevoli voci contrarie, la Regione prosegue indefessa nell’iter amministrativo, al grido di “Dio lo vuole!”. E se non è Dio in persona a volere l’impianto di Quiliano, è certamente qualcuno a Lui molto vicino.

E così, nella propria deliberazione dell’ 11 luglio 2014 (di cui riportiamo di seguito in corsivo ampi stralci) la Regione Liguria Continua a leggere

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La stucchevole telenovela del taglio degli incentivi alle rinnovabili elettriche

Altro che tela di Penelope… A Roma nessuno pare interessato al bene comune, mentre i privilegi particolaristici ricevono la massima tutela. E intanto la barca comune continua ad affondare.

 Ahimè. Ben triste è il destino ch’oggi m’attende, che domani t’attende, o lettore.

Purtroppo, dopo due mesi dal post in cui ironizzavo sul promesso taglio del 10% alle bollette elettriche delle piccole e medie imprese , da realizzare assolutamente entro il primo maggio e che rappresentava uno dei principali cavalli da battaglia del nuovo Governo Renzi, sono costretto, mio malgrado, a tornare sull’argomento. Lo faccio di malavoglia e per puro spirito di servizio, stante il niente che è stato nel frattempo realizzato dai novelli dinamici decisori politici, tranne ovviamente una grandissima confusione. Evidentemente l’approccio borbonico del facite ammuina, ormai da decenni imperante nei Palazzi romani quando si tratta di risolvere qualche problema politico incancrenito, ha rapidamente contagiato anche le giovani e trionfanti legioni del Cesare di Pontassieve.

Tutta la questione in oggetto è, quanto meno, noiosissima, ed ormai sappiamo che si risolverà, nella migliore delle ipotesi, in un provvedimento di natura poco più che simbolica. Questo scritto, che utilizza come filo conduttore alcuni articoli di stampa tra gli innumerevoli pubblicati in queste ultime settimane per contrastare la già debole iniziativa governativa, sarà utile soprattutto ai posteri. Servirà loro come efficace esempio quando si chiederanno il perchè e il come l’Italia, fino a pochi anni prima uno dei Paesi più ricchi del mondo, abbia deciso di intraprendere con determinazione la via che l’avrebbe condotta al sottosviluppo e a tutta quella congerie di disgrazie che si accompagnano sempre ad un improvviso impoverimento.

Il problema di politiche energetiche drammaticamente sbagliate, alla base di tutto il contendere di questi mesi, viene sapientemente sintetizzato nell’articolo di Mario Pirani, uno dei pochi giornalisti italiani in grado di sostenere una propria posizione autonoma in questa materia, dal titolo “Una indigestione di elettricità“, pubblicato su La Repubblica del 9 dicembre scorso e che invitiamo a leggere con la massima attenzione.

Proprio da questa situazione, oggettivamente disastrosa, derivava l’alfieriana volontà di Renzi, descritta nel succitato post, a provvedere rapidissimamente per concedere un minimo sollievo agli agenti economici in difficoltà. Ecco dunque, alla fine, concretizzarsi a fatica il relativo provvedimento, già molto indebolito ed inserito nel “decreto competitività”, elaborato dal Ministero dello Sviluppo Economico (MISE). Lo segue lungo la sua genesi, tra gli altri, Federico Rendina, che già nell’articolo “Bolletta elettrica, meno sussidi più sconti” sul Sole 24 Ore del 15 giugno, è costretto ad ammettere:

Missione oggettivamente complicata e insidiosa quella che vede i tecnici dei ministeri dell’Economia e dello Sviluppo economico ancora al lavoro in queste ore. L’alchimia ipotizzata per assicurare il tesoretto da un miliardo e mezzo di euro l’anno necessario per lo sgravio promesso alle piccole imprese sta perdendo, strada facendo, importanti pezzi“.

Talmente complicata ed insidiosa da essere addirittura oggetto di “un fuoco di sbarramento a colpi di minacce degli operatori”, come rivela, nel suo successivo articolo dal titolo “Mix di tagli per lo sconto alla bolletta Pmi“, lo stesso Rendina.

Ma perchè concentrare l’attenzione del provvedimento governativo sul fotovoltaico? La risposta ce la dà il solito Pirani, su Repubblica del 30 giugno nell’articolo “Lo scippo del sole. Perchè in Italia è il più caro al mondo“, che, nella ricerca dei responsabili del costosissimo disastro perpetrato, punta il dito su “qualche economista sprovveduto o ben sovvenzionato“.
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Noi sognavamo… la rivoluzione verde

Un appassionato contributo che chiarisce la posizione delle associazioni ambientaliste favorevoli alla tassazione degli extra profitti speculativi nel dibattito in corso sulla riduzione degli incentivi agli impianti industriali FER elettrici.

 Riceviamo da Oreste Rutigliano, di Italia Nostra, e volentieri pubblichiamo.

 solar-homeNoi sognavamo un pannello per ogni tetto, per ogni famiglia, per ogni scuola e per ogni capannone a vantaggio delle piccole e medie imprese.

Noi sognavamo che tutti gli italiani si mettessero in mente un’idea: come posso risparmiare energia e combustibili, cosa posso fare per spendere meno di riscaldamento, dove mettere il pannello per riscaldare l’acqua sanitaria con il sole…

Noi sognavamo.

E invece è andata nel modo peggiore immaginabile.

La “rivoluzione verde” in Italia, finora, si è dimostrata in gran parte un gigantesco inganno.

Infatti sono arrivati loro: gli investitori della turbo finanza, le multinazionali, gli amici degli amici e i compari dei compari, persino gli stessi petrolieri, che, per diversificare i propri investimenti, hanno installato pale e pannelli dappertutto… E tutti si sono detti: investiamo in grande, chiediamo incentivi altissimi con la scusa del buonismo ecologico e accaparriamoci i siti – spesso bellissimi e finora incontaminati – che graziosamente gli amministratori locali italiani ci concedono. Lì non dobbiamo dividere i profitti con nessuno, fatta salva una mancetta ai Comuni per le royalties e qualche briciola per i proprietari dei campi agricoli o dei pascoli di montagna in cui andremo ad insediare le nostre centrali rinnovabili. Ma, mi raccomando: tutte di dimensioni industriali, per ridurre i nostri costi fissi. E, soprattutto, senza rischiare quasi niente in proprio, affidandoci ad una leva finanziaria lunghissima che il sistema bancario italiano (si parla di prestiti al solo settore fotovoltaico di 40 miliardi: è possibile? nessuno ha mai controllato?), colpevolmente, ha assicurato per pura ingordigia, confidando in una inverosimile capacità del “sistema Italia” di reggere ad un onere di questa entità senza collassare.

Tutti i soldi disponibili nei prossimi vent’anni per preservare l’ambiente si sono subito esauriti, a vantaggio di pochi astuti privilegiati. Tutti i nostri sogni si sono subito spenti. In tante, troppe zone d’Italia è cominciato l’incubo di un iniquo sfregio paesaggistico apparentemente senza fine. Ora persino tra alcuni iniziali sostenitori di questi impianti comincia a sorgere il sospetto che l’Italia possa non farcela a sopportare un simile fardello tanto a lungo.

E dunque.

Che fare ora, per salvare il salvabile, se non tassare in modo congruo queste rendite puramente speculative utilizzando il conseguente gettito fiscale a vantaggio di altri settori della green economy, ben più promettenti, rimasti al palo? O vogliamo aspettare che decida il caso, quando il sistema delle FER elettriche industriali crollerà sotto il suo stesso peso? Il castigo per gli speculatori sarebbe comunque peggiore di quell’intervento governativo di imperio, ancorchè severissimo, che le attuali, drammatiche circostanze richiedono e che noi auspichiamo.

Oreste Rutigliano

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Procede l’iter del progetto “Vento di Tornolo”

Il progetto interesserebbe un’area di elevatissimo pregio paesaggistico: il passo di Cento Croci è uno dei passi appenninici più suggestivi e rappresenta una porzione importante del crinale appenninico principale che separa l’Emilia Romagna dalla Liguria. Il Passo Cento Croci e il Monte Foppo (area di progetto), sono interessati dal passaggio dell’importante itinerario escursionistico “Alta Via dei Monti Liguri”, che fa parte del progetto escursionistico chiamato “Sentiero Italia”, cammino lungo oltre 6000 km che, partendo da Trieste, attraversa tutto l’arco alpino, gli Appennini, la Sicilia e la Sardegna. Il Passo Cento Croci è da qualche anno oggetto di cantieri eolici industriali, che stanno alterando il profilo del crinale principale.

La telenovela infinita del progetto presentato dalla società Enernova,  che prevede due aerogeneratori di altezza pari a 131 metri e della potenza di 3 MW, in comune di Tornolo, in località  Monte Foppo, continua.

Chi ha addentato l’osso eolico non lo molla mai. La prospettiva di accedere agli incentivi pubblici è troppo ghiotta per non provarle tutte.pagina 4 pagina 5

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Le associazioni ambientaliste contrarie all’eolico industriale selvaggio presentano un documento comune in Senato all’audizione sul decreto spalma incentivi

Marco Parini, Italia Nostra: provvedimento giusto, inevitabile ma insufficiente; occorre tassare alla fonte le super rendite degli speculatori per finanziare l’efficientamento energetico; evitare di fissare obiettivi vincolanti nel rapporto tra energia da FER e consumi per il 2030

Rosa Filippini, Amici della Terra: il Governo per la prima volta riconosce almeno la gigantesca speculazione legata agli incentivi che è stata operata strumentalizzando l’ambiente; subito stop del Ministero dello Sviluppo alle nuove aste sulle FER elettriche intermittenti

Roma 2 Luglio 2014 – Italia Nostra e gli Amici della Terra hanno preso parte ieri all’audizione presso le Commissioni congiunte 10^ (Industria) e 13^ (Ambiente) del Senato sul Decreto “Spalma Incentivi” presentando un documento congiunto sottoscritto anche da Lipu, Mountain Wilderness Italia, Altura, Movimento Azzurro, Comitato per la Bellezza, Comitato Nazionale del Paesaggio e Associazione Italiana per la Wilderness.

Ecco, di seguito, il testo completo del comunicato comune.

 

On. Massimo Mucchetti, Presidente della X Commissione del Senato.
On. Giuseppe Francesco Maria Marinello, Presidente della XIII Commissione del Senato.

Decreto “spalmaincentivi”: un primo passo ancora insufficiente per correggere le speculazioni

 Con il decreto legge 91 del 24 giugno sulla competitività, il Governo interviene per diminuire la spesa annua per gli incentivi agli impianti di fonti rinnovabili elettriche industriali, diluendola su un arco di tempo di 24 anni anziché 20. Il Governo, per il momento, ha scelto il settore fotovoltaico che costa, esso solo, 6,7 miliardi all’anno alle bollette degli italiani. Non si penalizzano i pannelli fotovoltaici sui tetti delle abitazioni o delle fabbriche, ma le scandalose rendite pubbliche garantite alle distese di fotovoltaico speculativo sui campi, di potenza superiore ai 200 kW, ovvero, come ha chiarito la Ministra Guidi, il 60 % degli incentivi concentrati nelle mani del 4% degli “investitori”. Tutti impianti industriali, sorti senza criterio alcuno se non quello di accaparrarsi gli incentivi. Oltre tutto, deserti da operai.

Il provvedimento era atteso da almeno un paio d’anni ma la sua emanazione è stata sempre ritardata dalla fortissima pressione esercitata dalle associazioni che rappresentano il suddetto 4% di “investitori” che, ovviamente, non intende mollare il 60% dei 6,7 miliardi annui. L’intervento governativo, dunque, è coraggioso ma non più rinviabile a fronte dei dati confermati anche quest’anno dalla relazione dell’Autorità per l’Energia Elettrica e il Gas (AEEG) : viene confermata la previsione che il tetto di spesa per incentivi annui di 12,5 miliardi, previsto per il 2020, verrà toccato già quest’anno; si ribadisce che l’aumento del prezzo delle bollette elettriche, nonostante l’aumento dell’offerta di energia elettrica da fonti rinnovabili, è imputabile agli “oneri parafiscali”, cioè, per la massima parte, agli incentivi alle rinnovabili stesse. Ma soprattutto apprendiamo che la presenza di tanti impianti non programmabili, oltre a stravolgere il mercato all’ingrosso dell’energia elettrica, provoca problemi di dispacciamento e di gestione delle reti, “a rischio di nuove inefficienze e di possibili criticità per la stessa sicurezza del sistema”.

Un bollettino di guerra, dunque. Era perciò necessario intervenire per salvare il salvabile.

Noi siamo critici sul provvedimento: pensiamo che sia insufficiente in termini quantitativi (il Governo prevede ottimisticamente risparmi annui nell’ordine delle centinaia di milioni, che saranno presto annullati dal nuovo capacity payment reso necessario per sussidiare gli impianti a combustibile fossile improduttivi ma necessari a fornire un back up ai troppi impianti FER non programmabili); è stranamente limitato al fotovoltaico, mentre tutti sappiamo che le rendite assicurate all’eolico sono anch’esse spropositate, concentrate nelle mani di pochi beneficiari e, a seguire le cronache giudiziarie, monopolizzate dalla criminalità organizzata in molte aree del paese.

Siamo convinti che lo strumento più efficace e più equo da adottare sia la tassazione alla fonte di queste enormi rendite. Il gettito fiscale conseguente (di un ordine di grandezza superiore a quello previsto dal “decreto spalma-rinnovabili”, che è una semplice puntura di spillo per la grande speculazione) dovrebbe essere utilizzato per finanziare l’ efficientamento energetico del Paese, la riduzione degli sprechi (in Italia si perde annualmente sulle reti elettriche una quantità di energia equivalente a quella prodotta da tutti i 20 GW – ed oltre – di potenza fotovoltaica ed eolica installata a costi sanguinosi negli ultimi anni), il telelavoro, i trasporti pubblici, il mini geotermico, la produzione di “energia verde” nel settore del riscaldamento e del raffreddamento, in quello dei trasporti e così via.

I risultati in termini di risparmio e di efficienza sarebbero enormi, ma ancora maggiore sarebbero quelli che si potrebbero ottenere se i nostri ricercatori venissero messi nelle condizioni di studiare metodi veramente alternativi all’uso dei combustibili fossili e per la riduzione delle emissioni di gas climalteranti.

Tuttavia è importante che il Governo e il Parlamento con questo provvedimento, per la prima volta, riconoscano almeno la gigantesca speculazione che è stata operata strumentalizzando l’ambiente che invece è stato gravemente danneggiato, nella gran parte dei casi. Sono stati impegnati, solo per gli incentivi agli impianti di FER elettriche realizzati soprattutto negli ultimi 5-6 anni, quasi 230 miliardi, euro più euro meno, che già stiamo pagando e che dovrà pagare la prossima generazione: il 15% del PIL italiano corrente per produrre – forse – il 20% del fabbisogno elettrico nazionale. Per tutto il resto invece si lesina; ad esempio, per la manutenzione in grado di garantire la produzione di energia pulita dagli impianti storici ad energia rinnovabile (in particolare le grandi dighe, da tempo ammortizzate e perciò prive di incentivi). Altri miliardi dovranno essere pagati ogni anno per i servizi di dispacciamento, di accumulazione, per nuove reti e per il capacity payment che, nel lungo periodo, dovrà essere un multiplo di quelle centinaia di milioni previsti e che presto si dovranno pagare, ogni anno, da qui al 2017.

Ora domandiamo: il Ministero dello Sviluppo Economico vuole davvero organizzare altre aste per i prossimi anni, distribuendo nuovi incentivi alle altre rinnovabili elettriche intermittenti con una mano mentre con l’altra prova disperatamente a tagliare quelli già in essere?

E soprattutto: il Governo italiano vuole veramente fissare volontariamente nuovi e sempre maggiori obiettivi vincolanti nel rapporto tra energia da FER e consumi per il 2030, fornendo così la scusa alla grande speculazione nazionale ed internazionale per pretendere altri, enormi sussidi “perchè ce lo chiede l’Europa”?

Roma, 1 Luglio 2014

Condividono il presente documento le seguenti associazioni nazionali:

       Italia Nostra –   Presidente nazionale   Marco Parini

       Amici della Terra – Presidente Rosa Filippini

       Lipu – Direttore Danilo Selvaggi

       Mountain Wilderness –   Presidente Carlo Alberto Pinelli

       ALTURA – Gen. Stefano Allavena

      Movimento Azzurro – Segretario Dante Fasciolo

      Comitato per la Bellezza   –  Vittorio Emiliani

      Comitato Nazionale del Paesaggio – Gianluigi Ciamarra

      Associazione Italiana per la Wilderness – Presidente Bruno La Pietra

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Venerdì a Firenzuola la presentazione del libro “Il sentiero degli Dei” di Wu Ming 2

Evento organizzato dai Cittadini per la Difesa del Santerno in collaborazione con il Comitato Monte Gazzaro – no eolico selvaggio. Sarà presente l’autore, che ne leggerà alcune pagine.

 wu-mingNell’ottobre del 2009 tale Giovanni Cattabriga percorre il sentiero degli Dei, l’itinerario escursionistico che permette di andare da Bologna a Firenze in quattro o cinque piacevolissimi giorni di cammino tra campi e boschi. Un percorso affascinante che ha pochi uguali in Italia (e nel mondo…), specie se si considera che, per una dozzina di chilometri, si cammina a fianco dei resti di un’antica strada romana dimenticata di epoca repubblicana recentemente – e miracolosamente – ritrovata e riportata alla luce da due appassionati locali di storia.

Ammettiamo che questa non è una grande notizia in sè, soprattutto per chi si occupa di contrasto all’eolico-industriale. Cattabriga è solo una delle centinaia di persone che ogni anno decidono di provare questa esperienza a contatto con la natura. La notizia acquista però rilevanza perchè Giovanni Cattabriga è il nome secolare dello scrittore Wu Ming 2 (già Luther Blissett) e perchè proprio sul sentiero degli Dei, tra i boschi di Monte dei Cucchi, qualche astutissimo, proprio nel 2009, aveva deciso di costruire un “parco” eolico gigantesco. Wu Ming 2 viene a conoscenza della cosa leggendo i cartelli che il bellicoso comitato locale aveva disseminato lungo il sentiero nel tratto da Madonna dei Fornelli a Pian di Balestra per mettere sull’avviso la cittadinanza e i viandanti. Tornato a casa, lo scrittore completa la sua esperienza sul campo con un lavoro di accurata indagine giornalistica (non solo su questo episodio, ma anche, ad esempio, sull’insensato olocausto del Sasso di Castro e sulle nefandezze dei lavori della TAV) che lascia a bocca aperta lo stesso comitato, a cui mai l’autore si è rivolto per avere informazioni, preferendo documentarsi personalmente in rete. Ma leggiamo che cosa ci racconta a questo proposito lo stesso Wu Ming 2, con le parole del suo alter ego Gerolamo, nel libro “Il sentiero degli Dei”, rivelatosi un best seller, edito nel 2010 dalla Ediciclo Editore nella collana “A passo d’uomo”.

Da pag. 78:

Fin dalle prime curve del sentiero, Gerolamo ha la sensazione di avere attraversato un confine, come se da Madonna dei Fornelli iniziassero le vere montagne, boschi più fitti, case più rade, silenzi, paesaggi selvatici e solitari.

Da pag. 79:

La ditta Agsm, di proprietà del Comune di Verona, vuole costruire sul Monte dei Cucchi un parco eolico da ventiquattro generatori alti come la Torre degli Asinelli (settanta metri di supporto per una tripala di 26 metri di raggio).

Da pag. 80:

Gerolamo pensa che chiamare parco un progetto del genere è come battezzare una guerra operazione di polizia internazionale. Molti crimini contro l’umanità sono anche crimini contro il vocabolario.

Da pag. 81:

Agsm ritiene che ventiquattro generatori alti cento metri siano la soluzione più indicata per un crinale di montagna a mille metri di altitudine.

Da pag. 82:

Ma Agsm sostiene che quello delle sue torri “non è un vero e proprio impatto, perchè non è sottrazione di habitat, di utilizzo o di usufruibilità; è modifica nella percezione di un paesaggio”.

Da pag. 86:

Se una qualunque azienda venisse a installare un enorme mulino a vento sulla Torre degli Asinelli la cacceremmo da Bologna a calci nel culo e nessuno ci farebbe una diagnosi di sindrome Nimby (Not in My BackYard: l’energia rinnovabile sì, ma non nel mio cortile). Invece, se gli abitanti di una valle si ribellano perchè qualcuno vuole modificare il profilo di una montagna, ecco che ci indigniamo contro questi nostalgici, nemici del progresso, primitivi e antimoderni.

Oggi sappiamo che, dopo due anni e mezzo di durissime battaglie, il progetto dell’impianto di Monte dei Cucchi è stato bocciato.

Merito degli sforzi del locale comitato, certo, ma anche del lavoro di Wu Ming 2. Chi scrive può testimoniare, ad esempio, l’impressione destata nella Presidente della Commissione Ambiente della Provincia di Bologna, proprio durante un sopralluogo a Monte dei Cucchi, nell’apprendere dell’interesse suscitato da questa vicenda nel libro di uno dei più letti scrittori italiani contemporanei.

Forse però Wu Ming 2 non sa ancora che, subito dopo la bocciatura, Monte dei Cucchi, a conferma delle tesi del comitato, è diventato un Sito Natura 2000, a implicito dileggio dei (molti) sostenitori di quell’assurdo progetto.

Per combinazione si è riparlato recentissimamente di Monte dei Cucchi, e anche della società che ha fatto gli studi di impatto ambientale lì e per innumerevoli altri impianti eolici in questa stessa zona, sul Fatto Quotidiano, nell’inchiesta dal titolo “Legambiente fa business con l’ecologia. I dubbi degli esperti: “E’ una onlus“, e più precisamente nel paragrafo intitolato “Dirigenti della onlus in prima linea”.

Ed è anche probabile che Wu Ming 2 ignori che, da allora, sono stati respinti altri due progetti di impianti eolico-industriali, sempre lungo il sentiero degli Dei. Il primo, di nuovo della Agsm, a meno di due chilometri di distanza da quello di Monte dei Cucchi, sempre sullo stesso crinale ma più a sud, in Toscana: su Monte Bastione in località La Faggeta ed il secondo, molto più di recente, su Monte Gazzaro, presso il passo della Futa.

Proprio il comitato costituitosi per contrastare quest’impianto ha collaborato all’organizzazione dell’evento-incontro di venerdì prossimo alle 21, presso il Museo della Pietra Serena di Firenzuola. In quell’occasione sarà un duplice piacere, per tutti noi, conoscere e ringraziare personalmente Wu Ming 2 ed informarlo che la vigilanza sulle nostre montagne contro la speculazione eolica in questi anni è rimasta attiva. Ma anche che la guardia deve sempre rimanere alta.

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“Per l’eolico per farcela senza incentivi servirebbero ventosità che in Italia non si trovano”

Inopinata e sconfortante dichiarazione del Professor Vittorio Chiesa (direttore dell’Energy & Strategy Group del Politecnico di Milano). Dodici anni e un’infinità di miliardi buttati in incentivi rivelatisi dannosi.

ventodisoldi

Le cronache di questi giorni portano alla ribalta un vecchio cavallo da battaglia della Rete della Resistenza sui Crinali: quello del “tradimento dei chierici” o, fuor di metafora, il ruolo svolto dai Professori delle Università nell’appoggio (o, nella migliore delle ipotesi, nel mancato contrasto) alla stravagante e costosissima utopia di fare funzionare l’economia italiana, e l’industria in particolare, con un numero inverosimile di impianti industriali per la produzione di energia elettrica da FER non programmabili.

Se n’era accennato nell’ultimo post del sito della RRC, trattando del diffuso ed apparentemente irreversibile clima di degrado culturale e morale, ormai da troppo tempo alla base delle italiche disgrazie, di un’intera classe dirigente.

In Italia l’espressione del proprio pensiero è libera (se non si commettono reati), ma non si può rimanere assisi sulla cattedra di un’Università pubblica se si raccontano certe castronerie. I casi di chierici pusillanimi che abbiamo incrociato in questi anni sono stati troppo numerosi, e perciò le nostre diffidenze verso la categoria (ci si perdoni la rozza ma inevitabile generalizzazione) non possono più essere definite semplici idee preconcette.

Per questo abbiamo accolto con gioia la notizia che il neo Ministro dello Sviluppo Economico si era rivolta, per risolvere l’intricatissimo problema del costo esorbitante delle bollette elettriche per le piccole e medie imprese che intanto si era creato, a Carlo Stagnaro, uno studioso ed esperto (non accademico) che in materia la pensa in modo del tutto opposto rispetto al facile ottimismo di molti nostri cattedratici. Stagnaro aveva definitol’enorme manovra a sostegno delle energie verdi” (del valore di circa 12 miliardi di euro all’anno) “un tributo alla politica” e “un monumento agli errori della politica industriale”.

Particolarmente illuminante, come esempio atto a dimostrare le nostre tesi, il recentissimo caso dell’ “Energy & Strategy Group” del Politecnico di Milano, la cui “mission” è nientemeno che quella di “diventare un punto di riferimento a livello nazionale per la comprensione delle dinamiche competitive nella filiera delle energie rinnovabili in Italia”, e che fin qui molto si è speso – e molto si è esposto – a favore dei pregi delle rinnovabili elettriche. E così abbiamo letto, dal post di Qualenergia.it del 19 maggio scorso dal titolo “L’eolico italiano verso la market parity“, che “negli ultimi anni anche in Italia l’eolico si è di fatto avvicinato alla competitività con fonti convenzionali… Ad affermarlo è l’ultima edizione del Report ‘Rinnovabili Elettriche Non Fotovoltaiche’ dell’Energy & Strategy Group del Politecnico di Milano“.

Noi non consideriamo Qualenergia l’ipse dixit. Sappiamo anzi dal recente articolo del Fatto Quotidiano “Legambiente fa business con l’ecologia“, scritto dal giornalista Luigi Franco e pubblicato il dieci giugno, che essa recita un preciso ruolo in commedia. Nell’articolo di Luigi Franco (che raccomando di leggere avendo accanto il proprio commercialista e magari anche un bravo fiscalista) apprendiamo infatti che la società Azzero CO2 (definita “il principale braccio operativo di Legambiente”) “possiede al 100% la società di servizi editoriali Qualenergia”. E’ quindi difficile considerarli prevenuti verso le rinnovabili elettriche e le magnifiche sorti e progressive dell’eolico salvifico…

Eppure, appena tre giorni dopo, il 22 maggio, la stessa Qualenergia, nel post “Rinnovabili elettriche: fine incentivi a inizio 2015“, ci informava che “la stima diffusa oggi e confermata dal direttore operativo del GSE è che le risorse per gli incentivi alle rinnovabili elettriche (non fotovoltaiche) si esauriscano già all’inizio del 2015, dunque molto prima di quanto si pensava. Se non si mettono in campo nuove forme di sostegno, il mercato di eolico e minieolico, biomasse e mini idroelettrico potrebbe crollare“.

Crollare senza “nuove forme di sostegno”? Anche l’eolico?
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L’ombra dell’eolico aleggia sui clamorosi arresti di Scajola e di Clini

L’arresto dei due Ministri avalla molti nostri sospetti di dubbi comportamenti nelle munifiche politiche di incentivazione degli impianti FER elettrici, oggi ancor di più simbolo del collasso culturale della classe dirigente italiana. Urgono tagli agli incentivi. E rottamazioni…

scajola - clini E dunque, in rapidissima successione, sono stati arrestati due dei (molti) responsabili politici del disastro delle rinnovabili elettriche in Italia, con i quali avevamo avuto occasione di polemizzare per avere favorito la diffusione massiccia degli impianti eolico-industriali. Il primo arresto l’otto maggio: l’ex Ministro dello Sviluppo Economico dell’ultimo Governo Berlusconi Claudio Scajola e poi, il 26 maggio, l’ex Ministro dell’Ambiente del Governo Monti Corrado Clini.

In entrambi i casi sulla stampa è comparso anche, immancabile, il filone dell’eolico.

Nel caso di Scajola ne ha parlato Il Secolo XIX di Genova il 20 maggio nell’articolo di Matteo Indice “Scajola, Matacena e gli affari con l’eolico”, dal quale leggiamo il passaggio che più ci interessa:

“Nello specifico, il settore di riferimento sul quale si stanno accendendo gli interessi degli inquirenti è quello dell’eolico, e la società principalmente monitorata la “Fera srl” di Milano. Quest’ultima ha costruitodue parchi eolici in Liguria, a Cairo Montenotte e alla “Rocca”, comune di Pontinvrea, sempre in provincia di Savona”.

E ancora:

Il ministero dello Sviluppo economico ai tempi in cui a guidarlo era il politico imperiese, stanziò quasi mezzo miliardo di incentivi al settore… Soprattutto, nella missiva telematica inoltrata pochi giorni fa agli inquirenti si fa riferimento ad almeno un viaggio che proprio Matacena avrebbe compiuto nella sede della Fera srl a Milano (la medesima Fera, lo confermano altre carte giudiziarie, è stata coinvolta in varie indagini dell’Antimafia al sud, Sicilia in primis, ndr): è di quest’episodio, quindi, che esisterebbe un testimone pronto a rinnovare il suo resoconto alle forze dell’ordine“.

Anche nel caso dell’arresto di Clini si affaccia l’eolico, nella veste di una società che opera nel settore, la Med Ingegneria srl.

Infatti, secondo il Mattino di Padova nell’articolo del 26 maggio “Peculato: arrestato l’ex ministro Corrado Clini e l’Ingegnere padovano Augusto Pretner“, “le indagini hanno preso le mosse dall’individuazione di un flusso di false fatturazioni provenienti da una società olandese a favore di uno studio d’ingegneria ferrarese, Med Ingegneria Srl“.

Ci preme attirare l’attenzione, per intuire quanto è accaduto per favorire le rinnovabili elettriche, su quello che è già stato definito il “sistema Clini” nell’articolo della Stampa dal titolo “Clini, un quarto di secolo di strapotere del ras dell’ambiente”.

Non è però nostra intenzione aggiungere adesso un ulteriore codardo oltraggio a uomini un tempo potenti e ora in gravissima difficoltà. Tutt’altro.

Vogliamo anzi dimostrare che i molteplici casi di corruzione individuale sono solo un effetto. Non è semplicemente una questione di responsabilità penale, e perciò personale. Magari lo fosse. Il disastro della faraonica politica energetica basata su eolico e fotovoltaico industriale fa emergere il vero grande problema dell’Italia: il tracollo culturale e morale di un’intera classe dirigente, causato da una selezione condotta per decenni al contrario, perchè basata sul conformismo e l’acquiescenza verso i potenti di turno anzichè sulla capacità ed i meriti.
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Sugli impianti FER Galletti come un ayatollah: “Credere fino in fondo, vincendo le resistenze locali”

Sconcertante scivolone del neo Ministro dell’Ambiente proprio alla vigilia delle elezioniGalletti-300x238

Ci stiamo convincendo sempre di più, Governo dopo Governo, che a Roma, al Ministero dell’Ambiente, aleggi qualcosa di misterioso ed inquietante, degno di un X file.

Come in un film di fantascienza, chiunque raggiunga l’ambita poltrona di Ministro dell’Ambiente viene contagiato, entro poche settimane dal suo insediamento, da una misteriosa sostanza (un virus? un gas?) che lo rende succube degli onnipotenti sacerdoti ministeriali che, nel tempio di via Cristoforo Colombo, officiano il misterico culto degli impianti a energie rinnovabili.

Ci è infatti capitato di leggere l’incredibile intervista recentemente concessa a “Rinnovabili” (“il quotidiano della sostenibilità ambientale”) dal Ministro Gian Luca Galletti, con affermazioni improntate al principio, schiettamente razionalista, del “Dio lo vuole!”

Eppure l’esordio di Galletti nel nuovo Dicastero ci aveva fatto ben sperare. Si può leggere qui l’irritatissima reazione di “Qualenergia” all’equilibrata dichiarazione del neo Ministro dell’Ambiente durante il Consiglio ambiente dell’UE a Bruxelles del 3 marzo scorso. Galletti si era pronunciato in quella sede a sostegno della proposta della Commissione europea sul “pacchetto clima energia per il 2030″, che, per la prima volta, aveva cercato di porre un argine agli inesausti appetiti dei lobbysti delle rinnovabili elettriche.

Ma la posizione autonoma di Galletti è durata poco. Ecco infatti il fulmine a ciel sereno dell’intervista a “Rinnovabili”. Leggiamone alcuni passaggi (in corsivo):

“Per garantire il raggiungimento degli obiettivi dobbiamo credere fino in fondo anche a quelle rinnovabili su cui si sono individuate criticità, come l’eolico e la biomassa, vincendo le resistenze locali che spesso finiscono per bloccare questi processi che sono indispensabili per l’ambiente ma anche per lo sviluppo economico.”

Todo modo, dunque. Esagerato! Capiamo il desiderio di di Galletti di compiacere l’intervistatore (Mauro Spagnolo), ma quando è troppo è troppo. Questa posizione, fideistica e totalizzante, ricalca fedelmente quella della direzione nazionale di Legambiente sull’ “eolico senza se e senza ma”, recentemente ribadita da un suo alto dirigente in questa lettera aperta indirizzata al Governatore della Puglia Nichi Vendola, il politico di fama nazionale che finora aveva sostenuto con più determinazione l’installazione di questi impianti industriali. Ma anche Vendola si è dovuto arrendere alla evidenza dei disastri commessi in Puglia ed ha osato esprimere i propri dubbi (sacrilegio!) in questa intervista alla Gazzetta del Mezzogiorno.

Ma torniamo all’intervista al Ministro Galletti:

MS: Quindi rinnovabili senza limiti…

GG: Rinnovabili senza limiti, ma anche senza abusi e con tanta ragionevolezza e determinazione. Mentre possono esserci situazioni in cui è difficile immaginare l’inserimento delle rinnovabili – centri storici con particolari vincoli o territori con forti valenze ambientali – nella maggior parte dei casi le resistenze locali sono ingiustificate. Bisogna distinguere: dove si può fare e dove il buon senso consiglia di non farlo”.

Meno male! Con questa compromettente e coraggiosa dichiarazione possiamo stare tranquilli: forse riusciremo ad evitare le pale eoliche alte 200 metri in Piazza San Pietro e in cima alle Tre Cime di Lavaredo.

Siamo però fiduciosi che Galletti (ripreso in questo filmato  mentre partecipa con guanti, sacco nero, giacca e cravatta alla manifestazione di Legambiente “Let’s clean up Europe”, svoltasi due settimane fa a Bologna, suo bacino elettorale) cambi idea su queste opinioni prone alle posizioni di Legambiente a Roma. Sappiamo infatti che il Ministro è capace di riconoscere i propri errori. Ne abbiamo la prova. Infatti, continuando a leggere l’intervista di Spagnolo, ci imbattiamo nel tema del nucleare:

“MS: E Il nucleare si riaffaccerà all’orizzonte?

GG: Lo escludo tassativamente. Su questo sono stato particolarmente chiaro fin dall’inizio”.

Galletti sosteneva tutt’altro fino a pochissimo tempo fa.

Lo affermava in quest’altra intervista (immediatamente riproposta in rete alla notizia della sua nomina a Ministro) pubblicata sul webzine “Sottobosco” che la giornalista Lou Del Bello, appassionata di tematiche green, aveva realizzato a tutti i candidati a Presidente di Giunta della Regione Emilia-Romagna alla vigilia delle elezioni regionali del 2010, in cui Galletti avrebbe ottenuto il … 4% dei voti.

Eppure quel misero risultato elettorale potrebbe avere rappresentato il suo massimo storico di preferenze (nella sua stessa regione…) se il Ministro Galletti alla vigilia del voto – che è l’unico momento in cui in Italia si contano le teste e non i miliardi – continuerà a lanciare dichiarazioni di guerra ad una miriade di comitati di cittadini esasperati dalla protervia degli speculatori delle rinnovabili, ignorando la potenzialità delle reti telematiche e privilegiando quegli stessi poteri forti che pure condizionano con tanta efficacia i Ministeri romani.

Alberto Cuppini

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Tagliare gli incentivi megagalattici alle rinnovabili elettriche? ‘Un si pole!

Signori miei: gli spehulatori ‘un vogliono…

renzi9Niente paura: non siete capitati nel sito web del Vernacoliere. Solo che è sempre più difficile rimanere seri trattando delle più volte ripetute e mai attuate promesse di tagli agli incentivi (i più alti del mondo) agli impianti per la produzione di energia elettrica da fonte rinnovabile. Ormai non ci riesce neppure la seriosa “Repubblica”, da sempre indefessa paladina delle FER elettriche (ammesso che non sia cambiato qualcosa dopo il disastroso naufragio della Sorgenia, provocato dalle rinnovabili stesse). Nell’articolo di Massimo Giannini nell’inserto Affari e Finanza del 12 maggio, dal titolo “Mandrake e l’energia. Il risparmio in una slide“, si ironizza sul decisionismo (fin qui) parolaio del novello Presidente del Consiglio ed in particolare sull’annuncio dell’abbattimento di 1,5 miliardi, dal primo maggio, della bolletta elettrica per le piccole e medie imprese. “Insieme ad altre promesse che ormai fluttuano nel vento – scrive Giannini - anche questa è miseramente svanita”.

Per il sistema produttivo è un brutto colpo“, commenta Repubblica. Ma non solo Repubblica, se il Sole 24 Ore, il 5 maggio, pubblicava un articolo, a doppia firma Orlando – Annicchiarico, dal titolo “Costo del lavoro ed energia affondano la manifattura italiana. Ma nel 2018 andrà anche peggio“.

Eppure la decisione governativa, con una scusa o con un’altra, slitta di settimana in settimana. In occasione della prima scadenza (cioè alla vigilia del primo maggio) c’era stato persino un incontro antelucano tra Renzi ed il nuovo Ministro dello Sviluppo Economico Federica Guidi che, in quell’occasione, aveva illustrato al Premier il proprio piano di azione, che dovrebbe comporsi, secondo quanto riportato dalle fonti di stampa, “di un decreto legge, di alcune circolari ministeriali e di atti di indirizzo per l’Autorità dell’Energia che in tema di tariffe è sovrana“.

Il Ministero dello Sviluppo Ecomomico aveva affrontato di petto il problema posto da Renzi, pubblicando un bellicoso documento di presentazione  del provvedimento, secondo il quale non si sarebbe guardato in faccia a nessuno per operare l’annunciato taglio alle bollette.

Secondo Luca Pagni di Repubblica, nell’articolo del 15 maggio “Bollette elettriche sconto del 10%“, si tratterebbe di “tagli lineari, che colpiranno la maggior parte delle voci che per lo più passano sotto il nome – non immediatamente comprensibile – di “oneri di sistema”: ma che, in realtà, sono un sostegno economico nemmeno troppo mascherato a lobby, categorie industriali e anche a soggetti singoli. (Il grassetto nei testi è mio. Ndr).

La priorità nei tagli andrebbe agli incentivi per il fotovoltaico, e l’intervento sarebbe giustificato perchè, sempre secondo Repubblica, i titolari dei pannelli solari «godono degli incentivi più alti tra i paesi europei» e che «il solo 4 per cento degli operatori beneficiano del 60 per cento della spesa annua per incentivi»“.
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Le componenti del valore di beni ambientali nella valutazione economica

Dall’Università di Bologna alcune considerazioni ad uso dei Pubblici Amministratori incaricati dei procedimenti autorizzativi dei progetti di impianti eolico-industriali sui crinali appenninici

appenninoIl caso relativo alla proposta di realizzazione di impianti eolici a Monte Gazzaro, cosi’ come tanti altri eventi che impattano sull’ambiente, pone sempre più all’attenzione di tutti quanto sia importante poter fare una valutazione economica delle risorse naturalistiche, nell’ambito di uno sviluppo sostenibile. L’analisi che si propone si presta bene anche per il caso attuale relativo al progetto “vento di Tornolo”, in alta Val Taro.

Senza dubbio, gli individui sono disposti ad attribuire un valore alle risorse naturalistiche per una molteplicità di ragioni. A questi valori, spesso, non corrispondono prezzi di mercato.
Disporre però di valori economici accurati è condizione necessaria, ma sicuramente non sufficiente, nel processo decisionale.
L’esperienza dimostra che, in assenza di tali valori, le scelte risulterebbero distorte, perpetuando le situazioni di conflitto.
Come giustificare i costi per la realizzazione dell’impianto eolico di Monte Gazzaro se poi non siamo in grado di dare un valore all’ambiente in cui si pone e alla sua funzionalità organica?
Come valutare il patrimonio delle faggete dell’Appennino il cui habitat risulta sempre più frammentato e ridotto dagli impatti antropici relativi alla realizzazione di progetti per l’eolico industriale?
Se i valori sono esplicitati è possibile per la collettività verificare le premesse delle decisioni assunte dai governanti e giudicarne la fondatezza e la coerenza nel tempo.
In un dato problema del mondo reale, le scelte possono essere fatte dipendere da sistemi di valori diversi. Ad esempio, la scelta del sito dell’impianto eolico di Monte Gazzaro, cosi’ come quella di Tornolo, può dipendere da considerazioni ambientali (scelta di un’area non catalogata come SIC o ZPS), o geologiche (caratteristiche dei terreni su cui saranno istallate le torri), o di connettività (presenza di strade di accesso concomitanti), o di convenienza antropica (assenza di abitazioni nelle vicinanze) ecc.
Criteri diversi possono convivere nella stessa decisione e vi sono tecniche studiate per organizzare i processi di scelta, quando i criteri sono eterogenei.
Quando si tratta dell’efficienza, le tecniche economiche non conoscono surrogati soddisfacenti, ma la scelta può ovviamente essere fatta discendere da criteri non (o non esclusivamente) economici.
In generale, non vi sono problemi a esprimere in termini di efficienza le risorse economiche consumate nel corso dell’attuazione di una qualsiasi decisione, ma possono esservene con i suoi effetti.
Le decisioni ambientali sono un esempio di questo tipo di difficoltà, comune anche alle decisioni in altre materie (salute, istruzione, conservazione dei beni culturali eccetera).
La valutazione economica può essere utile in tutti i casi in cui il mercato non fornisce elementi/valori sufficienti alle scelte degli individui e delle collettività e questi casi possono riguardare anche l’ambito strettamente privato.
Secondo l’approccio che oggi domina l’economia, il valore di un bene dipende dalla soddisfazione che esso può dare, concetto equivalente all’antica idea filosofica di utilità.
In realtà, sul mercato i beni sono scambiati in base non già ai valori, se con questa espressione s’intende qualcosa di soggettivo, che è difficile rilevare, ma ai loro prezzi, che sono invece facilmente visibili e rappresentano grandezze oggettive.
Tuttavia, esistono beni che, pur possedendo un valore, sono privi di prezzo.
Ad esempio, un’impresa chimica può generare tante polveri da danneggiare o distruggere altre attività, o può impedire lo svolgimento di attività piacevoli, come passeggiare o fare jogging. Questo e il caso delle cosiddette esternalità, o effetti esterni.
Esse dipendono dalla mancata definizione dei diritti su taluni beni.
Se è possibile usare l’aria delle strade per scaricarvi i fumi delle auto e se nessuna norma stabilisce che non si ha il diritto di farlo, io non sarò costretto a pagare per i danni che produco.
Se taglio gli alberi di una faggeta per fare una strada e nessuna norma stabilisce che non ho il diritto di farlo, io non sarò costretto a pagare i danni che produco.
In altri casi, beni che avrebbero tutte le caratteristiche dei beni di mercato sono stati lasciati alla libera disponibilità degli individui, e quindi si è escluso il pagamento di un prezzo per il loro consumo, come ad esempio per i terreni lasciati al pascolo libero. In teoria niente impedirebbe di attribuire un prezzo a questi beni.
Se non lo si fa, è perché è difficile stabilirne la titolarità o perché s’intende stimolarne l’uso.
Nel caso dei beni pubblici, infine, il prezzo manca, perché è impossibile determinare un rapporto preciso tra la disponibilità a pagare dei consumatori e la quantità di bene che costoro potranno acquistare.
L’utilità, poiché costituisce una condizione soggettiva, è difficilmente rilevabile.
Come stabilire l’utilità dell’impianto eolico di Tornolo? Risposta: “Dipende da chi la stabilisce”.Nel tentativo di risolvere questi problemi pratici, l’Economia ha trovato “qualcosa” di assimilabile al concetto di utilità, ma suscettibile di misurazione: la quantità di denaro che gli individui sono disposti a pagare per avere un beneficio o per non subire un danno (DAP).
Assumere la disponibilità a pagare (DAP) come “surrogato”dell’utilità fa si che il prezzo delle merci – la quantità di denaro che i consumatori sono disposti a pagare per ottenere il bene– possa considerarsi un fedele indicatore del valore delle merci stesse.
In realtà, la DAP è disponibilità a pagare denaro, ma per misurare attraverso di essa l’utilità, ogni unità di denaro dovrebbe possedere un’utilità indipendente dal numero complessivo di unità che siamo disposti a pagare e attualmente questi metodi non sono ancora stati ampiamente recepiti dalle Autorità.

Carla Garavaglia
Fabio Nuti Giovanetti
UNIBO

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Bocciato dalla Sovrintendenza l’impianto di Vado Ligure e Quiliano (SV)


Quiliano-_SV_atGrande sollievo delle associazioni ambientaliste, con la consueta eccezione della direzione di Legambiente
Leggiamo dal sito web dello splendido (guardate un po’ che immagini!) Comune di Quiliano:

“Quiliano offre a coloro che amano il contatto con la natura l’opportunità di vivere in un paesaggio a tratti solitario ma ricco di fascino e di storia dove si respirano gli aromi di una terra aspra e generosa, dove il vento trasporta il profumo del mare”.

Ultimamente, però, il vento a Quiliano trasporta anche il profumo di qualcosa di molto più prosaico ed ancor più generoso: i soldoni degli incentivi pubblici agli impianti eolici.

Per la Liguria questo nuovo stimolo olfattivo, percepito in particolare (ma non solo) dagli Amministratori locali, non è assolutamente una novità. Da tempo lo denunciamo.

Dai nostri corrispondenti in Liguria ci arriva però una splendida notizia, diffusa tra gli altri anche nell’edizione di Savona della “Stampa” del 22 aprile scorso, in un articolo, siglato m.c., dal titolo “La Soprintendenza boccia il parco eolico”.

Scorriamo un estratto di quel testo:

La Soprintendenza per i beni architettonici e paesaggistici della Liguria, ha bocciato il progetto di costruzione dell’impianto eolico con 4 torri in località «Rocche Bianche» a Quiliano. La nuova fattoria eolica, con 4 torri da 2 Mw ciascuna (cioè aerogeneratori di altezza, comprese le pale, attorno ai 130 metri. Ndr), avrebbe dovuto sorgere sul crinale che sovrasta la località di Termi, in direzione di un’area denominata Capraio. Già l’anno scorso, il Wwf di Savona, aveva trasmesso alla Regione molte osservazioni contro la realizzazione del progetto: dalla criticità della viabilità, ormai vere strade nel bosco, alla distanza minima dalla rete elettrica aerea di alta tensione, all’inquinamento acustico per l’abitato della località Termi, solo per citare alcuni punti contrari al nuovo impianto. Gli stessi residenti di via Termi avevano contestato il progetto, ricordando la presenza nella zona di una sorgente di notevole portata, e il rischio di smottamenti e movimenti franosi, nei lavori di modifica della strada attuale, per consentire il transito dei mezzi che trasportano le pale”.

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Progetti eolici a raffica. Sempre più grottesca la situazione nel Comune di Tornolo (PR)

Assemblea pubblica della sconcertata popolazione locale domenica prossima presso la frazione di Tarsogno
volantino
Non cessa di fare notizia l’attività degli eolici nel territorio del Comune di Tornolo.

Non era ancora stata comunicata, non più tardi dell’otto marzo scorso, la rinuncia al progetto “Vento di Tornolo”(“vista la contrarietà della popolazione”), e già la stessa ditta proponente ne aveva pronto uno nuovo.

Ne dà notizia il Bollettino Ufficiale (BUR) della Regione Emilia-Romagna.
E dunque l’Enernova srl non demorde. Ha ripresentato un progetto per
l’installazione di 2 aereogeneratori di 130 mt di altezza totale su monte Foppo
nel comune di Tornolo, in prossimità del passo Cento Croci, ormai tristemente famoso per il degrado eolico testimoniato in questo video di denuncia pubblicato sul sito della Rete della Resistenza sui Crinali.

Il passo Cento Croci è purtroppo già martoriato dai due progetti della ditta
Oppimitti srl (9 aereogeneratori non ancora installati completamente: le famigerate pale senza pale che hanno portato la zona alla ribalta nazionale) e lo sarà ancora di più quando, sullo stesso crinale, saranno installati i 9 aerogeneratori già autorizzati, alti complessivamente 150 metri, della ditta Fri-El ai quali, se passerà questo progetto, si aggiungeranno i 2 della Enernova.
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Quando la partecipazione è efficace

Dopo l’assemblea a Vinci sono diminuiti i timori per il progetto eolico della FERA sul Montalbano, ma i cittadini non possono ancora dormire sonni tranquilli

 A seguito della assemblea organizzata dal Comitato Tutela Montalbano, la stampa ha riportato la notizia della rinunzia della ditta FERA al progetto eolico sul Montalbano.

Il comitato e tutti i cittadini presenti, sebbene rassicurati, rimangono però vigilanti, come pubblicamente affermato in assemblea.

Ci sono occasioni che riconciliano con gli strumenti della partecipazione e della democrazia in un momento in cui il decisionismo dall’alto pare essere lo strumento più utile. A Vinci, il 3 aprile poco meno di 150 persone hanno partecipato ad un dibattuto sul rischio di installazione di torri eoliche industriali sul crinale del Montalbano: una grande e composta partecipazione che potrebbe segnare un auspicabile ritorno di sensibilità intellettuali, sociali e politiche nella nostra zona. Ogni soggetto coinvolto ha fatto la sua parte con spirito costruttivo, avendo presente il bene e la salvaguardia del nostro fortunato territorio.
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La Conferenza dei Servizi della Regione Toscana dice no alle pale sul Gazzaro

Riconosciute le sacrosante ragioni contro uno scempio insensato espresse in questi mesi dal locale Comitato e dalle Associazioni ambientaliste

 Firenze, 15 Aprile 2014

Intorno alle due del pomeriggio di oggi il colpo di scena: dopo una mattinata trascorsa ad esaminare se le varie prescrizioni formulate dai diversi enti erano state correttamente recepite da Hergo Wind e dopo che il Settore Energia della Regione Toscana aveva dichiarato di non condividere dal punto di vista procedurale il cambiamento di parere da parte della Soprintendenza ai beni paesaggistici, espresso nella precedente riunione della Conferenza dei Servizi (18 marzo), è stata proprio la Soprintendenza a tagliare la testa al toro.

Con un ragionamento serrato e ben argomentato, sia dal punto di vista giuridico sia da quello tecnico, è stato riconosciuto che l’impianto eolico sul Monte Gazzaro avrebbe provocato danni gravissimi alla superficie boscata (tutelata dalla legge) e anche al paesaggio nel suo complesso. E questo basta per dire no all’impianto.

Il Ministero dei Beni Ambientali (a nome del quale si è espressa la Soprintendenza) ha potuto recepire i princìpi contenuti nel nuovo Piano del Paesaggio della Toscana, in discussione in questi giorni in Consiglio Regionale, riconoscendo cosí esplicitamente il grande valore della pianificazione territoriale della nostra Regione.

I rappresentanti di Hergo Wind non sono riusciti a nascondere la loro rabbia per l’inatteso smacco subito e soprattutto, come sfuggito al loro legale, “per gli ingenti danni per l’impossibilità di accedere alle aste” (probabilmente le ultime. Ndr). L’ottenimento dell’autorizzazione unica era infatti la pre-condizione irrinunciabile per partecipare alle aste e ambire ai generosissimi incentivi pubblici, senza i quali l’impianto del Gazzaro non avrebbe alcuna possibilità di essere redditizio. Gli osservatori del Comitato e della Associazioni Ambientaliste hanno invece correttamente aspettato di raggiungere il piazzale della Regione per manifestare la loro soddisfazione.
Il Comitato Monte Gazzaro – no eolico selvaggio, Italia Nostra e la Rete della Resistenza sui Crinali hanno dichiarato di apprezzare moltissimo il lavoro della Soprintendenza, che ha dovuto superare un forte handicap iniziale rappresentato dal suo iniziale giudizio favorevole espresso in sede di valutazione di compatibilità ambientale. Ma un riesame accurato della documentazione e soprattutto almeno due sopralluoghi sul posto negli ultimi mesi hanno fatto emergere tutti i ben fondati motivi per un no definitivo all’impianto che, per primo, avrebbe violato il crinale principale del nostro Appennino.

I rappresentanti del Comitato e delle Associazioni ambientaliste hanno anche sottolineato l’importanza decisiva del proprio lavoro e della caparbietà con cui hanno portato avanti una battaglia giusta. Ed anche della loro scelta di confrontarsi a trecentosessanta gradi con le istituzioni, dai Comuni alla Soprintendenza, alla Regione. Se le richieste sono giuste e bene argomentate, anche se portate avanti da un piccolo gruppo di Don Chisciotte, possono farsi spazio ed essere ascoltate e condivise laddove c’è il potere effettivo di decidere pro o contro il bene comune.

Comitato Monte Gazzaro – no eolico selvaggio
Italia Nostra
Rete della Resistenza sui Crinali

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La Rete della Resistenza sui Crinali.

Un’esperienza di pacifica lotta di popolo sulle montagne del nostro Appennino per la tutela del bene comune contro la speculazione dell’eolico industriale.

Il “Sabato sera” di Imola, giornale diffuso in tutta la Romagna, ha pubblicato giovedì scorso un articolo dal titolo “Storie di chi si è opposto alla… Follia eolica”, a cui ha dedicato una intera pagina.

articolo RRCL’articolo rappresenta una testimonianza, a futura memoria, dell’impegno della Rete della Resistenza sui Crinali e della oscura lotta combattuta dai volontari dei comitati contro l’eolico industriale selvaggio sull’Alto Appennino.

Vi invitiamo dunque a leggerlo ed a farlo conoscere, se non altro perchè i “buoni” di questa bella favola vera sono facilmente riconoscibili da tutti e meritano il pubblico encomio.

Ecco il testo integrale -> Continua a leggere

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I segreti di Twin Peaks alla parmigiana

tween peaks eolica nel parmense

Eolico selvaggio sulle montagne del parmense: quella che doveva essere una passeggiata nella natura si è trasformata in un incubo “lynchiano” in mezzo ad alberi sradicati, sbancamenti, rottami e pezzi di pala eolica mezzi arrugginiti. Proprio triste vedere la montagna ridotta in queste condizioni.

Si tratta di due impianti eolici “in costruzione” da tanto tempo, siti in località Bora della Fantina, sul monte Zuccone nel Comune di Tornolo (5 aerogeneratori) e sul monte La Rocca (4 aerogeneratori) nel Comune di Albareto, nei pressi del passo Cento Croci.

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Giovedì 3 aprile assemblea preventiva presso la Casa del Popolo di Vinci

Un impianto eolico industriale in pieno paesaggio leonardesco? Si è già costituito il Comitato Tutela Montalbano

Molti cittadini guardano ed amano il Montalbano, un territorio di “Grande Bellezza”, tanto che con il Patto del Montalbano, siglato da tutti i Sindaci nel 2006, questo territorio è stato classificato di elevatissimo interesse paesaggistico e a vocazione prettamente turistico- escursionistica, passaggio privilegiato per gli uccelli migratori e per gli uccelli acquatici che utilizzano il Padule di Fucecchio o gli Stagni della Piana Fiorentina.

Recentemente alcune informazioni legate alla possibilità di attuazione di un progetto per la costruzione di un impianto eolico industriale sul crinale del Massiccio del Montalbano hanno messo in allarme molti cittadini che stanno cercando di conoscere cosa si stia effettivamente decidendo.
E’ stata inviata una lettera ai Sindaci del Patto del Montalbano, alle Province interessate ed alla Regione per sapere con chiarezza e trasparenza quali siano i progetti in merito.
Si è costituito il Comitato Tutela Montalbano per unire le forze e per capire quale sarà il futuro del nostro territorio prima che sia troppo tardi per poter intervenire.

La domanda è : è vero che sul Montalbano esiste un progetto per la costruzione di un impianto eolico industriale? Continua a leggere

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Rinviata la decisione sull’autorizzazione dell’impianto eolico sul Monte Gazzaro

Un comunicato congiunto di Italia Nostra Firenze e del Comitato Monte Gazzaro No eolico selvaggio

Nuove centinaia di pagine si sono aggiunte all’ultimo momento alla migliaia che costituiscono il progetto presentato dalla Società Hergo Wind per installare sei pale eoliche sul crinale del Monte Gazzaro nei comuni di Barberino, Firenzuola e Scarperia. Sono le ultime “integrazioni” che i proponenti hanno sentito il bisogno di presentare in Regione prima dell’inizio della Conferenza dei Servizi che martedì mattina avrebbe dovuto autorizzare la costruzione dell’impianto.

Che il progetto fosse carente e lacunoso, Italia Nostra l’aveva detto da mesi, insieme ai rappresentanti del Comitato Monte Gazzaro No eolico selvaggio, presenti insieme alla Conferenza come osservatori. Un progetto che fa acqua da tutte le parti, com’ è ampiamente dimostrato dalle decine e decine di prescrizioni e richieste di integrazione presentate dagli  Enti interessati all’autorizzazione nel corso del procedimento, a partire dal 2012. E nuove integrazioni e richieste di modifiche sono emerse nel corso della riunione di martedì, a partire da quelle da apportare alla prevista variante urbanistica.
Per questo quasi otto ore di riunione non sono bastate per decidere se autorizzare o meno l’impianto.

Un incontro dominato dalla convinzione che per lo Stato gli impianti di produzione di energia da fonti rinnovabili – a prescindere da produttività, collocazione, impatto ambientale – sono sempre e comunque “opere di pubblica utilità e indifferibili”. E cosí i funzionari della pubblica amministrazione si sentono vincolati da questo indiscutibile principio. Sembra quasi impensabile che si possa anche dire no a un impianto eolico. Anche se dei no in passato sono stati detti, come nel caso della proposta di impianto sul Monte Faggiola nel Comune di Firenzuola.
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